Testo e foto MARCO FERRERO
Nella visita all’Heritage Hub Stellantis impossibile non soffermarsi, mentalmente e visivamente (ed i due termini non sono usati casualmente), ad ammirare la collezione delle sessantasei vetture che compongono la Collezione ASI Bertone, un tassello della memoria industriale e stilistica della città, un patrimonio automobilistico unico che, a pieno titolo e diritto, si può dire sia stato salvato da una non improbabile definitiva perdita.
L’oggetto, sessantasei vetture ideate e realizzate dagli anni Sessanta ai primi Duemila, a rappresentanza di venti marchi automobilistici internazionali che avevano collaborato con il designer torinese, alcune solo a livello prototipale, altre divenute parte della realtà automobilistica, che dal 1^ aprile 2026 hanno trovato definitiva collocazione, a seguito dell’accordo tra l’Automotoclub Storico Italiano e l’Heritage Hub, all’interno della struttura e che a questo punto entrano definitivamente nel patrimonio automobilistico.
Riferito al termine “mentalmente”, giusto ricordare come il tutto risale ai primi anni ’70, quando Nuccio Bertone decise di raccogliere nella sede di Caprie, per rappresentare l’azienda nel futuro, tutti i prototipi innovativi realizzati più la sua collezione personale composta dalle auto a lui più care; con la chiusura dell’azienda per fallimento occorsa nel 2014 si pose il problema della destinazione delle vetture della collezione, che furono messe all’asta, con il rischio di andare perse per sempre.
Fu l’Automotoclub Storico Italiano (ASI) ad acquisire il patrimonio automobilistico di Bertone, che prima espose la collezione presso il museo Volandia, poi decise, stante l’insostenibilità dei costi, di affidare la collezione, dal 1^ aprile 2026, a Stellantis che la ricoverò presso il suo Hub Heritage.
L’accezione “visivamente” enfatizza ovviamente la possibilità di ammirare da vicino ciascuno dei modelli, che partono, per gli anni ’60, da alcune vetture Alfa Romeo, per passare alla Lamborghini Miura ed alla Runabout; con gli anni ’70, quando la direzione del Centro Stile Bertone fa capo a Marcello Gandini, troviamo l’epoca d’oro di Bertone, con la Lamborghini Espada, la Fiat Dino Coupé, la Lancia Stratos, la Fiat X1/9 (1977) e la Ferrari 308 GT4 (l’unica Ferrari prodotta in serie disegnata nel Centro Stile Bertone).
Bertone opera anche con marchi esteri, generando prototipi come la Suzuki Go, la Citroën Camargue, la NSU Trapeze e la Volvo Tundra (1979); Un passaggio che si può definire epocale si ha negli anni ’80, a livello di prototipi, con la Chevrolet Ramarro, la Citroën Zabrus, la Lamborghini Genesis, piuttosto che con auto per il pubblico quali la Opel Kadett Cabriolet, la Fiat Ritmo Cabriolet, senza dimenticare la Lamborghini Countach Quattrovalvole (1987).
Negli anni ’90, Bertone affronta il tema della propulsione elettrica, realizzando la Bertone Z.E.R. (Zero Emission Record), capace di ottenere numerosi primati mondiali, per giungere sino alle Fiat di serie quali la Cinquecento, la Punto e la Bravo; altri saranno ancora i prototipi realizzati, a coronamento di un’epoca che segnerà, a seguito dell’annullamento di alcuni contratti produttivi che generarono non pochi problemi economici, il declino e la chiusura di un’azienda storica e precursore dei tempi.
Fortunatamente oggi tutta la produzione realizzata per effetto di idee geniali e di visioni futuristiche è accessibile al grande pubblico, un percorso automobilistico nel tempo dagli anni ’60 a quelli 2000 racchiuso in sessantasei modelli che certifica l’abilità e la fantasia di uno dei più grandi marchi italiani di imporre le proprie idee e di definire nuovi parametri ai quali tutti si sono adeguati.
















