PERRY McCARTHY Il fantasma della F.1 che ha vinto sullo schermo facendo…la controfigura

DI PAOLO CICCARONE

Questa è una di quelle storie del tempo che fu e, a ben guardare, merita di essere raccontata per far capire come, nella vita, quelle che sembrano occasioni perse in realtà sono il viatico per i successi del domani. Lui si chiama Perry McCarthy e ha appena compiuto 59 anni. E’ nato infatti il 3 marzo 1961 a Stepney, un nome che se lo citi in F.1, è rimasto legato a Nigel Stepney, l’ex capo meccanico Ferrari della famosa spy story.

UNA STORIA IN F.1 A META’ FRA L’OPERETTA E LA FARSA

Ma la storia di Perry McCarthy in F.1 è qualcosa a metà strada fra l’operetta, il dramma e la farsa. Facciamo un passo indietro. La Coloni F.1 a fine stagione 1991 è costretta a lasciare il circo iridato. Dal 1987 la scuderia di Tuoro sul Trasimeno ha calcato i circuiti iridati, senza grossi risultati. Eppure la base era buona, i piloti anche. Da Tarquini a Larini passando per Bertaggia. In quel 1991 la Coloni schiera solo una monoposto per il portoghese Pedro Chaves, campione in carica della F.3000, che avrebbe dovuto garantire i finanziamenti dal suo paese.

TUTTO COMINCIO’ COI PROBLEMI DELLA COLONI

Le scritte sulle macchine ci sono, ma di soldi non tanto. Gli sponsor vogliono fare i pagamenti in base ai risultati, ma in una F.1 che schiera 40 macchine sono necessarie le prequalifiche e, purtroppo, per Chaves e la Coloni si riveleranno un ostacolo insormontabile. E così i portoghesi non pagano, la squadra fa economie e il tutto diventa un circolo vizioso. Al punto che a fine stagione, col giapponese Hattori che tenta di superare le prequalifiche in Giappone e Australia, Enzo Coloni decide di smettere e di non rovinarsi la vita, la reputazione e l’azienda coi debiti accumulati. Coloni si rivelerà un bravo manager, la sua squadra ha proseguito in GP2 e F.3 ottenendo successi a ripetizione, segno che le conoscenze c’erano, ma la F.1 di quel tempo era già troppo stretta per un semplice team con base in Umbria.

DALLE CENERI COLONI NASCE LA ANDREA MODA

A fine anno arriva la proposta che cambierà la vita (in bene) a Coloni e (in male) ad Andrea Sassetti. Giovane imprenditore marchigiano del settore calzaturiero. La squadra, sorta sulle ceneri della Coloni, eredita il telaio della C4, il motore è un Judd 3.5 8 cilindri e come pilota vengono schierati Roberto Moreno, un gran talento brasiliano, e un giovane sconosciuto inglese: tale Perry McCarthy. A quel tempo la regola imponeva di schierare due monoposto per squadra, per evitare situazioni al limite di una vettura, quattro meccanici e un pilota pagante. Fu il primo passo verso la razionalizzazione della F.1 come la conosciamo adesso.

ANDREA SASSETTI IL COW BOY NERO DELLA F.1

Sassetti viene definito l’uomo nero della F.1. Veste sempre di nero, calza stivaletti (ovviamente Andrea Moda) stile cow boy, a volte si presenta col cappellone. La sua figura è imponente: è molto alto e quando si presenta da Bernie Ecclestone, che è molto basso, il contrasto nel paddock è evidente. Fatto sta che la Andrea Moda, così ribattezzata, si schiera in F.1, non prima di una presentazione stampa nelle Marche che fa capire come ci sia qualcosa che non gira a dovere. All’epoca il vostro cronista era inviato per il settimanale Rombo e per coprire la presentazione decidemmo di mandare il corrispondente locale,  Sergio Gradara di Montemarciano.

UNA PRESENTAZIONE…TOCCATA E FUGA

Località dove si sarebbe svolta la presentazione. Che fu sintetica, basilare e tragicomica. “Ecco la macchina – disse Sassetti alzando i veli – adesso andiamo al ristorante per fare quattro chiacchiere. Avete fatto le foto? Ok seguitemi” e si mise al volante della sua Mercedes 500 SL grigio metallizzato. La carovana di giornalisti (pochi) al seguito arrivò a un semaforo. Era rosso. Sassetti guardò negli specchietti, svoltò a destra e partì a razzo. I giornalisti persero le tracce perché nessuno sapeva quale fosse il ristorante e i cellulari erano poco diffusi e nessuno aveva il suo numero. Disperato Gradara chiamò in redazione per raccontare l’episodio. Ci furono risate e la promessa che il panino lo avremmo offerto noi. Si arriva alla prima gara del mondiale.

PREQUALIFICHE UNO SCOGLIO INSORMONTABILE. O QUASI

L’Andrea Moda non supera le prequalifiche anche perché non c’era ancora la macchina intera. John Judd dirà che non aveva ricevuto il bonifico e quindi niente motori… Si arriva in Spagna e avviciniamo Perry McCarthy. La sua intervista? Da sbelliccarsi dalle risate: “Avevo un contratto con la Footwork come pilota collaudatore – disse – mi ha incrociato nei box Sassetti e mi ha chiesto se volessi correre per la sua squadra. Ho detto di sì. Se sono contento? Beh già il fatto di essere pilota di F.1 mi hanno regalato la tuta, il casco e le scarpe. Di solito me le devo pagare io e questo è già un bel risparmio. Dove dormo? Sul camion officina c’è posto, così al mattino con le prequalifiche sono già pronto!”.

IN SPAGNA PERRY DA RECORD: PERCORRE 450 METRI IN TOTALE

Queste le prime battute scambiate con un personaggio simpatico che fece il primo record della sua breve carriera di F.1. GP di Spagna, a Barcellona. Finalmente la squadra appronta due monoposto, Moreno fa qualche giro mentre Perry McCarthy riuscì a percorrere appena 450 metri: la sua vettura si fermò uscendo dai box e non ne volle sapere di rimettersi in moto! “Beh è un record anche questo – disse ridendo – c’è chi vince e chi fa poca strada, io verrò ricordato per questo”. A Montecarlo la Andrea Moda si qualificò con un giro strepitoso di Roberto Moreno, la gioia fu incredibile, abbracci, salti, urla, neanche avessero vinto la gara. Perry McCarthy, invece, capì che la sua storia in F.1 era in pratica finita prima di cominciare.

DA CONTROFIGURA DI PILOTA F1 A CONTROFIGURA DI SUCCESSO AL CINEMA

Era una controfigura e come tale ebbe il successo negli anni seguenti. Fu lui a impersonare Michel Vaillant alla 24 ore di Le Mans nel film che raccontava le gesta del personaggio dei fumetti, ma il vero successo Perry McCharty lo ha ottenuto correndo come pilota misterioso. Era lui il famoso Stig della serie TV Top Gear. Oggi, a 59 anni, se lo incontrate per strada non lo riconoscente, e anche se sapete di Stig, non riuscireste ad abbinare il suo volto con quello del pilota misterioso. Tanto per dire, lui vestiva di nero (retaggio della Andrea Moda) mentre quando arrivò lo Stig bianco, la sorpresa fu grossa quando si scoprì che era Michael Schumacher. E in quanto alla Andrea Moda, a fine anno venne squalificata per sempre dalla F.1, Andrea Sassetti allontanato dal paddock. I suoi problemi sono proseguiti fuori dai circuiti, ma per un breve periodo il suo sogno si è realizzato e, in un modo o nell’altro, ha contribuito a far raccontare una storia sulla F.1. Di quelle storie che a raccontarle oggi sembrano impossibili. Eppure è tutto vero…

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