F.1 IL RICORDO DI GIULIO CICERI Il mago del muretto della Ferrari di Schumacher

DI PAOLO CICCARONE FOTO FILIPPO DI MARIO

Lo squillo del telefono sembrava diverso e appena rispondevi alla chiamata, la voce era inconfondibile: “Uè giornalista, senti un po’…” era l’attacco solito di Giulio Ciceri quando doveva chiedere qualcosa o fare quattro chiacchiere col classico cazzeggio brianzolo. “Alora, cosa ne pensi di…” e via con episodi di gara, commenti post GP. Il tutto legato alla Ferrari, a quel mondo di cui aveva fatto parte per anni, occupandosi del muretto box e di altre mansioni.

ERA IL GENIO DEL MURETTO FERRARI

La sua era una gestione geniale, perché in F.1 ha portato innovazione al team, mettendo un pannello qui, un monitor là, un sistema di comunicazione diversa e via così. Tanto che lui, con orgoglio, diceva “Uè giornalista, hai visto il box McLaren? Hai visto Red Bull cosa ha fatto? Poi dimmi se non siamo stati bravi noi…” e in effetti vedere il muretto dei rivali, capivi che lui, di suo, ci aveva messo quel cuore che proprio la notte fra venerdì e sabato 20 febbraio lo ha tradito di colpo. Era ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano.

Da lunedì 16 febbraio aveva delle coliche renali. Gli avevano trovato quattro calcoli che non volevano saperne di lasciarlo in pace: “Sto aspettando che mi mettano lo stent – ci ha detto nell’ultima telefonata poche ore prima di morire – mi allargano il buco e via, mi tolgo sta cosa che mi sta uccidendo di dolore. Sono quattro giorni che non bevo, sto aspettando che si decidano perché è un dolore fortissimo”. Quattro ore dopo il cedimento, invece. Oltre 20 minuti per rianirmarlo, inutilmente. E poi la conferma del decesso.

L’AMICIZIA CON SCHUMACHER

Schumacher in spalla dopo la vittoria nel mondiale 2000

Giulio Ciceri era un personaggio nel mondo della F.1, quando ogni singolo membro della Ferrari ai tempi di Todt e Schumacher, aveva una personalità, lasciava un segno nella comunicazione o nei rapporti personali col resto del circus. Si viaggiava insieme, si dormiva negli stessi hotel, si frequentava la stessa pista e gli stessi posti. Era una grande famiglia che comprendeva piloti, meccanici e giornalisti. Mica come oggi che ognuno vive in una zona separata e la stampa è ridotta a qualche ragazzotta influencer che oltre al vantarsi di essere entrata in un circolo esclusivo (chissà di cosa, poi) non sono capaci di costruire rapporti che valgano più del tempo di un reel su istagram. Con Giulio e quelli della sua generazione, non era così.

IN AUSTRIA L’INTOSSICAZIONE ALIMENTARE

In Austria, in un hotel a 70 km dal circuito, l’anno scorso consigliò a cena la Wiener Schnitzel: “O ragazzi, qui la fanno bene”. E in effetti dopo la notte fra diarrea, vomito e febbre di tutti i commensali, si rimangiò la parola.. “Oh, mai più là dentro, mi raccomando”. A Monza l’incontro con Fisichella nel paddock, le risate con il pilota romano pronto alla battuta: “A Giulio, che bella camicia, se la fanno pure da uomo la prendo pure io…” e lui di rimando: “Ascolta pilotino, vadaviaalcu…” e via a ridere come se non ci fosse un domani.

IL PREMIO SCHUMACHER GRANDE INCOMPIUTA

Col fotografo Filippo di Mario alla mostra dedicata a Schumacher

E la dimostrazione arriva dal fatto che pur dopo anni che aveva lasciato per limiti di età (ne avrebbe compiuti 75 il prossimo 11 settembre), i rapporti erano rimasti intatti, anzi cementificati da tante iniziative, idee, proposte. Una era quella del premio dedicato a Mauro Forghieri, con un trofeo creato da lui. L’altro, incompiuto, un trofeo dedicato a Michael Schumacher, col quale Giulio aveva un rapporto molto stretto, visto i suggerimenti di Michael in fatto di segnalazioni e lui pronto a recepire o proporre modifiche.

IL CORDOGLIO DI DOMENICALI

La notizia della scomparsa di  Giulio ha raggiunto anche Stefano Domenicali, che a quel tempo era il DS Ferrari e che ancora oggi, come presidente Liberty Media, gli dava i pass per accedere in pista: “Sono davvero costernato e dispiaciuto – ci ha detto – sono appena tornato dal Bahrain e ho ricevuto la notizia. Sono davvero sconvolto perché Giulio era davvero un amico e questo fa capire ancora di più il valore della vita e dei rapporti umani. Mando un abbraccio a tutti i famigliari”

AVEVA IN SERBO ALTRO ANCORA

Aveva parlato con Corinna di recente, stava preparando un colpaccio. E’ rimasto lì bloccato in quella fredda notte al San Raffaele, dove il cuore rosso Ferrari di Giulio ha terminato la sua corsa. Ci mancherà, mancherà quella sua telefonata: “Uè giornalista, bada bene, ho detto giornalista, non giornalaio come altri che conosci bene, senti me: cosa ne pensi di…” e via a discutere, ridere, scherzare con un unico grande rammarico: vedere vincere ancora la sua Ferrari. Quella che gli è rimasta nel cuore.

Da sinistra Paolo Ciccarone, Giancarlo Fisichella al centro e Giulio a Monza nel 2025 Foto Mandelli
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