RALLYCROSS, DISCIPLINA IN VIA DI ESTINZIONE

Testo e foto MARCO FERRERO

 

L’annullamento delle due ultime prove del Campionato Italiano Rallycross per mancanza del numero minimo di iscritti, che avrebbero dovuto aver luogo sul tracciato novarese di Maggiora, a monte delle ripercussioni sulle classifiche finali delle relative classi evidenzia un preoccupante trend che da almeno un paio di anni si è evidenziato in questa disciplina sportiva: quello del calo degli iscritti.

Sino al 2019 – 2020 la disciplina godeva di grande partecipazione ed alle gare si potevano contare decine di iscritti in tutte le classi, soprattutto quella dei Kart Cross, la più accessibile a livello di costi, con weekend ricchi di manches, semifinali e finali che attiravano, tra l’altro, centinaia di appassionati, mentre ad oggi si fa fatica a raccogliere una dozzina di iscritti in totale.

Nulla da rimproverare agli organizzatori, anzi, che nel corso dell’ultimo decennio le hanno provate veramente tutte per mantenere vivo l’interesse e stimolare la partecipazione, sia con l’inserimento di nuove categorie (di cui la R5 è stata la più azzeccata), sia con formule regolamentari (gare in notturna, coefficienti differenziati di punteggio per le gare), sia con iniziative a favore del pubblico, ma tutto questo purtroppo non è bastato.

Da dopo il COVID, che non ha avuto alcuna influenza sulla serie, da un lato molti concorrenti si sono rivolti verso il Campionato Europeo di Autocross, forse più remunerativo e gratificante in termini di prestigio, altri hanno abbandonato per (legittime) ragioni personali, per qualcuno le problematiche finanziarie hanno preso il sopravvento, ma soprattutto è venuto a mancare quel necessario ricambio generazionale che avrebbe dato continuità al campionato.

Gli ultimi due giovani talenti che la serie ha espresso, il primo, Valentino Ledda, ha scelto di gareggiare nei rallies, mentre il secondo, Kobe Pauwels, è da un paio concorrente nella Porsche Carrera CUP belga; d’altro canto, per molti dei campioni di un paio di lustri fa l’età comincia ad essere un elemento da considerare, ed il risultato di tutto ciò è che la disciplina sta, inevitabilmente quanto lentamente, spegnendosi.

Un altro problema è certamente legato ai costi; l’organizzazione del campionato prevede un impegno economico non indifferente, ed in questa serie gli sponsor non sono certo numerosi o munifici; sarebbe onestamente un peccato, perchè si tratta di una disciplina le cui gare sono combattute ed equilibrate, e si gareggia in una ambiente informale decisamente coinvolgente; difficile supporre se il prossimo anno il campionato potrà adeguatamente riproporsi, ed altrettanto difficile ipotizzare soluzioni che potrebbero invertire questo trend negativo.

Non che l’autocross se la passi meglio (la differenza tra le due serie è che nelle gare di rallycross è prevista una parte asfaltata, mentre nell’autocross la pista è in sola terra); forse solo una fusione tra i due campionati potrebbe supportare il movimento e consentire la sopravvivenza di entrambi. Quel che è però evidente è che si sta andando verso la perdita di una disciplina sportiva che, per quanto fatto vedere  nel tempo, meriterebbe di continuare la sua esistenza.

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