RALLYCROSS, UN 2026 AD OGGI INCERTO

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Siamo a fine febbraio, ed ad oggi del Campionato Italiano Rallycross non vi è ancora alcuna notizia, un segnale certamente preoccupante per una disciplina che nel corso degli ultimi anni ha manifestato un  crescente progressivo impoverimento in termini di partecipazione, in netto contrasto con quanto avviene al di fuori dei confini nazionali laddove la serie trova, per tradizione e seguito, un congruo numero di iscritti nelle varie categorie in pista.

Un peccato, in quanto di tratta pur sempre di un campionato spettacolare e divertente che sa attirare ed emozionare, che garantisce gare equilibrate e ricche di colpi di scena su tracciati ricchi di insidie e che vanno interpretati anche alla luce delle condizioni meteo, il tutto in un ambiente informale che consente un contatto diretto con i protagonisti ed i loro mezzi.

Eppure, specialmente nel corso degli ultimi anni, e nonostante tutte le iniziative che gli organizzatori hanno proposto per ravvivare il campionato, il numero degli iscritti è sceso inesorabilmente passando, solo per citare la classe dei Kart Cross, quella da sempre più rappresentata, da una cinquantina di piloti a solo una decina.

I segnali di allarme per la verità non sono mancati, tant’è che ad ogni anno si è cercato di trovare qualche novità che potesse attirare i partecipanti, qualcuna certamente interessante e qualche altra invece che è stata accantonata; nel corso delle ultime due stagioni il calendario è stato più volte modificato, con alcune gare rinviate ed unite ad altre per ottenere due round nello stesso weekend, il tutto con il logico scopo di limitare i costi, che rimangono comunque elevati.

Considerato come il primo appuntamento annuale veniva tradizionalmente organizzato per il lunedì di Pasquetta, che quest’anno cade il sei di aprile, e che ad oggi, a poco più di un mese, nessuna notizia è ancora stata diramata, il dubbio, serio, è che quest’anno il campionato possa non essere organizzato, il che, si scusi il pessimismo, equivarrebbe alla perdita definitiva della disciplina.

Guardando più in generale, da non dimenticare che quest’anno si è già perso l’Ice Challenge, il campionato italiano di velocità su ghiaccio, anche se nel caso di specie le ragioni possono essere individuate in carenze organizzative ed in mancanza di una propositività che nell’autocross non è mancata; il quadro generale però manifesta i sintomi che si sta andando verso la perdita di discipline “di nicchia”, poco reclamizzate, ancor meno seguite e per le quali è sempre più difficile trovare sponsorizzazioni che aiutino a sostenere i costi.

Se, a livello dei partecipanti, i costi possono ancora risultare sostenibili, stante che i mezzi vengono manutenuti dagli stessi, lo sono di meno per gli organizzatori, a maggior ragione se si considera la poca visibilità che viene data a questi eventi (qui youtuber e blogger vari mica vengono ad impolverarsi od a sporcarsi di fango), e neppure i partecipanti possono godere di premi che possano sostenere i loro sforzi.

Che il motorsport sia cambiato è dato di fatto, che gli interessi vengano concentrati sugli eventi più rilevanti (o presunti tali) è evidente, che però si debbano perdere discipline “minori” che hanno una loro dignità non è concettualmente logico; chi scrive spera vivamente di sbagliarsi e di prendere presto atto che la disciplina possa avere il suo regolare svolgimento anche nel 2026, ma, purtroppo, ad oggi i segnali non danno alcuna certezza in merito.

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