Testo e foto BEPPE MAGNI
Qui al Monaco Grand Prix Historique l’orologio sembra impazzito. Ogni ora che passa, si salta da un decennio all’altro, come se niente fosse. Il tutto all’insegna del rombo, alto e possente, dei motori. Il bello è che tutte le monoposto e le gran turismo in pista hanno partecipato a competizioni ufficiali almeno una volta qui a Monte Carlo, ciascuna nella propria epoca. Il circuito è sempre stato lo stesso, ed è come se il tempo si fosse fermato, radunando qui decine di splendide protagoniste, ben felici di tornare a splendere in una vetrina impareggiabile.
Il mondo guarda avanti, lo sappiamo. Sono tutti protesi alla ricerca spasmodica di catturare le nuove generazioni, di creare eventi che vadano oltre le gare automobilistiche, in nome di una crescita che deve necessariamente essere verticale. Qui la piscina a bordo pista c’è praticamente da sempre, il vippodromo è il più esteso e numericamente eccellente in assoluto, tant’è che molti guardano la gara dalla finestra di casa propria. C’è addirittura una curva dedicata al locale Casinò, mentre un tornante prende il nome di un hotel a non so quante stelle e un’altra curva è stata ribattezzata con il nome del locale sciccoso a cui gira letteralmente intorno. Solo che qui si respira nobiltà, che deriva dalle radici vere e dall’essenza genetica di questo posto. Voler per forza mettere una piscina a Silverstone non è stupido, è semplicemente ridicolo. Così come pretendere di voler portare per forza altri luoghi, teatri anch’essi di numerosi decenni di corse automobilistiche, ma con un Dna ben diverso, al livello di lusso sfrenato che qui esiste da sempre, semplicemente perché qui ci è nato.
Nonostante il lusso, la piscina, il Casinò, i vippodromi vari, le gare automobilistiche che si svolgono qui hanno mantenuto una loro identità, rispettosa del motorsport vero e dei suoi appassionati. E’ innegabile che la gara della domenica è spesso una processione senza sorpassi, ma l’esercizio di equilibrismo in piena velocità che i Ragazzi che si cimentano qui, riescono a sciorinare in qualifica, rimane una delle più belle ed esaltanti prestazioni agonistiche sportive dell’intera stagione. Così come l’impegno e l’entusiasmo di tutti i piloti e delle squadre che partecipano al Monaco Grand Prix Historique prende le mosse da una passione comune vera, limpida e cristallina per le corse in automobile. Lo si vede guardando negli occhi i piloti, apprezzando la poesia delle mani sporche di attempati meccanici, l’emozione dei ragazzi giovanissimi nel chiedere un autografo ad un campione di un’epoca remota come Jacky Ickx. Non c’importa nulla del dj che ci spara musica a palla a 30 secondi dal giro di ricognizione di una gara. Caso mai sarebbe più utile e dilettevole che fossero invece i cilindri e gli scarichi dei motori a produrre musica vera, come quella che si sta udendo, con notevole goduria da parte di tutti, in questi giorni a Monte Carlo. Che, ironia della sorte, rimanendo uguale a sé stesso, è paradossalmente forse il luogo dove il Motorsport, quello vero, è più rispettato e preservato che altrove, dove si stanno vedendo iniziative che nulla hanno a che fare con l’amore per il motorismo, con la passione autentica per lo sport.
Sotto, dunque, con le Bugatti, le Aston Martin e le Alfa Romeo degli anni ’30, poi via con le GT che qui corsero nei primi anni ’50, poi sempre più in alto con i toni con i siluri degli anni ’60, che gioia vedere e sentire gli “spaghetti” Ferrari di quegli anni, per poi alzarsi ad applaudire le bellissime regine degli anni ’70, dalle Tyrrell alle Lotus nere e ora, alle Ferrari, compresa una 312 T2 1977 da urlo.
Grazie Monaco Grand Prix Historique. Questo luogo ricco di glamour e di soldi, di lusso e di high life apparentemente superficiale, rimane un caposaldo inscalfibile della puzza di olio bruciato e di benzina, come quello che è sempre piaciuto a noi, alla faccia del dj.
















