Testo e foto MARCO FERRERO
L’occasione della gara regionale di Paroldo (CN) è stata spunto per fare qualche riflessione sul motocross.
Una delle affermazioni che più spesso si sentono fare a proposito di questa disciplina, e per la verità sullo sport del motociclismo in generale, è che si tratti di una disciplina sportiva individuale, e che sia ad appannaggio esclusivo degli uomini, forse in ciò limitandosi a considerare solo le imprese di campioni quali Cairoli, Herlings, Gajser od altri, senza invece guardare, come sarebbe giusto, in modo più globale al mondo delle due ruote tassellate.
Che, sicuramente, l’aspetto fisico abbia una sua rilevanza e sia elemento basilare è dato di fatto innegabile, tant’è che la maggiore forza fisica di un uomo rispetto a quella di una donna si riflette, nel caso del motocross come in altre discipline sportive, in azioni più spettacolari od in prestazioni sportive di “maggior rilievo”, ma non per questo necessariamente degne di attenzioni esclusive.
Chi appena segue il motocross è di certo a conoscenza come esista un Campionato del Mondo Femminile, il WMX, del quale la nostra Kiara Fontanesi è stata protagonista assoluta, nonché campionessa indiscussa con i suoi sei titoli iridati; Kiara è, ovviamente, la punta dell’iceberg, ma anche nei campionati “minori” o nelle attività regionali la presenza di rappresentanti del “gentil sesso”, brave quanto carine, va a smentire il luogo comune che nel motocross non ci sia posto per le donne.
E non che le gare femminili siano meno divertenti, meno equilibrate o meno combattute, in quanto anche in ambito femminile il livello di competitività non manca, così come la grinta o l’aggressività; quello che, in aggiunta, si apprezza è il lato femminile della disciplina, laddove nei paddock le ragazze, al di sotto delle loro tute, manifestano la loro grazia ed il loro lato più attraente, un punto, onestamente, mai fuori luogo e che dà all’evento una connotazione assolutamente gradevole.
E, a dirla proprio tutta, si rileva la presenza di ragazze anche in altre categorie, quali ad esempio quella dei quad, altra specialità che non manca di presentare gare altamente divertenti e combattute.
Per quanto relativo al fatto che si tratti di uno sport individuale, si suggerisce in proposito di assistere ad una gara di sidecar cross per rendersi conto, sostenendo che il motocross sia per eccellenza una disciplina individuale, di aver detto un’eresia; anche in questo caso, certamente il motocross “classico” presenta un numero maggiore di categorie al cancelletto di partenza, ma questo non va ad escludere il fatto che anche il sidecar cross abbia una sua dignità e non meriti pari considerazione.
Chi abbia avuto modo di vedere una gara di questo tipo non potrà non convenire che la stessa sia altrettanto altamente spettacolare, e riconoscere come i “passeggeri” abbiano un “pelo”, per le posizioni che vanno ad assumere, ed una fiducia nel compagno, fuori dal comune; si tratta, assolutamente, di un vero e grande lavoro di squadra, che richiede un affiatamento e dei sincronismi quasi perfetti, e dove un errore anche minimo di uno dei due va inevitabilmente a riverberarsi anche su quanto stia facendo il compagno.
Onestamente, non si può non restare ammirati dalle evoluzioni che la coppia produce per mantenere il massimo equilibrio contemporaneamente alla ricerca della massima prestazione (non si dimentichi che stanno correndo su un terreno accidentato), laddove è necessaria, oltre al coraggio, anche una non indifferente forza fisica per gestire l’equilibrio e le posizioni che si tengono, e non si può esimersi dal tributare a fine gara un sincero applauso ai protagonisti, qualunque sia stata la posizione in classifica acquisita.
A corollario finale, da citare come si siano viste, come passeggere dei sidecar, anche ragazze, e pure giovanissime, a riprova e conferma che anche questa disciplina può essere trasversalmente praticata sia da uomini che da donne.
In conclusione, giusto “limare” quelle che di fatto risultano nei fatti come un’estremizzazione dialettiva limitativa ed un tantino grossolana, rendendo merito nel contempo a due discipline poco conosciute ma che sanno altrettanto divertire, ma soprattutto giusto puntualizzare come talora sia opportuno rivedere taluni luoghi comuni tanto soliti nelle nostre abitudini quanto in evoluzione in ambito sportivo.


















