F1 Ferrari consuntivo di un anno difficile

GIUSEPPE MAGNI:

Che anno era? Forse il 1984. Oppure il 1986. o il 1987. O il 1988. Ma potrebbe essere anche un anno qualsiasi dal 1991 al 1996 compreso.

Erano gli anni dei sacchi a pelo. Delle trasferte in macchina con gli amici. In piena allegria. Non si pestava ininterrottamente sui telefonini.
Negli ultimi di quegli anni c’erano già, ma servivano solo per telefonare. Anche se dall’estero erano sempre problemi seri. Si litigava spesso, ma solo con cartine geografiche non sempre comprensibili. I navigatori satellitari erano di là da venire. Bisognava arrangiarsi con percorsi prestabiliti, che venivano puntualmente disattesi da uno svincolo mancato, da una modifica non tracciata, da un cartello non visto.
Mai e poi mai ci si perdeva d’animo. Si recuperavano anche 100, 150 chilometri di errore nella direzione, Due sfottò a chi c’era alla guida, un pugno laterale al centro della spalla, anche forte, quattro risate e si riprendeva il cammino. Sempre con il sorriso, sempre con la bandiera della Ferrari in bella vista sul lunotto, fuori dal finestrino posteriore, attaccata allo specchietto retrovisore. La bandiera del Cavallino Rampante è sempre stata un bel lasciapassare per tanti posti, ci ha agevolato notevolmente in tantissime occasioni.
E’ sempre stato un vessillo che ha creato entusiasmo ovunque fossimo, in chiunque incontravamo. Ci è sempre sembrato che tutti, ma proprio tutti in giro per qualsiasi
angolo recondito ci trovassimo, fossero tifosi della Ferrari. Come noi.
Erano gli anni dei sacchi a pelo. Che stendevamo ovunque. Spesso in boschi umidi, dove comunque creavamo coperture di fortuna con spessi teli di plastica trasparente e rami d’albero, per ripararci da eventuali, quanto spesso puntuali piogge. Ma ci si adattava anche ai bordi di certi orti, tipo quello che esisteva all’interno della Curva Tosa di Imola, oppure su certi scogli, neppure troppo in piano, che esistevano ai lati di Port Hercule a Monaco.
Dove però, sovente, l’accampamento classico era sulla Pelouse, puntellati alla bell’e meglio su qualche radice o qualche ciuffo d’erba un po’più robusto di altri, sempre con il rischio di scivolare a valle, sulla strada a lato della Curva della Rascasse.
Erano gli anni dei sacchi a pelo. Delle tende. E delle vacche magre. Lunghe notti a guardare le stelle e a coltivare speranze, quasi assurde, spesso vane. La passione che ci muoveva, e che rimane, non ci fece mai piegare di fronte a nessuna evidenza tecnica, a nessun pronostico a senso unico, a nessuna ragione che non fosse quella del cuore. Che ci faceva macinare migliaia di chilometri solo e soltanto per vedere la Rossa, per vederla in pista, per incitare i nostri Ragazzi e i nostri piloti.
L’attesa era talmente lunga e Lei era talmente desiderata che il primissimo giro delle prime libere puntualmente ci si commuoveva, talmente era forte l’emozione di vederla sfrecciare davanti agli occhi.
Con le sue forme sensuali, sinuose. Con la sua voce, sempre alta, capace di toccare certe corde, che subito faceva dimenticare i chilometri percorsi, la fatica, l’insonnia forzata.
Erano gli anni di sacchi a pelo. Con la bandiera sempre orgogliosamente alta. Anche per un quinto posto. Anche per un mesto ritiro.
Che rendeva più amaro e più faticoso il ritorno, fatto di lunghe ore di silenzi, di sguardi bassi, di autostrade interminabili e di sonno traditore, vinto con turni di guida improvvisati, ma efficaci. E da improbabili, numerosi caffè che ci hanno sempre fatto giungere a destinazione senza troppo rischio.
Ma bastavano poche ore perché la voglia di ripartire ritornasse. E allora partivano le chiamate, gli accordi, gli appuntamenti per la prossima volta, che più vicina era meglio era. Quale che fosse stata la delusione appena patita.
Erano gli anni dei sacchi a pelo. Dove la Formula Uno ce la godevamo davvero. Dove tutte le serate e le giornate in qualsiasi autodromo erano davvero una festa. Dove tutti i presenti, di qualsiasi nazionalità e di qualsiasi colore di bandiera, mangiavano, bevevano e ballavano insieme, quale che fosse il risultato dei propri beniamini.
Erano gli anni dei sacchi a pelo. Lunghissimi anni dove 9 pole position in un anno ce le sognavamo. Dove 3 vittorie le avemmo solo il primo anno di Schumi. Dove giornate come quella di Monza la attendevamo per anni, fantasticando spesso su come avrebbe potuto essere, preparando perfino eventuali coreografie, senza mai poterla vivere davvero, senza mai poterci lasciare andare alla gioia vera che solo una vittoria della
Rossa a casa nostra poteva darci.
Quest’anno abbiamo avuto la fortuna di riviverla, questa grande giornata. E ci siamo emozionati tutti e abbiamo pianto di gioia tutti insieme, tutto l’Autodromo, con i nostri meravigliosi Ragazzi Rossi finalmente felici. Ci siamo lungamente abbracciati.
Felici. Venivamo dalla strepitosa, anche se triste, vittoria a Spa, sulla pista delle piste, nello scenario più bello del mondo. Vedere la Rossa davanti a tutti lì è stato speciale, è stato uno stato confusionale continuo di emozione, un torpore frammisto a brividi di immensa commozione, lacrime vere.
E poi la vittoria di Singapore, contro tutti i pronostici e tutte le evidenze tecniche. Una inaspettata sorpresa, un sabato sublime, una domenica esaltante.
E tutte le altre gare di quest’anno, dove la Rossa è sempre stata, tranne rare eccezioni, grande protagonista. In tutto l’anno costantemente grande antagonista di chi poi ha meritatamente vinto.
Non sono più gli anni dei sacchi a pelo. Ma l’entusiasmo è sempre quello. L’attaccamento ai colori del cuore pure. L’amore per lo sport più bello del mondo sembra addirittura aumentare con il passare degli anni. Questo, appena concluso ieri, è stato un anno appassionante, vibrante, stupendo.
Grande merito ai vincitori, gli straordinari protagonisti di Mercedes AMG F1. Ma altrettanti applausi scroscianti meritano anche i ragazzi di Red Bull e, soprattutto, i meravigliosi, stupendi, irriducibili donne e uomini in rosso. Sono passati novant’anni dalla fondazione della Scuderia Ferrari, ma sono ancora lì, a combattere e lottare e a vincere, con la caparbietà e lo stesso spirito del fondatore, Enzo Ferrari. Io dico che lui sarebbe contento di loro.
Di come hanno combattuto, di come hanno lavorato e di come non molleranno. Mai. Neppure di fronte a cotanti, agguerriti avversari, feroci quanto esperti commentatori, ingenerosi quanto innamorati tifosi. Grazie. Grazie a tutti. E’ stato davvero un anno che ricorderemo con piacere. Non abbiamo vinto. Ma c’eravamo, C’eravamo alla grande! E, se è vero, come è ancora vero, che la Ferrari più bella è sempre la prossima, ci sarà da divertirsi!
Un abbraccio sincero. A tutti.
#GiuseppeMagni #Formula1 #RMCMotori #PaoloCiccarone
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