TESTO E FOTO DI PAOLO CICCARONE PER AUTOMOTO.IT

Jo Ramirez, a 83 anni ancora nei paddock di Formula 1, ricorda Ayrton Senna e l’epoca d’oro sul Circus. Su Adrian Newey, con cui ha lavorato in McLaren, ci dice che lo vedrebbe bene in Ferrari e….
Il 20 agosto Jo Ramirez ha compiuto 83 anni e, a vederlo ciondolare nel paddock di un Gran Premio, quegli anni non sembrano proprio calzargli addosso. Allegro, simpatico, disponibile con tutti, ricorda il passato senza dimenticare aneddoti, storie e avere una visione completa di cosa succede oggi. La passione per la F.1 è di vecchia data, da quando giovane meccanico seguì Ricardo Rodriguez nel circus fino a quel tragico GP del Messico, in cui il giovane pilota messicano morì uscendo di pista nel tentativo di migliorare sempre più i suoi tempi. A quel tempo per uno straniero la Ferrari era un ambiente stretto. Infatti, morto Rodriguez non c’era posto per lui. Dopo una breve parentesi in altra azienda, prese la sua Fiat 500, caricò le valigie sul cofano e partì direzione Inghilterra, dove trovò lavoro e fortuna, culminata nei trionfi alla McLaren sotto la guida di Ron Dennis.

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Da quel momento per Jo Ramirez la F.1 non è stata più una passione, ma un lavoro a tempo pieno, fino ai trionfi con la McLaren di Senna, Prost, Hakkinen e via di questo passo. Oggi, 83 anni compiuti, con la moglie si ferma in un angolo e parla del passato: “Certo, se guardo alla mia vita, sono stato davvero fortunato, è stata incredibile – inizia a raccontare – ho lavorato coi più grandi campioni di ogni epoca, ho vissuto momenti incredibili e trionfi unici, ma anche dolorosi come la morte di Ayrton Senna. Anzi, proprio parlando del brasiliano, sono rimasto stupito di come la gente, 30 anni dopo la sua scomparsa, lo ricordi ancora con affetto. Sono stato a Torino a vedere la mostra al Mauto, organizzata anche da Carlo Cavicchi che mi ha invitato. Una cosa stupenda, da pelle d’oca ricordando quei giorni”.

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Perché Senna viene ancora ricordato così? Tu che eri al suo fianco puoi provare a spiegarlo?
“Aveva una aurea incredibile. Appena entrava in una casa oppure passeggiava nel paddock, si fermavano tutti. Poteva passare Piquet, Mansell, Prost, la gente non ci faceva caso. Arrivava Ayrton, e si fermavano tutti urlando è Ayrton, è Ayrton. Una cosa incredibile. Emanava qualcosa di speciale come persona, sono convinto che qualsiasi cosa avesse fatto, sarebbe stato un vincente. Non solo nelle corse, ma nella vita di tutti i giorni. La sua attenzione maniacale al dettaglio, la cura che metteva in ogni cosa. Senna aveva qualcosa in più, forse la ricerca della perfezione, il modo in cui si coinvolgeva nel suo lavoro, il modo in cui si applicava era unico.

Dopo di lui solo Alonso e Schumacher hanno preso qualcosa da Senna nel modo di lavorare, restavano fino a mezzanotte a discutere della macchina, degli assetti, curva per curva. Ma Ayrton aveva una personalità unica. Tutti noi che abbiamo lavorato con lui abbiamo imparato qualcosa di unico, non so spiegarlo, ma era un apprendimento ogni istante al suo fianco”.






