LA STORIA ED IL FUTURO DELL’HERITAGE STELLANTIS, CON ROBERTO GIOLITO

Testo e foto MARCO FERRERO

D: Ci eravamo incontrati cinque anni fa. In questo periodo il progetto ha conosciuto un’evoluzione e un ampliamento significativi, anche verso l’esterno. All’epoca, infatti, le visite non erano aperte al pubblico, mentre oggi avete cambiato anche la vostra “filosofia”. Ci racconta il lavoro svolto in questi cinque anni?

R: Sono stati cinque anni intensi, frutto del lavoro di una squadra. Tengo innanzitutto a ricordare che già nel 2016 nacque un dipartimento, il primo dedicato alla valorizzazione e alla promozione del patrimonio storico di quella che allora era Fiat Chrysler Automobiles. Fu una scelta voluta dal nostro Amministratore Delegato Sergio Marchionne e dal Chief Operating Officer Alfredo Altavilla. Mi fu affidato il compito non tanto di dirigere il dipartimento, quanto piuttosto di fondarlo, perché la squadra ancora non esisteva.

Nel frattempo, quella squadra si è costituita, ed è motivo di grande orgoglio per me aver contribuito ad avviare questo nuovo ramo dell’azienda. Pur occupandosi di storia, rappresenta infatti una realtà nuova, composta anche da persone molto giovani, come Filippo Civita, e da professionisti impegnati in ambiti differenti, tutti orientati alla creazione di valore per un reparto Heritage. Heritage significa non solo tutela e conservazione, ma anche sviluppo di servizi dedicati ai clienti e capacità di raccontare quotidianamente il lavoro che svolgiamo, in stretta collaborazione con i marchi italiani di Stellantis: Fiat, Lancia, Alfa Romeo e il mitico marchio dello Scorpione, Abarth.

Oggi possiamo dire che disponiamo di un patrimonio straordinario: un valore rappresentato dalle vetture, dai luoghi e soprattutto dalle persone che portano avanti questo lavoro. Una parte del dipartimento si occupa della gestione di un parco automobilistico enorme. Sommando le oltre 300 vetture esposte all’Heritage Hub, quelle custodite presso il Museo Alfa Romeo di Arese e quelle del Centro Storico Fiat, si arriva a sfiorare il migliaio di automobili appartenenti ad alcuni dei marchi e delle famiglie di modelli più importanti al mondo.

La domanda, quindi, è: come valorizzare tutto questo? È un tema che ci accompagna ogni giorno. Organizziamo eventi, manifestazioni, attività di promozione e servizi, collaboriamo con opinion leader e con il mondo dei giovani, lavoriamo insieme ad altre realtà come la Mille Miglia e partecipiamo a iniziative su strada, in pista e nelle principali manifestazioni dedicate all’automobile, da Bologna a Milano, fino agli appuntamenti internazionali come Retromobile di Parigi. Questo rappresenta il cuore del nostro programma di attività.

Da quando l’Heritage Hub è stato presentato al pubblico, non solo agli appassionati ma a tutti coloro che seguono l’evoluzione dei nostri marchi, si è creata una straordinaria armonia. Questo luogo è diventato davvero un hub, nel senso più autentico del termine: un punto d’incontro, proprio come oggi lo è per questa nostra conversazione.

Abbiamo sviluppato la capacità di ospitare attività di formazione, incontri tra i dipartimenti aziendali e, cosa che ci fa particolarmente piacere, iniziative promosse da realtà esterne che scelgono questo spazio per i propri eventi. Attraverso l’evoluzione dell’automobile si comprendono infatti anche le trasformazioni di molti altri mondi, spesso molto diversi da quello dell’automotive.

Per questo motivo, negli ultimi cinque anni, l’Heritage Hub è stato continuamente aggiornato. Lo spazio si è arricchito di nuove strutture pensate proprio per ospitare eventi e il percorso espositivo è stato riorganizzato attraverso aree tematiche che aiutano soprattutto i giovani a comprendere con immediatezza l’evoluzione dell’automobile: dalle vetture da competizione alla sicurezza, dall’ecologia alla capacità di sviluppare prototipi, una caratteristica che appartiene profondamente alla tradizione torinese.

Proprio su questa linea, ASI ha scelto di esporre la Collezione Bertone presso l’Heritage Hub. Credo sia stata una decisione estremamente felice. Abbiamo condiviso fin da subito l’idea di affiancare alle oltre 300 vetture già presenti, che raccontano la storia dell’automobile torinese e piemontese, una raccolta capace di testimoniare quanto questo territorio sia stato fertile nel generare alcune delle migliori idee dell’automotive mondiale.

Questa esposizione storica, inoltre, non si limita a raccontare il passato, ma suggerisce anche i prossimi passi verso il futuro. È per questo che ospitiamo prototipi recenti come la Lancia Pu+Ra HPE o la nuova 33 Stradale, oggi temporaneamente assente perché impegnata in uno shooting fotografico, ma normalmente esposta qui.

L’Heritage Hub, arricchito dalla Collezione Bertone e dalla presenza dell’officina dedicata al restauro e alla certificazione delle vetture dei nostri clienti, è così diventato un luogo vivo e dinamico.

Se poi aggiungiamo le collaborazioni ormai consolidate con il Politecnico di Torino, con le principali scuole di design dell’automobile della città e con numerosi enti di formazione provenienti da tutto il mondo — da Roma al Giappone, dalla Francia alla Spagna, dagli Stati Uniti al Regno Unito —, comprendiamo come il privilegio di gestire uno spazio come questo significhi vivere ogni giorno in un autentico laboratorio permanente.

D: Possiamo dire che l’Heritage Hub si è evoluto dalla semplice salvaguardia del patrimonio automobilistico alla sua condivisione?

R: È un’osservazione assolutamente corretta. La condivisione ha trasformato questo luogo in un vero cantiere di idee, in un laboratorio permanente. È un concetto al quale tengo molto, anche perché provengo dal mondo del design e ho sempre interpretato il design nella sua accezione più autentica: quella del progetto, della capacità di immaginare e costruire un’azione, non soltanto di definire uno stile.

Per me il design rappresenta la forma evolutiva dell’automobile ed è proprio per questo che l’Heritage Hub è diventato, in qualche modo, il cuore di questo processo. Basta osservare come i dipartimenti interni dedicati al design, alla ricerca, all’ingegneria e al prodotto utilizzino questi spazi per organizzare incontri, confronti e momenti di lavoro. Alcuni sono naturalmente riservati, ma tutti sono orientati all’evoluzione delle future linee di prodotto.

Questa è una delle soddisfazioni più grandi. Lo spazio viene vissuto in modi molto diversi: dalla riunione più informale, circondata da tutto questo patrimonio di conoscenze, fino a workshop e laboratori costruiti attorno a selezioni di vetture, temi specifici e presentazioni dedicate.

 

D: C’è qualcosa che oggi manca all’interno di questa struttura? Che cosa le piacerebbe vedere realizzato in futuro?

R: Mi piace definire l’Heritage Hub una sorta di “Accademia” dell’azienda. Il termine potrebbe far pensare a un luogo dedicato esclusivamente allo studio della tradizione, ma il significato che gli attribuisco è diverso: un’accademia come luogo di valorizzazione delle eccellenze e delle conoscenze che, se non venissero continuamente riportate all’attualità, rischierebbero di essere dimenticate.

Mi piacerebbe quindi che qui nascesse una vera Accademia dell’automobile, profondamente legata a questo territorio, senza però rinchiudersi in una dimensione esclusivamente torinese. Al contrario, Torino dovrebbe continuare a essere una piattaforma aperta, così come è sempre stata, capace di attrarre creativi, progettisti e ingegneri provenienti da tutto il mondo.

Pensiamo, ad esempio, all’esperienza dell’Abarth 1000, nata negli anni Sessanta dall’incontro fra Carlo Abarth e Mario Colucci, progettista di telai proveniente dall’Alfa Romeo. Oppure a Vittorio Jano, torinese, che successivamente contribuì allo sviluppo della Ferrari a Modena con la D50. Sono esempi di quella che mi piace definire una continua “interferenza creativa”, che Torino continua ancora oggi a esercitare nel mondo del design automobilistico.

Lo stesso vale per il grande richiamo esercitato dalla carrozzeria Bertone nei confronti di designer internazionali. Basti pensare all’americano Tom Tjaarda, oppure a Mike Robinson, che raccontò di aver deciso di trasferirsi in Italia dopo aver visto la silhouette della Lancia Stratos Zero. Disse semplicemente: «No, io devo andare là».

Questo patrimonio va continuamente rinnovato. Naturalmente non tutto può accadere in modo immediato, ma mettendo a disposizione materiali, archivi, idee e testimonianze possiamo creare un luogo capace di generare nuova cultura. È questo che intendo quando parlo di “Accademia Heritage”: un patrimonio che non guarda soltanto al passato, ma che diventa uno strumento di evoluzione, ricerca e apprendimento.

 

D: Il mercato dell’automobile sta attraversando una fase complessa, determinata da molti fattori. Inoltre, si ha spesso la sensazione che le giovani generazioni siano meno interessate all’auto rispetto a quanto lo fosse la nostra. Lei è fiducioso che esistano ancora giovani pronti a raccogliere questa eredità e a lavorare in questa direzione?

R: Non vorrei sembrare un inguaribile ottimista, ma interpreto questo momento in maniera diversa. Le difficoltà che stiamo vivendo derivano soprattutto da una profonda trasformazione tecnologica. Oggi molte tecnologie hanno raggiunto una maturità tale da rendere possibili cambiamenti che possiamo definire epocali.

La trazione elettrica, per esempio, non rappresenta di per sé una rivoluzione assoluta: l’automobile nacque proprio con motorizzazioni elettriche. La vera novità è il livello di maturità raggiunto oggi da queste tecnologie, sia dal punto di vista strutturale sia da quello funzionale. Questo ci permette di progettare vetture molto più complesse e complete.

Io considero questa fase come il passaggio dall’infanzia all’adolescenza dell’automobile. Senza voler apparire un freddo razionalista — perché resto profondamente innamorato delle vetture da guidare — credo che l’avvento della guida autonoma e dei sistemi di assistenza alla guida rappresenterà una delle più grandi rivoluzioni nella storia dell’automobile.

Paradossalmente, l’automobile come mezzo realmente “auto-mobile”, capace cioè di ridefinire il concetto stesso di mobilità, sta nascendo proprio adesso.

L’automobile sta nascendo oggi anche attraverso una nuova attenzione verso una mobilità sempre più diffusa e inclusiva. I grandi temi del futuro rimangono, in fondo, gli stessi che Carlo Abarth sintetizzava in tre parole: leggerezza, aerodinamica ed efficienza. Sono principi ancora attualissimi, ai quali oggi si aggiunge quello dell’usabilità.

Usabilità significa ripensare il rapporto tra la persona e l’automobile: l’accesso al veicolo, la facilità con cui vi si entra e se ne esce, la possibilità di renderlo davvero fruibile anche da chi oggi incontra maggiori difficoltà nella guida o semplicemente nei movimenti quotidiani.

Temi come le aperture, l’autonomia del veicolo, la capacità dell’auto di gestire autonomamente alcune funzioni oggi spesso percepite come gravose — penso al parcheggio o alla circolazione nei contesti urbani — rappresentano, a mio avviso, la vera direzione dello sviluppo.

Per questo guardo al futuro con fiducia. Il nostro passato deve diventare uno strumento per individuare nuove strade.

I marchi italiani di Stellantis possiedono un patrimonio straordinario di idee. Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Abarth hanno una storia che continua a indicare possibili direzioni per il futuro. Ma oggi il valore si è ulteriormente ampliato grazie all’incontro con gli altri marchi del gruppo, come Citroën, Opel, Peugeot e quelli statunitensi, che avevamo già iniziato a conoscere con l’acquisizione di Chrysler.

Per chi progetta automobili all’interno di Stellantis, tutto questo rappresenta un patrimonio enorme di esperienze, competenze e fonti di ispirazione.

È un know-how che vive ancora nelle persone. Se siamo tutti, in qualche misura, eredi di Dante Giacosa, Vittorio Valletta, Vincenzo Lancia, Carlo Abarth o Nicola Romeo, significa che quel patrimonio continua a essere presente attraverso la cultura e l’esperienza di chi lavora ogni giorno in azienda.

L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie saranno strumenti sempre più importanti, ma continuo a credere che la vera differenza la facciano le persone e la loro cultura. Le tecnologie sapremo gestirle; ciò che conta davvero è il patrimonio umano che le guida.

 

D: La parola heritage, in inglese, racchiude diversi significati: eredità, patrimonio, memoria. Ho l’impressione che, per Stellantis, il lavoro che state svolgendo interpreti soprattutto quest’ultimo significato, considerando il patrimonio aziendale a 360 gradi: come eredità storica, valore culturale e risorsa per il futuro.

R: Sì, è proprio così. Il fatto che Heritage Italy sia parte integrante dell’azienda e non un’attività marginale o esterna è un elemento fondamentale.

Da designer, quando lavoravo allo sviluppo delle vetture, ho sempre cercato nei nostri archivi, nei depositi e nei musei elementi che mi aiutassero a comprendere l’origine delle scelte progettuali. Volevo capire da dove provenissero certe intuizioni, certe soluzioni tecniche, certe idee.

I miei stessi responsabili erano stati allievi, o comunque collaboratori, delle persone che avevo studiato all’università. Oggi il termine Heritage rappresenta davvero un patrimonio di conoscenze condivise, privo di qualsiasi intento celebrativo o speculativo.

C’è poi un aspetto profondamente umano che considero fondamentale. Attraverso queste automobili abbiamo restituito una presenza quasi fisica alle persone che le hanno progettate, costruite e sviluppate. Non soltanto ai grandi nomi conosciuti da tutti, ma anche a quelli che amo definire i “creativi invisibili”.

Perché si può essere creativi nell’ingegneria, nella progettazione del prodotto, nella produzione, nella comunicazione e perfino nella vendita di un’automobile.

In quasi quarant’anni di permanenza in azienda ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie. Oggi mi considero quasi un osservatore privilegiato dei grandi cambiamenti che hanno attraversato questo mondo. Molti dei professionisti incontrati all’inizio della mia carriera sono stati gli autentici artefici delle innovazioni di cui oggi raccontiamo la storia.

Quando parliamo della Fiat 124 come automobile globale, del grande stabilimento di Togliatti in Russia, oppure della Fiat 600, una delle prime vere “world car” della storia, raccontiamo proprio questo percorso.

E se oggi ragioniamo all’interno della dimensione Stellantis, dobbiamo guardare con la stessa attenzione anche ai grandi risultati raggiunti dagli altri marchi del gruppo. Penso, ad esempio, alla Citroën Traction Avant o alla Citroën DS, che continua ancora oggi a rappresentare una fonte di ispirazione per designer di tutto il mondo, non soltanto per il suo stile, ma soprattutto per la straordinaria coerenza tra forma e contenuto.

Per questo motivo non farei alcuna distinzione tra una Citroën DS e una Lancia D50. Entrambe rappresentano esempi di ciò che un’automobile può promettere attraverso la propria innovazione.

Il futuro ci chiederà di progettare veicoli capaci di dimostrare concretamente il proprio livello di innovazione e di usabilità, indipendentemente dal fatto che si tratti di una vettura da competizione, di un’auto urbana o di quelli che oggi definiamo “spostagente”: mezzi pensati per risolvere i problemi della mobilità nelle città, dai quadricicli leggeri fino ai futuri veicoli autonomi destinati al trasporto collettivo.

 

D: La concezione dell’auto come patrimonio mi sembra emerga anche nel Museo dell’Automobile, che ha trasformato la propria proposta da “statica” a “dinamica”. Organizza numerose attività, talk e approfondimenti; l’esposizione non è mai immobile, ma propone costantemente qualcosa di nuovo, un po’ come fate voi. Considerando che hanno riaperto dopo la pandemia, si può dire che abbiate rappresentato in qualche modo un esempio o una linea guida per questa evoluzione?

 

R: Ovviamente il ruolo del MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile) è perfettamente integrato nel sistema composto dal Centro Storico Fiat e dall’Heritage Hub. Quest’ultimo è l’iniziativa più recente, la più “giovane”, e per questo conserva una maggiore sperimentalità e una maggiore facilità nel riassetto delle vetture.

 

Il MAUTO ha vissuto una trasformazione significativa, incentivando numerosi aspetti culturali e promuovendo interconnessioni tra generi diversi, tra arti espressive, arti figurative e automobile.

 

In questo momento sono presenti almeno quattro mostre contemporaneamente al Museo dell’Automobile: una dedicata ai team che diedero “filo da torcere” alla Ferrari, quasi tutti britannici; una sulle interconnessioni tra musica leggera e automobili, che richiama la collaborazione tra Lucio Dalla e il poeta Roberto Roversi nel celebre album Automobili; una monografia dedicata agli 80 anni della Vespa; e un’esposizione di opere d’arte realizzata in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. A queste si affiancano le nuove aree dedicate al design, che riescono con grande efficacia a restituire l’immagine di una Torino all’avanguardia in questo settore. Emblematica, in tal senso, è la selezione di dodici vetture che permette di comprendere come il design automobilistico non sia soltanto stile, ma anche invenzione, visione del futuro e libertà.

 

Il MAUTO sta quindi svolgendo un lavoro straordinario nel combinare aspetti differenti per costruire una vera e propria cultura dell’automobile. Il Centro Storico Fiat, invece, è il luogo da cui tutto ebbe inizio a Torino con la fondazione della Fiat. Non perché non esistessero altre iniziative legate all’automobile, ma perché la Fiat riuscì a riunirle e a conferire loro un respiro internazionale.

 

All’Heritage Hub ci sentiamo particolarmente portati a introdurre nuove modalità di fruizione. L’apertura per sei giorni alla settimana e la possibilità di operare in sinergia con gli altri musei, quasi come se esistesse un biglietto unico, rappresentano elementi fondamentali di questo nuovo assetto.

 

 

D: In un mondo sempre più globalizzato, possiamo pensare che iniziative come quelle dell’Heritage Hub e del Museo dell’Automobile possano restituire a Torino, quasi paradossalmente guardando al passato, il ruolo di capitale dell’automobile italiana?

 

R: Sì, lo stiamo constatando direttamente. Gran parte dei visitatori che hanno compreso la forza di una collezione come questa arriva da luoghi molto lontani, talvolta esclusivamente per visitarla. Abbiamo accolto anche una splendida delegazione proveniente dalla Finlandia, dove sta nascendo una nuova attenzione per l’heritage dei rally e per la grande tradizione dei piloti finlandesi.

 

Questo dimostra che tali temi non interessano soltanto gli appassionati ad “alto quoziente di interesse”, ma anche un pubblico più ampio, che riconosce nella nostra città una straordinaria capacità di raccontare l’automobile. Un racconto che si intreccia con l’identità stessa di Torino, con la sua storia, la sua vivibilità, la sua cultura, la sua cucina, la sua pasticceria e le sue grandi tradizioni, capaci di rinnovarsi continuamente.

 

Vediamo inoltre nuove generazioni impegnate a portare avanti questo patrimonio. Il design cambia forma, ma continua a mantenere qui un primato importante, poiché gran parte delle attività progettuali si svolgono ancora attraverso atelier come Pininfarina e molte altre realtà che portano il nome di storiche carrozzerie. Abbiamo visto anche nuove proposte da parte di Bertone. Tutto questo dimostra quanto il tema dell’impresa automobilistica e della sua memoria continui ad attrarre interesse.

 

Una realtà simile non ha molti equivalenti. È vero che a Stoccarda esistono due importanti musei dedicati a marchi storicamente radicati nella città, ma Torino offre una trama molto più interconnessa. Alla collezione Bertone si affiancano le numerose vetture della storia Fiat conservate al Museo Nazionale dell’Automobile e in altre collezioni accessibili al pubblico, come quella della Fondazione Gino Macaluso a Villanova d’Asti.

 

A questo si aggiungono il Lingotto e la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Sul tetto della storica pista del Lingotto, infatti, è stato realizzato un suggestivo percorso narrativo che racconta i primi 125 anni della Fiat attraverso immagini e reperti. Si tratta di un progetto che abbiamo curato insieme alla direttrice della Pinacoteca proprio con l’obiettivo di rafforzare questa capacità di racconto.

 

D: Le chiedo un’ultima cosa: compatibilmente con le informazioni che possono essere condivise, quale sarà la prossima evoluzione di questa struttura?

 

R: Mi sta particolarmente a cuore l’idea che, all’Heritage Hub, le automobili siano delle vere protagoniste. Essere protagoniste significa non soltanto essere esposte, ma essere raccontate nella loro interezza: attraverso le imprese sportive, il lavoro delle persone che le hanno progettate e costruite, e le storie dei piloti che le hanno guidate.

 

Basti pensare all’emozione che suscita una Fulvia 1600 HF come quella di Sandro Munari, ancora segnata dalle tracce dell’impresa del Rally di Monte Carlo del 1972. È proprio il racconto a fare la differenza.

 

Per questo i prossimi passi dell’Heritage Hub saranno orientati a entrare ancora più in profondità nelle storie che queste vetture custodiscono, arricchendo sia la narrazione sia le modalità di fruizione. Le tecnologie di oggi consentono infatti di raccontare le automobili quasi dal vivo, rendendo l’esperienza sempre più coinvolgente. Sono certo che ciò che vedrete nei prossimi anni saprà entusiasmarvi.

 

Con una personalità come Roberto Giolito, forte di una conoscenza e di un’esperienza quasi enciclopediche, si potrebbe conversare per ore. Purtroppo è giunto il momento di concludere questo dialogo, dal quale abbiamo tratto numerosi spunti di riflessione. Ringraziamo quindi Roberto Giolito e il suo staff per la disponibilità accordata.

 

La recente visita ci ha mostrato una realtà profondamente diversa da quella osservata in passato e, con ogni probabilità, una futura visita ci permetterà di scoprire un ulteriore stadio evolutivo. Anche nelle esposizioni apparentemente più “statiche”, come insegna la storia, l’evoluzione non si arresta mai. Sarà quindi interessante osservare quali nuovi percorsi avrà intrapreso l’Heritage Hub Stellantis nel proprio continuo processo di trasformazione.

 

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