HERITAGE HUB STELLANTIS E COLLEZIONE ASI BERTONE, SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO AUTOMOBILISTICO

Testo e foto MARCO FERRERO

 

A cinque anni dalla sua apertura, l’Heritage Hub Stellantis, area di 15.000 m2 dove sono state raccolte oltre 300 vetture che rappresentano la storia dell’automobile, ha implementato ed ampliato la sua attività, prima aprendo al pubblico la sua straordinaria mostra, poi arricchendo il suo patrimonio con l’acquisizione, dal 1^ aprile 2026, delle 66 vetture del Museo Bertone, prima passate all’ASI ed ora parte di una collezione che rende merito ad uno dei più grandi designer italiani, un patrimonio che aveva rischiato di andare perduto sparpagliato non si sa dove e che rimane orgogliosamente a rappresentare l’ingegno e la fantasia italiana.

Diretto magistralmente da Roberto Giolito, “papà” della Fiat Multipla (e non solo), l’Hub incarna e traduce la parola Heritage soprattutto come “patrimonio”, laddove lo stesso diventa accessibile e fruibile per tutti; la riorganizzazione interna, che ha ridistribuito le vetture all’interno dell’area, segue una logica semplice, che consente di apprezzare i contenuti delle otto aree tematiche principali, fiancheggiate dalla Collezione ASI Bertone e da altri spazi in cui trovano posto selezioni particolari di vetture (es. quelle delle forze dell’ordine) o tematiche più tecniche, quale quella dedicata ai propulsori.

Una rassegna, giusto dirlo, che merita una visita per quanto la stessa rappresenti e per le modalità con le quali può essere apprezzata, senza dimenticare che esiste un’area tecnica dedicata al restauro ed al ripristino delle vetture, questa ovviamente non di pubblico accesso, quanto mai utile e necessaria per il mantenimento delle condizioni ottimali della vetture.

Una visita che è necessario eseguire con la dovuta attenzione, per non perdersi alcuni pezzi unici mai entrati in produzione e dei quali persino ignota l’esistenza; a mero titolo di citazione, impossibile non soffermarsi sulla Fiat X1/9 a “passo lungo”, studiata per poter consentire la presenza di un bambino sul sedile posteriore piuttosto che una Fiat 128 le cui forme si avvicinano più ai “piccoli SUV” di oggi che alle vetture degli anni ’70, senza dimenticare il primo prototipo della Fiat 600, vettura che avrebbe motorizzato, con la Fiat 500, un’intera nazione.

Nella stessa collezione ASI Bertone impossibile, e non solo per il colore sgargiante, non notare un’Aston Martin il cui posteriore dà l’idea quasi di una station wagon; tra le vetture ormai dimenticate nel tempo, ed oggetto di una delle aree tematiche, fanno bella mostra di sé i prototipi ESV realizzati all’epoca in cui il tema “sicurezza” iniziava a divenire sensibile.

Da ricordare, elemento da valutare in sede di visita, come la Collezione ASI Bertone rappresenti una pietra miliare del design italiano, con il Centro Stile Bertone in capo al designer Marcello Gandini, che avrebbe generato nuove linee, riscontrabili nelle vetture, che avrebbero definito nuovi parametri nel concetto di automobile.

Per gli amanti dei dettagli tecnici, forse più opportuna una visita guidata; molte vetture del passato dispongono di soluzioni tecniche tuttora in uso, ed il rischio di perdersi qualcuna di queste meraviglie tecniche è reale; per il vostro cronista, il ritorno all’Hub Stellantis ha rappresentato una sorpresa, stanti i cambiamenti che sono occorsi, e certamente non sarà l’ultima volta, poiché la struttura, come tutte le esposizioni del settore, non ultimo Il Museo Nazionale dell’Automobile, è in continua evoluzione, e altri progetti sono allo studio per soddisfare la “curiosità” dei visitatori.

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