DI PAOLO CICCARONE

E’ bastato vedere l’autodromo di Misano Adriatico invaso da migliaia di appassionati con le loro moto Suzuki o con le piccole Swift, vetture diventate iconiche e con un nutrito seguito di appassionati, per capire la filosofia di Suzuki e del suo presidente Massimo Nalli, ovvero Suzuki la via della concretezza, partendo dalla passione. Una passione per le auto e le moto come simbolo di libertà individuale unite alla concretezza di un prodotto, auto e moto, senza voli pindarici o complicazioni varie che poi, alla fine, al grosso pubblico non interessano.
“Posso anche aggiungere – dice Massimo Nalli – che dalla sua fondazione la Suzuki ha sempre cercato di migliorare un pochino la vita dei propri clienti, anche dei potenziali clienti, dandogli ciò che desiderano. Ecco, dalla giornata di Misano torniamo a casa con una chiara indicazione da parte dei nostri clienti che dicono continuate a farci sognare”.
Ascolta l’intervista a Massimo Nalli

L’auto e la moto come strumento di libertà e un sogno che si realizza, una visione distante anni luce da quanto emerge dalle varie politiche internazionali sull’uso di questi mezzi…
“Chi dice che la passione per i motori sta passando, non ha visto la moltitudine di appassionati venuti all’Autodromo Marco Simoncelli di Misano Adriatico. C’è ancora tanta passione per il motorismo in tutte le sue forme e Suzuki si vanta di essere tra i pochissimi marchi che li interpreta tutti quanti, dalle auto, alle moto e anche coi motori marini. Questa è la dimostrazione che noi costruttori di automobili la cosa che facciamo è vendere sogni. Noi crediamo di vendere oggetti per la per la mobilità, ma in realtà vendiamo sogni”.
Ascolta l’intervista a Marco Lucchinelli

Passiamo allora dai sogni a quello che potrebbe essere l’incubo per molti costruttori, ovvero una visione di mobilità elettrica in un futuro breve che non trova consensi unanimi ma costringe a seguire le indicazioni politiche…
“Suzuki, come gli altri costruttori, non conosce quale sarà la mobilità del futuro. La nostra interpretazione del futuro è diciamo multidisciplinare. Ci sarà l’auto elettrica, ma non sarà per tutti e non sarà usabile e usata da tutti, per cui noi speriamo che la regolamentazione riconosca questa realtà. La ricerca Suzuki si sta orientando verso l’idrogeno, i biocarburanti. E il sostegno alle start up innovative che introducano idee nuove. Se pensiamo che nel 2025 (sembra una barzelletta o sembra fantascienza ma è realtà), la prima Suzuki volante decollerà da Osaka all’ Expo mondiale. Quindi la Suzuki non ferma la sua visione al solo motore elettrico, ma certamente lo include nella sua visione futura”.

Questa è una visione pragmatica, reale, concreta per quanto riguarda il problema della mobilità, anche se molti costruttori danno per scontato che si vada per forza in una certa direzione…
“I nostri clienti ci dicono che cosa desiderano. E normalmente i clienti determinano il mercato. Le rivoluzioni dei mercati avvengono sempre dal basso, altrimenti non sono rivoluzioni come nel caso dell’elettrificazione che viene imposta dall’alto. Stiamo cercando di forzare una rivoluzione dall’alto, dalla norma. Non succederà, non sarà possibile”.

E qui entriamo in un campo minato, perché alcuni costruttori hanno investito 40 miliardi o cifre enormi e dicono che indietro non si torna: vuol dire che andremo dritti contro il muro a sbattere?
“Io credo che tutti i costruttori sappiano bene le regole che è il cliente che determina il mercato. Forse qualcuno ha esagerato nel voler anticipare quello che le norme prevedevano per il 2035, ora io sono dell’idea che tutti siano ancora in tempo ad adattare la propria produzione ad una eventuale modifica delle norme europee, che francamente tutti ci auguriamo”.
Quindi ci sono delle visioni che obbligano ad andare in una certa direzione, ma potrebbero esserci anche delle visioni a livello industriale che spingono verso la stessa direzione. Parlando della situazione in Italia, il rischio è che ci troveremo delle macerie, gente disoccupata, perché se il cliente non vuole comprare qualcosa, perché deve essere obbligato a comprarla?
“Alla domanda perché dovrei comprare un’auto elettrica, non c’è ancora una chiara e convincente risposta. Il mondo dell’auto, come hai giustamente sottolineato, impiega enormi risorse umane ed enormi risorse economico finanziarie nell’intero mondo. Spostare queste dinamiche su trazioni elettriche o su altro tipo di trazione è un esercizio molto pericoloso. Credo che ce ne siamo accorti tutti, anche il legislatore europeo, e quindi conto da pagare potrebbe essere molto caro. C’è anche una forte pressione che la stessa opinione pubblica sta mettendo in questo senso, il risultato sono basse quote di mercato dell’elettrico”.

Dopo l’esperienza in pista a Misano con migliaia di presenze, cosa ha imparato?
“Che noi di Suzuki torniamo a casa con una chiara indicazione da parte dei nostri clienti che ci dicono solo una cosa: continuate a farci sognare”.

































