F.1 PAOLO BARILLA Con la Tyrrell 6 ruote riscoperto il piacere della guida vera

DI PAOLO CICCARONE FOTO BEPPE MAGNI

Paolo Barilla protagonista del GP del Made in Italy. Non solo per le iniziative legate al famoso marchio, con la novità di un formato di pasta a forma di circuito, ottenuto con una rivoluzionaria tecnica di stampa in 3D, ma anche in pista. Indossati i panni del pilota, Paolo Barilla si è cimentato al volante della Tyrrell P34, la famosa 6 ruote. Le due monoposto esistenti sono di proprietà di Pierluigi Martini, che ha guidato la versione 1976, mentre Barilla ha usato la versione 1977 di Ronnie Peterson. Ritrovarsi al volante di una monoposto che ha scritto la storia della F.1 e davanti al pubblico delle grandi occasioni, oltre 100 mila presenze in tribuna, ha riportato Barilla al passato: “Ho riscoperto il piacere di guida. Mentre le monoposto di oggi sono hipertecnologiche, col pilota che deve controllare numerose funzioni, con una F.1 degli anni 70 ritrovi il piacere del guidare” ha detto Paolo Barilla.

Paolo Barilla mentre racconta le sue sensazioni al volante di una F.1 anni 70 come la Tyrrell P34

UNA GUIDA DA…MANUALE

Quindi un ritorno al passato e ai piaceri della guida, riscoprendo una tecnologia del passato…”Ritrovarsi in un abitacolo in cui devi gestire freno, frizione, doppietta, cambio manuale e farla scivolare per curvare, riporta l’uomo, il pilota, al centro dell’azione. Direi che una volta guidavi le auto, oggi sono le auto che guidano te. Anche se con i dovuti distinguo, perché i piloti di oggi sono incredibili per come riescono a gestire e controllare tutte le funzioni: pensiamo al DRS, alle mappature di trasmissione, differenziale, frenata e poi discutere col box via radio. A quei tempi avevi quattro ruote, sei in questo caso, un volante che serviva a far girare le ruote e un cambio con gli innesti duri dove non dovevi sbagliare a mettere la marcia e non fare un fuori giri che avrebbe distrutto il motore.

LE F1 DI OGGI TROPPO COMPLICATE

Un piacere ritrovarsi al centro della guida, sono felice davvero di averlo fatto”. In fondo si deve a Paolo Barilla il restauro di una Ferrari, quella 312 degli anni 70 che è diventata un documentario con Mauro Forghieri, primo esempio di vetture anni 70 in cui il valore al volante era dato dall’abilità del pilota: “Anche oggi puoi avere un missile a disposizione, ma devi guidarlo. Ci sono distacchi minimi, di decimi. In un secondo sono in 15 piloti a giocarsela, a quei tempi il secondo di distacco era fra il primo e il secondo classificato. Oggi è difficile, non ho guidato queste monoposto e sinceramente mi preoccuperei perché hanno troppe funzioni. Con la Tyrrell il volante è un cerchio che comanda le ruote, oggi è un computer con 50 pagine da consultare.

BRAVI I PILOTI DI OGGI

E questi ragazzi lo fanno a 300 all’ora. Incredibile davvero”. Vero, ma rivedere una F.1 di un tempo con un pilota come Paolo Barilla e Pierluigi Martini, grazie alla splendida organizzazione di Silvano Caira che ha portato in pista una ventina di monoposto degli anni d’oro, comprese le Ferrari turbo di Alboreto o quella di Schumacher, esposte nel paddock in fan zone, ha consentito di vedere al vertice un nome e una azienda leader made in Parma come Barilla.

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