F.1 GP Monza, la pioggia non ha fermato l’invasione dei tifosi ma controlli e accessi bocciati

DI GIUSEPPE MAGNI TESTO E FOTO
Undici gradi centigradi. È la temperatura che ha accolto questa mattina i primi appassionati arrivati qui a Monza per assistere alla novantesima edizione del Gran Premio d’Italia. Freddo, quindi, accompagnato da una copiosa pioggia novembrina e da un cielo grigio canna di fucile, uniforme, che non lasciava presagire nulla di buono per la giornata. I più però parlavano di previsioni meteo positive, quindi, seppur battendo i denti, c’era fiducia. All’ingresso Santa Maria alle Selve, al nostro arrivo rimaniamo bloccati. Una fiumana di persone stava in fila ferma, ad attendere chissà cosa. Un blocco a metà della via in discesa, dovuto al doppio senso di circolazione degli autoveicoli, sicuramente da rivedere in sensi unici di circolazione per il prossimo anno, accompagnato dal controllo zaini e stappo bottiglie all’ingresso, aveva creato il caos. Fortuna che, nel frattempo aveva almeno smesso di piovere.
Ci presentiamo col pass. Questa volta nessuna fila ai tornelli, tanto è inutile, ci introducono direttamente nel fango dell’ignobile sentiero che porta i pedoni all’interno del Tempio della Velocità. Un tragitto davvero da Parigi-Dakar, fortunatamente non molto lungo. Quindi, per gli entusiasti del Motorsport, accorsi ad uno dei suoi massimi teatri per assistere al Gran Premio più bello del mondo, Monza ha riservato, come primo impatto del giorno di gara, pioggia, freddo, fila chilometrica, perquisizione, stappo bottiglie e percorso di guerra nel fango con bottiglie stappate in mano. Nemmeno fossimo ai giochi senza frontiere! Spero davvero con tutto il cuore che il Tempio della Velocità possa presentarsi, fin dal prossimo anno, in condizioni ben più degne del suo nome e del suo blasone. Entriamo. Abbiamo portato Autosprint Anno del 1979 e un modellino della Ferrari 312 T4 che vinse il Campionato del Mondo qui il 9 settembre di quell’anno. Incontriamo Lei, la Ferrari, la regina di quell’anno e subito un caldo raggio di sole fa capolino tra le nuvole, illuminando, e ravvivando il suo rosso intenso, riscaldandola unitamente al cuore di chi la sta ammirando. Lì vicino, come un papà premuroso, il prode Pietro Corradini, un meccanico dell’epoca, che ci fa un autografo. Dieci minuti guardando la T4, persi nei ricordi, ed ecco il campione del mondo Jody Scheckter arrivare sotto la tenda. Attendiamo un po’, con tanta emozione, lui ci vede, si avvicina e, gentilissimo ci autografa Autosprint e il modellino. E adesso lo tengo qui, davanti a me, lo guardo e sorrido, sperando che oggi, a distanza di quarant’anni…
La pioggia, intanto, ha preso direzione est, lasciando il posto ad un cielo azzurro e ad un sole che ha fatto molto in fretta a far risalire la temperatura dagli undici gradi di stamattina. All’interno del paddock, ci ha pensato Lapo Elkann a far salire le temperature di animi e obiettivi dei fotografi, presentandosi in una delle sue mise rosso aragosta, molto estrose, quanto bene auguranti per ciò che accadrà tra un po’. Appena prima era arrivato, con lentezza solenne e disponibilità sin commovente verso i tantissimi che gli chiedevano autografi, foto e selfie, il figlio di Enzo Ferrari, Piero. Forse il primo volto che esprimeva positività della giornata. Si vede che il Signor Piero è fiducioso sul proseguo della giornata. Impenetrabile invece, Luis Camilleri, amministratore delegato Ferrari, che, uscito lentamente dal motorhome rosso, si è diretto praticamente indisturbato verso il box del Cavallino Rampante. Il paddock è tutto un brulicare di vip o presunti tali, che passeggiano al centro, con lentezza quasi insofferente. Nelle corsie laterali, avanti e indietro frettoloso degli addetti ai lavori, alle prese con la giornata clou e mille cose da fare e preparare. Incrociamo Emanuele Pirro, serissimo, che sale verso la direzione gara, subito dopo, Ross Brawn, ancor molto assonnato, diretto con molta lentezza anche lui nella stanza dei bottoni. Gli fa da perfetto contraltare, in termini di velocità, Lewis Hamilton, che, come un felino, proprio sopra Ross Brawn, si abbarbica velocissimo sulla scala a chiocciola che porta ai piani superiori del motorhome Mercedes AMG F1, dove ci sono gli uffici e le sale riunioni tecniche operative.
Nell’altra stanza dei bottoni, quella più su di quella F.1, qualcuno ha deciso intanto di velare leggermente il cielo, anche se di pioggia, almeno per oggi, è previsto da tutti i meteo che non se ne parlerà più. Meno male, gara asciutta. Il prato è il bosco sono già pieni di gente che tenta di non inzaccherarsi, anche se tutti hanno il sorriso lucente di chi sta per assistere ad un evento davvero straordinario è bellissimo. Davanti ai chioschi alimentari, nonostante i prezzi praticati, file chilometriche. Qualcuno annega l’attesa nella birra, altri in hot dog digeribili entro un paio di settimane. Sono tutti in fermento, frementi. Ma l’attesa sta per finire. Le Porsche sono già in pista. Il direttore d’orchestra si sta dando un’ultima aggiustatina al papillon,giusto prima di entrare in scena. I valenti orchestrali tra poco andranno a salutare il pubblico in pista. Signori, ai vostri posti! Lo Spettacolo sta per cominciare!
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