GTWCE, UN GIRO TRA I PADDOCK

Testo e foto MARCO FERRERO

 

In tutte le manifestazioni automobilistiche sportive, ed in questo il GT World Challenge Europe certamente non fa differenza, una passeggiata tra i paddock risulta sempre interessante, non solo per un aspetto prettamente estetico, laddove le livree delle macchine risultano sempre essere un elemento particolarmente attrattivo, ma soprattutto per gli elementi di interesse che si possono acquisire o dedurre guardandosi intorno.

Innanzitutto, è l’attività frenetica all’interno dei singoli box a fornire nettamente la sensazione di quale sia la tensione dei momenti che precedono le prove o la gara, l’attenzione con la quale si analizzano i dati raccolti durante le sessioni, la cura o la concitazione con le quali si provvede alle regolazioni od a sistemare eventuali danni ai mezzi

Nel primo giorno di presenza, quando ancora le “ostilità” non si sono aperte, è forse possibile cogliere la tranquillità di tutti, ed è altrettanto possibile interagire con qualcuno dei protagonisti senza che il successivo timing imponga ritmi da rispettare che non consentono altro che concentrazione ed attenzione; sorrisi, magari qualche stretta di mano, sono ancora attimi che si possono cogliere ed apprezzare.

Inoltre, quest’anno SRO ha inserito nel GT World Challenge del Paul Ricard due vere e proprie “chicche”; la prima consiste nell’inserimento della categoria “GT3 Revival”, un’interessante modalità per riproporre agli appassionati le vetture di classe Gran Turismo che hanno segnato l’inizio dell’epopea della serie; il debutto della categoria non poteva che essere al Paul Ricard, “casa” di SRO – Stephane Ratel Organisation – organizzatore della serie europea.

Impossibile non fare una passeggiata nella zona del paddock riservata a queste vetture, ammirare auto che hanno ottenuto successi e che hanno segnato l’inizio di quanto oggi vediamo gareggiare sulle piste; si è passati dalle GTE alle GT3, un passaggio non solo formale ma che ha anche definito i nuovi standard tecnici della categoria.

Poiché quelle che erano le protagoniste delle gare sino a qualche anno fa ora sono vetture che si possono ammirare solo nelle rievocazioni storiche o che sono patrimonio di qualche appassionato collezionista, geloso dei suoi tesori, ben vengano occasioni come questa che mantengono vivo il ricordo di marchi che hanno nel corso del tempo nobilitato le competizioni.

La seconda, altrettanto gradita, è quella dell’esposizione di alcune delle Lamborghini che hanno fatto la storia della casa di Sant’Agata Bolognese, tra cui una 400 GT 2+2 ed una rarissima Miura SV, due vetture ammiratissime che hanno riportato alla memoria degli appassionati di queste icone dell’automobilismo quanto la Lamborghini abbia saputo creare ed essere innovativa già decenni fa.

La speranza è che iniziative come questa vengano sempre più riproposte, a sottolineare l’importanza di rimanere legati a quello che la storia dell’automobilismo ha saputo proporre nel corso del tempo.

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