Testo e foto MARCO FERRERO
L’aver seguito in passato per svariati anni il Campionato del Mondo MX mi porta, ogni qual volta ho l’occasione di assistere a delle gare regionali, sempre più verso la convinzione che il vero motocross, quello ancora legato alle sue radici, non sia quello, patinato e quasi “esclusivo”, della serie iridata, ma si ritrovi nei campionati cosiddetti “minori”, quelli dove i protagonisti sono, nell’accezione più positiva del termine, degli “illustri sconosciuti”, gente che dopo aver duramente lavorato per tutta la settimana dedica il weekend a quella che è la propria passione.
L’evento svoltosi sul tracciato di Paroldo, nel cuneese, che ha visto lo svolgimento di gare relative alle classi “Over 50”, “2 tempi”, “Epoca” e “Femminile” è stato, per almeno tre classi su quattro in competizione, un perfetto spaccato di come la passione venga rappresentata ed interpretata; persone non più giovanissime, moto d’altri tempi e rappresentanti del gentil sesso non sono altro che una parte di un mondo, ben più ampio in termini di categorie e di partecipazione, dove il motocross viene vissuto con modalità quasi estinte e dimenticate.
Un mondo nel quale, e non ne abbiano a male coloro che hanno ottenuto i risultati in pista migliori, tutti ne escono vincitori, con il sorriso sulle labbra, con il fisico certamente provato da una lunga giornata di manches ma con l’animo sereno, con la consapevolezza di aver sfidato i propri limiti, prima che gli avversari, con il massimo impegno e con la certezza di aver trascorso una giornata in compagnia di persone con cui condividono la stessa passione.
Un mondo dove, giusto ricordarlo, non esistono sponsor munifici ma solo le proprie tasche; chi pratica questa disciplina lo fa centellinando quanto dedicare delle proprie risorse mensili in modo compatibile con le esigenze familiari, assolutamente prioritarie, magari con qualche sacrificio, ma soprattutto provvedendo personalmente alle riparazioni del caso, altrimenti un onere non indifferente.
E che dire dell’ambiente, informale, caloroso, goliardico, che accoglie anche chi, come il vostro cronista, vi si avvicina da “estraneo”, un’entità quasi sconosciuta e che molto probabilmente, in quanto non consueta, viene vista con una certa curiosità; è quasi sicuramente questo l’aspetto più vicino a quello del motocross d’altri tempi, quello di una comunità che si stringe in modo spontaneo e naturale a quello che è l’elemento che accomuna tutti, la passione verso una disciplina semplice ma dura, faticosa ma gratificante.
Compatibilmente con il calendario di impegni dell’annata cerco sempre di ritagliarmi almeno un’occasione per potermi avvicinare a questo mondo, per trascorrere anch’io una giornata senza l’assillo di un obbiettivo giornalistico preciso, ma solo per cercare di immedesimarmi in quella passione che pervade quelle persone.
La partecipazione, in termini numerici, a questi eventi mi conforta sul fatto che ci siano ancora molte persone appassionate che hanno la volontà di portare avanti, oltre ad uno sport, un modo di vivere che ormai appartiene al passato e che la maggioranza delle persone, ormai abituatasi alle cose “facili” e che non ha più voglia di mettersi in gioco, ha dimenticato.
Giusto, perchè anche questo è sport, e non solo, dedicare a queste persone ed alla loro passione un attimo di attenzione ed un piccolo spazio, perchè, non dimentichiamolo, i grandi risultati si ottengono sempre partendo dalle basi, e coloro i quali arrivano a grandi risultati non possono prescindere da quella stessa passione che anima chi partecipa a queste gare.


















