DI PAOLO CICCARONE

La notizia è stata diffusa dalle agenzie la sera di domenica 15 giugno mentre in Canada era in corso il GP di F.1 e a Le Mans Luca De Meo aveva lasciato da poche ore il circuito dove aveva assistito alla 24 ore. Proprio lì aveva avuto un incontro a pranzo con John Elkann, presidente di Stellantis e Ferrari e il colloquio aveva lasciato qualche dubbio in chi ha visto la scena. Poi l’annuncio ufficiale: dal 15 luglio il manager a capo del gruppo Renault lascia l’azienda e passa ad altra occupazione.

Secondo la Reuter la destinazione è il gruppo Kering, cui appartengono marchi del lusso come Gucci, Bottega Veneta e altri ancora. Un gruppo che non naviga in buone acque, nonostante il blasone. E a questo punto emergono i dubbi sul prosieguo dei progetti portati avanti da De Meo, a partire dallo sport in F.1 con Alpine, team in cui si parla spesso di cessione (sempre smentita da De Meo ma con Briatore in bilico a questo punto). La notizia ha colto di sorpresa tutti, perché erano altri gli scenari ipotizzati.
Scrive Gianluca Pellegrini, direttore di Quattroruote sul suo profilo Linkedin: ” Forse il sospetto più fondato è anche il più inquietante: che De Meo si sia convinto che il sistema automobilistico europeo non si rialzerà più. Che l’automobile, come fenomeno sociale e industriale, sia stata esautorata dalle élite, umiliata dalla politica, sterilizzata dalla burocrazia. E che tutto questo si sia riflesso in un’irreversibile crisi esistenziale dell’intero sistema che ha come punto di partenza la delegittimazione dell’auto come simbolo. E senza simboli non c’è industria che tenga. In questo senso, il passaggio al mondo del lusso non sarebbe un tradimento, bensì un ritorno alla cultura.

Perché la moda, il design, la bellezza — a differenza dell’auto — sono ancora autorizzati a parlare di sé senza colpa. L’auto no: deve giustificarsi, spiegarsi, scusarsi. Ciò che ha spezzato il patto tra industria e società è stata la politica. Non la crisi climatica, ma la sua gestione punitiva e moralista. Non l’innovazione, ma l’obbligo univoco di accettarne solo una forma. E chi, come De Meo, ha provato a trattare — da dentro il sistema — si è accorto che il dialogo era chiuso. Che ogni richiesta di pragmatismo veniva letta come resistenza. E allora, meglio uscire in piedi che proseguire una guerra persa in partenza. È l’intelligenza di chi intuisce l’inizio della stagnazione, il rischio di diventare custode di un castello già costruito, mentre altrove si aprono nuovi spazi di influenza”.
Questo il comunicato Renault:
Boulogne-Billancourt, June 15,2025 – After 5 years at the head of Renault Group, Luca de Meo has announced his decision to step down and pursue new challenges outside the automotive sector.
The Board of Directors, convened by its Chairman Jean-Dominique Senard, expressed their gratitude to Luca de Meo for the turnaround and transformation of Renault Group and accepted that his departure would be effective from July 15, 2025. Luca de Meo will continue to perform his duties until that date.
The Board of Directors has initiated the process of appointing a new Chief Executive Officer based on the already defined succession plan.
The Board of Directors has expressed its confidence in the quality and experience of the management team to continue and accelerate Renault Group’s transformation strategy into this new phase.
De Meo lascia una Renault rifondata. Ma resta una domanda che pesa su tutto il settore: se uno come lui se ne va, chi resta a crederci davvero?






