Testo e foto BEPPE MAGNI

Oggi a Monte Carlo pioviggina. Contrariamente alle previsioni di un pretenzioso e costoso sito meteorologico, sul Principato è cominciata a cadere una pioggerellina finissima, che ha inumidito la pista, ma non gli animi dei piloti impegnati nelle gare e nemmeno quelli degli spettatori in tribuna, che, tra l’altro, hanno libero accesso al paddock. Con l’acqua a farla da protagonista, siamo andati ad assistere ai preparativi per l’esibizione di un pilota, di un campione, che è sempre stato considerato uno dei re della pioggia.
Non a caso, con la stessa Ferrari 312 F1-68 con la quale scende oggi in pista, lo stesso Jacky Ickx vinse un rocambolesco Gran Premio di Francia nel 1968 a Rouen, proprio sotto la pioggia. Ci portiamo nel primo box della struttura nella pit lane monegasca e troviamo il campione belga completamente solo, con la sua iconica Ferrari dodici cilindri numero 26 bardata di giallo. E’ già iniziata la fase di concentrazione, come se dovesse scendere in pista per una gara vera. Trascorso qualche minuto si avvede della mia presenza, non voglio assolutamente disturbarlo, è lui che si avvicina. Provo a dirgli: “Beh, lei Jacky non dovrebbe avere problemi, oggi, dato che è sempre andato molto bene con l’acqua.” E lui. “Ieri…” mi risponde, facendo cenno con la mano ai tempi trascorsi.
Io, di rimando: “Eh, ma la pioggia è sempre pioggia…” gli dico. “Eh, ma questa non è più la stessa acqua…” mi risponde, accennando un mezzo sorriso. Chissà cosa voleva dire. Intanto si avvicina l’ora fatidica, iniziano ad arrivare fotografi, e qualcuno con il pass vip. Jacky guarda fisso fuori dal box, quasi a voler valutare bene la consistenza della pioggerella. Ad un tratto, irrompono nel box 4 tecnici, tuta azzurra vecchio stile, con un carrellino con sopra 4 pneumatici nuovi. Jacky guarda le gomme sul carrellino, le tocca, poi tocca con l’unghia quelle montate sulla 312 e dice ai tecnici: “Ragazzi, niente gomme nuove, tengo queste.” L’esperienza del campione belga non può certo essere messa in discussione da parte di nessuno, così i tecnici danno una bella stretta alle ruote montate sulla 312 F1-68 e tutto è pronto.
Jacky Ickx, il grande Jacky Ickx, proprio lui, si cala nella sua Ferrari, dapprima lentamente, appoggiandosi ai lati della fusoliera rossa, poi lasciandosi andare con un balzo in basso sul sedile. Segue un rituale lento, quasi sacro. Prima le cinture, diligentemente allacciate da due dei ragazzi in tuta azzurra. Poi il casco, calato lentamente in testa e sistemato a dovere, in modo da calzare perfettamente. Poi i guanti, indossati con gesti lenti, quasi studiati. A questo punto, Jacky si rivolge ad uno dei ragazzi, il quale gli porge un po’ d’acqua da una bottiglietta, passandogliela con cura su entrambi i guanti. Non sapevo di questo accorgimento di inumidirsi i guanti da corsa. Ma, come abbiamo già scritto, il campione belga sa certamente il fatto suo.

Ormai il piccolo box, da vuoto che era, con il campione solo, è diventato una bolgia. Un nugolo inestricabile di fotografi ed operatori tv si stringe attorno alla Rossa giallo bardata, quasi soffocandola, controllati con una certa fatica dagli addetti alla sicurezza del circuito monegasco. Arriva il segnale: il dodici cilindri inizia a far sentire la sua meravigliosa voce. Jacky abbassa la visiera ed esce dal box, lentamente, con una movenza solenne, quasi regale.
Tre giri su una delle piste più famose del mondo, inumidita dalla pioggia. Il pubblico, incantato, applaude i passaggi nelle varie curve della Ferrari con quell’ala alta, tipica dei Gran Premi di quell’anno. E’ una magìa, un momento davvero struggente, nella sua cristallina bellezza. Santa Devota, Massenet, Casinò, Fairmont, Portier, Tabaccaio, Piscine, Rascasse. Il campione belga procede con la dovuta circospezione, che aggiunge ancora più regalità alle sue movenze, ai suoi passaggi.
Eccolo che torna al box. Lo tirano dentro. Si toglie il casco e si gusta appieno questi momenti, insieme a noi. Anche lui, probabilmente, vorrebbe non finissero mai. Alla fine si alza in piedi, dentro la macchina e allarga le braccia. Scatta un fragoroso appaluso da parte dei numerosi astanti presenti. Poi Jacky Ickx ringrazia i tecnici in tuta azzurra, uno ad uno, abbracciandoli, come se avesse vinto un’altra volta quel Gran Premio di Francia di tanti anni fa. Chiede e ottiene una foto con i suoi ragazzi. Altro applauso, tanta commozione. Oggi abbiamo davvero vissuto un sogno…


















