Testo e foto GIUSEPPE MAGNI
Tremano le mani nello scriverlo. Ferrari Campione del Mondo. È una notizia vera, un fatto che sta accadendo realmente. Ferrari Campione del Mondo. È così bello riscriverlo, che verrebbe di ripeterlo all’infinito.
È una liberazione. Sì, una liberazione vera da quello che è apparso come un sortilegio, partito più di cinquant’anni fa, quando Enzo Ferrari fu costretto ad abbandonare I tanto amati Prototipi per concentrarsi solo su un’altra categoria. Immagino i pensieri, la sofferenza del Grande Vecchio di Maranello nell’essere costretto ad abbandonare quella che lui considerava la categoria regina, quella a cui teneva di più, perché più vicina alle sue meravigliose creature che creava per le strade di tutti i giorni.
Probabilmente è stato proprio lui a decidere di tornare, dopo cinquant’anni. Credo che abbia ritenuto di dover dare nuovo lustro al suo Cavallino Rampante. Ha ritenuto che fosse ora. E si è messo a lavorare di buzzo buono, come sapeva fare lui. Prima di tutto ha scelto gli uomini e le donne, I componenti della sua rinnovata Scuderia. Non può essere altrimenti. Antonello Coletta, Amato Ferrari, Ferdinando Cannizzo incarnano troppo lo spirito del fondatore per non pensare che lui stesso possa averci messo lo zampino. Questa Ferrari Campione del Mondo, infatti, è prima di tutto, una Squadra, sì, una Squadra con la S maiuscola.
È proprio la coesione granitica del gruppo la prima cosa che salta all’occhio quando si ha occasione di avvicinare i protagonisti in occasione di una gara. Dai tecnici, ai piloti, agli addetti stampa, a tutti, proprio tutti I componenti della Squadra, sono sempre apparsi tutti focalizzati e uniti nel conseguimento degli obiettivi. Concentrazione massima, collaborazione totale tra tutti, sempre, ma anche cordialità, disponibilità, sorrisi.
Perché i veri grandi sono persone semplici, ebbe a dire Woody Allen, sono solo le mezze calze che se la tirano. Oggi in Barhain la Scuderia Ferrari ha colmato un vuoto, si è finalmente riappropriata di ciò che era suo, che le sarebbe sempre spettato di diritto, e che, invece, era tantissimo tempo che mancava dalle bacheche di Maranello. E allora Enzo Ferrari in persona deve aver deciso di rompere gli indugi: bisogna tornare.
E lo ha fatto alla grande, come era solito fare le cose lui. Dopo I primi collaudi, svolti anche a Monza, quasi a fari spenti, in totale sordina, subito il botto: ritorno a Le Mans e subito grande vittoria. La classicissima 24 Ore sì è inchinata immediatamente, nella sua centesima edizione, alla ritrovata nobiltà della Rossa. Vittoria poi ripetuta nei due anni successivi, quasi che sulla Sarthe nessun altro potesse usurpare un trono che pare tuttora algido quanto inavvicinabile.
Poi gare di campionato sempre più consistenti e convincenti. E oggi il lavoro dei Ragazzi e delle Ragazze di Antonello Coletta è stato consacrato, nella bellezza della sua armonia di Squadra Vera, con il massimo alloro mondiale. Stra meritato.
Perché la serietà, la tenacia, la dedizione, la passione di questi Ragazzi e di queste Ragazze non ha eguali. Ce li ha mandati Enzo. E noi ce li teniamo ben stretti, permettendoci di commuoverci e festeggiare con loro.
Grazie di cuore, Scuderia Ferrari, grazie AF Corse. Queste lacrime di gioia vera, questa commozione inarrestabile di felicità pura sono un regalo enorme per chi ci ha creduto, per chi vi ha seguito, per chi rimane ora a bocca aperta, ad ammirarvi festeggiare, estasiato…
























