Testo e foto MARCO FERRERO
Il TCR World Tour, erede del WTCR (ancor prima WTCC), chiude la sua edizione 2025 con Yann Ehracher campione; con questo successo, il pilota francese, figlio “d’arte” (è il nipote di Yvan Muller, quattro volte campione mondiale della categoria) conquista il suo terzo titolo iridato ed inserisce il suo nome nell’albo d’oro di una disciplina che da qualche anno a questa parte sta vivendo, nonostante la sua spettacolarità, una crisi profonda soprattutto a causa dei suoi costi, della poca visibilità che riesce ad acquisire e del poco interesse che riesce a suscitare.
La classifica finale del campionato, relativamente alle prime dieci posizioni, indica la seguente graduatoria:
1^ Yann Ehracher – Lynk & Co. – pt. 484,
2^ Thed Bjork – Lynk & Co. – pt. 460,
3^ Esteban Guerrieri – Honda Civic – pt. 385,
4^ Santiago Urrutia – Lynk & Co. – pt. 334,
5^ Ma Qing Hua – Lynk & Co. – pt. 304,
6^ Nestor Girolami – Hyundai Elantra- pt. 299,
7^ Aurelien Comte – Cupra Leon – pt. 294,
9^ Norbert Michelisz – Hyundai Elantra – pt. 290,
9^ Mikel Azcona – Hyundai Elantra – pt. 273,
10^ Ignacio Montenegro – Honda Civic – pt. 253.
Il problema legato ai costi riguarda sia le vetture, specie quelle dei piloti ufficiali che lottano per il titolo, che hanno ormai costi unitari che superano i € 150.000, fatto questo che ha allontanato nel tempo molte delle case interessate a fronte del ritorno in termini di immagine acquisibile, ed ad oggi solo Lynk & Co, Honda, Cupra e Hyundai sono ufficialmente rappresentate in pista; senza contare quelli legati alle trasferte, in quanto le otto tappe della serie spaziano dal Centro America all’Europa e dall’Australia all’Estremo Oriente, che “pesano” significativamente considerati organici e mezzi da spostare.
Il punto è che queste vetture, tecnicamente, che dovrebbero derivare da quelle di serie, di fatto risultano essere veri e propri prototipi, il che non consente di identificarle, come sarebbe invece nello spirito delle vetture Turismo, con quelle che vengono utilizzate “tutti i giorni”; per le case europee la serie non risulta più essere veicolo di immagine ed anche i piloti non paiono attratti da questa disciplina sportiva.
Emblematico, pertanto, che non siano più rappresentative dell’immagine con cui la categoria è nata, e che doveva guidare ad essere disciplina, quanto meno nell’immaginario collettivo, “promozionale” come lo furono i loro precursori degli anni ’60 e ’70; in quest’ottica ci attendeva anche una maggiore presenza in pista, che quanto meno avrebbe potuto rendere le competizioni più appetibili per il pubblico.
Non a caso quindi desolante quanto visto a Monza, terza tappa della serie, ma certamente non è stato diverso negli altri appuntamenti della stagione, laddove in pista erano schierate al via solo diciotto vetture, ed il duello per la vittoria è risultato abbastanza monotono, con una gara tutt’altro che emozionante, con il risultato che lo spettacolo è risultato alquanto “povero” per il pubblico.
Il TCR World Tour è un campionato che andrebbe valorizzato e, magari, riportato un po’ verso le “origini” di vetture derivate dalla serie, affinché sia più apprezzabile dagli appassionati; certamente molte case automobilistiche, vedendolo come una modalità per proporre i propri modelli, come in effetti era in passato, potrebbero tornare in pista ed arricchirebbero un campionato che ha sempre avuto nella spettacolarità la sua principale peculiarità.
















