F.1 GP Monza, una storia d’amore Ferrari senza tempo che prosegue ad ogni gara

DI GIUSEPPE MAGNI TESTO E FOTO
In principio era la Ferrari, la Ferrari era presso Monza e la Ferrari era Monza. Il popolo rosso era venuto compatto, un’altra volta, la novantesima. Con l’entusiasmo fiducioso dell’amore totale, puro e sincero, limpido, senza condizioni, scevro da dubbi, flessioni, tentennamenti. Un amore cieco, sordo a tante delusioni e tante giornate così così. Il popolo rosso era venuto qui, stamattina, sotto la pioggia, incurante del freddo e del meteo. Incurante delle classifiche mondiali e dei valori tecnici in campo. Era venuto qui di rosso vestito, col sorriso aperto e con il cuore in mano, ad amare la sua macchina rossa, quale che fosse stato il risultato finale. Perché è proprio qui, a Monza, che ogni anno si consuma l’atto d’amore supremo, sublime e meraviglioso del popolo rosso con la sua macchina, amata da tutti in tutto il mondo e in tutto l’universo, ma mai quanto qui, a Monza, nel Tempio della Velocità, nel Tempio della Rossa e di chi la ama per tutta la vita, da tutta una vita. Come accade tutti gli anni, da novanta anni, che vada bene o che vada male, che piova o ci sia il sole, che si spendano fortune o che si cammini in mezzo al fango. L’amore non vede, è un moto del cuore, non si ferma e non recede. Vuole solo gioire, solo versare lacrime buone, solo stringere e spingere la sua amatissima, la macchina rossa, regina di Maranello, di Monza e del mondo, anche se non sempre prima sul traguardo, ma solo su quello delle statistiche.
Il primo a capire, a percepire l’amore di Monza, oggi è stato il meteo. Dopo una mattinata novembrina, il cielo si è riscaldato e squarciato, come descritto in certe pagine bibliche, che descrivono le vicissitudini del popolo eletto…
Monza, il Tempio della Velocità, si era riempito velocemente, in ogni ordine di posti. Qualcuno ha riscoperto pure postazioni antiche, sulle fronde degli alberi. Da lassù si è più vicini al cielo. Se qualche nuvola di avvicina, si può soffiare, per farlo tornare azzurro, per farlo tornare caldo, per farlo tornare luminoso e terso a baciare la macchina rossa, che tanto battere il cuore fa.
Poi, in un colpo d’occhio infinitamente rosso, che non vedeva limite, neppure oltre l’orizzonte, è partita la gara, il novantesimo Gran Premio d’Italia di F.1. Contemporaneamente il colpo d’occhio rosso, che sembrava immobile come un lago in assenza di vento, ha cominciato ad incresparsi, piccole onde, poche mani che si alzavano…
Davanti, nel Gran Premio, la macchina rossa al centro di tutti i cuori menava le danze, riempiendo gli occhi, sostituendo timori con emozioni, un entusiasmo abbottonato, fatto di piccole onde, che cominciavano ad increspare un po’ di più il rosso mare…
La lotta è stata dura, durissima, si sono rivisti sul sacro asfalto del Tempio gli spiriti battaglieri degli eroi antichi, dei templari, dei gladiatori. Mi è venuto in mente un centurione tedesco, in un film di Asterix… E il mare rosso si increspava sempre più, cresceva la sensazione positiva, cresceva la fiducia, crescevano i battiti dei cuori, mano a mano che il cavaliere rosso con il numero sedici respingeva gli attacchi, restituiva colpi su colpi, inanellava giri veloci, tenendo a bada il centurione campione, quello che a Monza sembrava avere preso casa, anche se non è mai stato sulla macchina rossa, anche se il popolo aveva voglia di altro, della sua amata, di sognarla ed elevarla, laddove da troppo mancava, lassù…
È stata una tenzone vibrante, sfibrante, sfinente. Il popolo rosso vedeva la macchina rossa lì, davanti a tutti, ma non voleva crederci, almeno non fino in fondo. Troppe volte il sogno si è interrotto bruscamente, troppe volte il cuore ha sofferto, ha subito torti immeritati… Del resto la macchina rossa era davanti, sì, ma di poco, sembrava a tratti vacillare sotto i colpi dei valorosi, pluridecorati avversari…
Non finiva più.
E il mare, ormai increspato, era agitato da onde nervose, veloci, ma frenetiche, innaturali, quasi nevrasteniche, nevrotiche…
Poi la liberazione, l’avversario ha un tentennamento, la macchina rossa, il suo giovane guerriero, si prendono i metri di vantaggio che servono. È allora che il mare rosso si ingrossa, si agita, stavolta di onde alte, maestose, liberatorie, felici…
Finisce con la macchina rossa davanti a tutti. L’amore del popolo rosso è appagato. Il sublime atto è compiuto.
È giusto così. È giusto gioire ed è giusto piangere. È giusto abbracciarsi ed è giusto amare questo sport meraviglioso, che oggi ha scritto una delle pagine più belle. Raccontando di un mare rosso, osannante, e di un giovane guerriero che sta prendendo il comando, che sta prendendo le redini dei cuori, che sta brandendo la macchina rossa come una spada, facendola volare…
Godiamocelo, questo mare rosso, godiamoci questa giornata tornata estiva. Quando l’amore è così grande, anche il cielo è felice. Quando il calore è così intenso, l’infrangersi delle onde rosse sul podio di Monza, rinfrescano i ricordi, rinsaldano i sentimenti, rafforzano un amore già infinito, che giornate come oggi confermano non avrà mai e poi mai fine.
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