Testo e foto MARCO FERRERO
Normalmente, quando si vuole indicare che qualcosa non passa di moda ma è sempre attuale, a prescindere dalla data nella quale è stato realizzato, si dice che è un “classico”; un qualcosa che va al di là del tempo, che mantiene inalterato il suo valore (se non lo accresce), che continua a piacere ed avere il suo fascino per le sue peculiarità o per quanto ha saputo rappresentare (e che continua a rappresentare).
Questo termine può certamente essere utilizzato anche quando si parla di vetture d’epoca, e sicuramente Peter Auto lo utilizza, e certamente non a caso, per identificare alcuni dei suoi eventi dedicati a questo tipo di macchine; sfogliando l’elenco degli eventi 2025 dell’organizzatore transalpino, si nota come il termine “classic” venga abbinato a circuiti come SPA Francorchamps, Le Mans, Imola, Estoril, tutti tracciati la cui storia è di per sé un biglietto da visita importante e qualificante.
Parimenti, tutte le vetture che vi ci corrono, direttamente o per conseguenza, rappresentano delle pietre miliari nella storia dell’automobilismo sportivo e non, vetture che hanno segnato un cambio di passo nella tecnica o che hanno reso possibile la motorizzazione di massa, che sono state simboli delle epoche nelle quali sono nate o che sono state parte dei sogni di intere generazioni, protagoniste di aneddoti o di momenti, positivi o negativi, delle competizioni sportive.
Si potrebbe andare avanti all’infinito o quasi, ma è un dato di fatto che le vetture d’epoca, non solo un business, nonostante i costi elevati, che non manifesta flessioni, specie per quanto riguarda i modelli delle fasce “top”, attirano ed affascinano tutti, magari più quelli con qualche capello bianco in testa, e non perdono mai interesse, certificando esse stesse di essere un “classico” nell’accezione sopra indicata.
Alle parate, alle competizioni, alle mostre di auto storiche si riescono sempre a trovare delle vetture che, in qualche modo, diventano oggetto di discussione, finendo con l’essere definite “tuttora attuali”, una lode non indifferente considerato come le “mode”, in quanto tali, sono temporanee o settoriali (riguardanti cioè solo una parte delle persone).
Dire che un “classico” è sempre di moda equivale, si consenta, a sostenere che supera le barriere del tempo, dei gusti, del ceto sociale che rappresenta o che vuole coinvolgere, delle tendenze in voga in quel momento e quant’altro voglia staccarsi dalle normali convenzioni o dalle routine consolidate.
In tutta franchezza, ben venga che ci siano organizzatori capaci e volenterosi che sappiano presentare competizioni di vetture d’epoca, e che mantengano viva la storia e la tradizione dell’automobilismo, in questi ultimi anni appiattitosi e standardizzatosi su modelli per certi versi poco caratterizzati e con caratteristiche troppo simili tra loro.
Lo stesso mondo delle competizioni lo ha dimostrato; se nella Formula 1 degli anni ’70 bastava uno sguardo per distinguere una vettura da un’altra, oggi sono solo i colori a far capire se si parla di una marca o di un’altra, e forse uno dei motivi del successo del WEC risiede proprio nel fatto che le Hypercar non siano solo rappresentative di se stesse e del proprio brand, ma che siano distinguibili.
In ogni caso, grazie ad eventi come l’”Imola Classic” siamo ancora in grado di apprezzare la bellezza ed il fascino di vetture che hanno saputo, in un modo o nell’altro, segnare la loro epoca.
















