PURE SPORT Quando la moglie ti fa il regalo della vita con un corso guida GT ecco come è andata

TESTO E FOTO DI RUGGERO CERIZZA

L’autore del servizio alle prese con l’aula…scuola

Uno dei (pochi) vantaggi di compiere sessant’anni è che tua moglie, che ormai ti conosce meglio delle sue tasche, decida di regalarti un’esperienza in pista con una vettura GT.

Da un po’ di tempo seguivo con interesse le attività di Puresport, una società con sede a Correzzana (poco lontano dall’autodromo di Monza) che permette a chiunque di provare in pista le più belle vetture GT ma anche Formula Renault 2000, Formula 3 e, addirittura, Formula 1 in quella che loro definiscono “ Top Driving Experience”.

Come funziona? Molto semplice: si accede al loro sito (www.puresport.it) e si seleziona la pista sulla quale svolgere l’”esperienza” ( ad esempio ci sono a disposizione in esclusiva Monza, Imola, Mugello, Cremona, Red Bull Ring, Hockenheim, Spa). Poi si seleziona la vettura da provare (solo le GT ne comprendono ben 12 tra Ferrari, Porsche, Lamborghini e Mercedes AMG). Infine si sceglie la data e il numero di giri da compiere.

Ah, dimenticavo, al termine di tutto non resta che pagare: intendiamoci, l’esperienza non è precisamente a buon mercato e il costo varia a seconda della vettura, del circuito e del numero di giri da compiere ma, a mio parere, come vedremo alla fine, vale fino all’ultimo euro.

Bene, clicco e acquisto: circuito di Monza, due giri con la Ferrari 296 GTB per un totale di 539 euro ai quali ho deciso di aggiungere un ospite (25 euro) e il video della on board camera (36 euro).

Sabato primo marzo è il gran giorno e appena arrivato al circuito ho un deja vu: quasi 40 anni fa varcavo questo stesso cancello dell’autodromo, con la mia borsa con tuta e casco per partecipare a una sessione invernale di test in previsione della mia prima stagione in monoposto.

Allora all’ingresso non c’era il cartello che da il benvenuto nel “Tempio della velocità”, ma ricordo bene che ero non sicuro, ma stra-sicuro di essere una grande promessa dell’automobilismo mondiale.

I test e la stagione di gare mi riportarono con “le ruote per terra”: ero solo uno scalmanato che pensava di andar fortee invece così forte non andava; ma questa presa di coscienza mi portò alla decisione ( pur di restare nel mono dei motori) di passare dall’altra parte del box e iniziare la mia carriera come elettronico e telemetrista; carriera che in seguito mi avrebbe permesso di lavorare con grandi piloti (Stefano Modena, Andrea Montermini ad esempio) e di collaborare con Alfa Romeo nel DTM regalandomi tante soddisfazioni.

Ah, quasi dimenticavo: in quella mia stagione da “pilota” ebbi anche l’occasione di conoscere un giovane giornalista di nome Paolo Ciccarone. Di lui ho perso le tracce ma mi dicono essere poi diventato “bravino” nella sua professione …

Dopo essermi registrato nel box Puresport, aver dato un’occhiata in corsia box a tutte le fantastiche GT schierate e aver bevuto un caffè nell’open bar messo a disposizione dall’organizzatore, salgo con gli altri aspiranti driver al piano superiore per il briefing (tenuto nella stanza dove si svolgono i briefing di tutte le gare, Formula 1 in testa) con un istruttore molto bravo sia tecnicamente sia nel mantenere desta l’attenzione dei partecipanti. Il briefing ha una durata di una ventina di minuti dopo di chè si torna al piano inferiore dove ci attende un altro istruttore alla guida di un van che a gruppi porta i “piloti” a fare un giro di pista per un primo contatto diretto con l’asfalto e spiegare in presa diretta traiettorie e punti di frenata. E qui devo fare un’importante precisazione.

Tutto quello a cui ha accesso il driver (tranne logicamente l’esperienza di guida) è messo a disposizione anche degli accompagnatori, ovvero anche loro assistono al briefing e anche loro fanno un giro di pista con il van; questo è un aspetto importante perché l’accompagnatore non è abbandonato a se stesso nei box o in corsia box ma in buona parte vive la stessa esperienza (che ha una durata complessiva di circa tre ore) del pilota.

Dopo il giro di pista si passa alla vestizione e si attende il momento fatidico di  scendere nell’abitacolo.

Il mio sguardo “dubbioso” mentre attendo la mia “bestia” è presto spiegato: ma razza di stupido, se non eri esattamente Fangio quarant’anni fa come diavolo ti è venuto in mente ora a 60 anni, di scegliere la vettura più potente sulla pista più veloce? Primi segni di demenza senile? Ma ormai per ripensarci è tardi. Il dado è tratto. Davanti a me si ferma la bellissima Ferrari 296 e il momento di mettersi al volante è arrivato.

Saluto il mio istruttore (povero, lui ancora non sa che agli 830 cavalli del bolide rosso, si è aggiunto un asino, cioè il sottoscritto) e regolo il sedile mentre uno dei ragazzi mi lega le cinture a quattro attacchi e collega il jack dell’interfono al mi casco. Pressione sul paddle di destra, prima dentro (niente gas a martello e scatenate l’inferno, come direbbe un noto telecronista) e si va.

Gli 830 cavalli si sentono tutti sotto il pedale dell’acceleratore e mentre l’istruttore mi chiama i cambi marcia, le frenate e mi ricorda le corrette traiettorie, la salivazione inizia a farsi complicata; all’uscita dell’Ascari metto giù tutto quello che c’è e mentre la parabolica mi viene incontro a una velocità folle (non me ne vergogno) mentre il mio cuore dice “tieni giù, tieni giù) il mio cervello mi dice “cava deficiente, cava”.

Do retta al cervello, alzo il piede ed entro in modalità “non devo fare il best lap ma godermi questa splendida vettura sul mio circuito di casa”; arrivo comunque (con la salivazione ormai azzerata) a 270 Km/h alla staccata della prima variante con i freni(mostruosi) che come se nulla fosse in 200 metri tiri portano verso i 70 all’ora per poi proseguire il giro successivo.

Mentre rientro al box scambio alcune impressioni con il mio istruttore (bravissimo e molto simpatico, per tutto il tempo mi ha incitato a dare del gran gas mentre mi guidava in ogni mia manovra con una calma e professionalità estreme) e mentre la salivazione torna a livelli quasi normali penso a quanto appena vissuto.

Se dovessi racchiudere tutto in un unico aggettivo sceglierei adrenalinico; l’esperienza vale nella maniera più assoluta il “prezzo del biglietto”.

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