FERRARI CHALLENGE 2026, RIFLESSIONI PER IL FUTURO

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Si apre nel prossimo weekend l’edizione 2026 del , la trentaquattresima della serie, che la conferma come il campionato monomarca più longevo della storia, un risultato di eccellenza sul quale possono essere espresse alcune considerazioni.

Partiamo innanzitutto dal calendario dell’anno, strutturato sui seguenti appuntamenti:

12–15 Mar    Francia – Circuit Paul Ricard,

23–26 Apr    Italia – Autodromo Internazionale del Mugello,

14–17 Mag   Austria – Red Bull Ring,

10–13 Giu    Francia – Circuit de la Sarthe,

16–19 Lug    Portogallo – Autódromo Internacional do Algarve,

10–13 Set     Ungheria – Hungaroring,

17–23 Nov   Spagna – Circuit de Barcelona-Catalunya, (con Finali Mondiali).

 

La novità di rilievo è che le Finali Mondiali non verranno svolte in Italia, come nelle ultime edizioni, ma, nel caso di specie, in Spagna, opportunità per portare la kermesse ad un pubblico storicamente amante dei motori come quello iberico e, forse, per valutare qualche cambiamento.

In effetti, la serie, soprattutto al suo atto finale, sta iniziando ad evidenziare qualche elemento di criticità; se sino al periodo pre COVID la partecipazione era decisamente consistente, da qualche anno a questa parte i numeri sono in calo e, solo per citare un esempio, durante il challenge europeo nella classe “regina” nelle ultime edizioni si contavano non più di una dozzina di piloti.

Innegabile che la pandemia abbia pesato in questo senso, anche se però nel Ferrari Challenge è poi mancata quell’inversione di tendenza che ha poi caratterizzato tutti i campionati, ivi inclusi quelli monomarca.

Non solo; se prima la serie veniva valutata come rampa di lancio per i giovani più promettenti (Nicklas Nielsen, pilota della Hypercar Ferrari, è stato il campione del mondo 2018, e l’ultimo giovane che si è messo in evidenza è stato Eliseo Donno nel 2021), e si potevano vedere in pista piloti anche con “nobili” trascorsi (Fabio Leimer e Adrian Sutil su tutti), gli attuali partecipanti sono tutti gentleman (o ladies) drivers di notevoli possibilità economiche ma di limitato spessore tecnico.

Un calo, in termini quantitativi e qualitativi, che certamente non è passato inosservato, anche da parte degli appassionati, e che certamente porterà a qualche riflessione in merito all’impostazione della serie.

Ultimo punto che sta impattando negativamente sull’appeal della serie può essere individuato nella durata delle gare; trenta minuti, considerato che in media un paio di safety car a gara entrano in pista, con il rischio che, come in effetti è occorso, la competizione effettiva si riduca a tre giri, sono in effetti troppo pochi, e non garantiscono quello spettacolo che la serie sarebbe in grado di offrire.

Il problema principale, manco a dirlo, sono i costi, decisamente elevati, non alla portata di tutti e forse sproporzionati rispetto all’importanza sportiva del risultato finale, ma forse anche qualche “ritocco” nel format del campionato, da tanti anni sempre immutato, non ci starebbe male e potrebbe dare nuovi stimoli.

Il tutto nell’ottica di contribuire positivamente con qualche spunto di riflessione affinché il campionato trovi riscontri positivi da parte degli appassionati; ci si augura pertanto un Ferrari Challenge Europe sempre competitivo ed attrattivo, che incarni non solo l’esclusività del brand ma anche il DNA delle competizioni che ha sempre caratterizzato la casa di Maranello.

 

 

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