F.1 GP Monza, Qualifyng and Halo dubbi e domande dopo quello che abbiamo visto in pista

Ingegner Giorgio Stirano
Oggi non riesco a  restare silente, qui dal mio scoglio, dopo gli avvenimenti del pomeriggio di ieri.

Cominciamo con la strategia di qualifica di questo Gran Premio di Formula 1 di Monza, che mi ha lasciato di stucco.

I team di Formula Uno, contano ormai su uno staff che vanta centinaia di persone. Sanno risolvere algoritmi estremamente complessi, si avventurano in simulazioni strobocinetiche ma, a quanto pare, non conoscono la pur banalissima aritmetica. Oppure amano vivere pericolosamente.
E i piloti, da parte loro, hanno improvvisamente scoperto le scie…
Ce n’eravamo già a accorti a Spa, che il buon Lewis Hamilton aveva riesumato questo, forse dimenticato, effetto aerodinamico. E aveva iniziato un balletto prima del lancio per l’ultimo giro di qualifica degno di una gara di Keirin. Mi ha fatto ricordare Maspes e Gaiardoni. Peccato che con una macchina non si riesca a fare il “surplace” mentre con le due ruote sì. Stavano fermi anche mezz’ora i più bravi. Il tutto per far passare l’avversario davanti.

Oggi Lewis ha fatto il surplace nella Q2, quando si è arrestato all’uscita del box, facendo sfilare Leclerc e Vettel.

Poi nell’ultima parte della Q3, ha tirato la corda. A -3 minuti mi son detto “voglio proprio vedere quando escono”.

Difatti, sono arrivati a -2 minuti. Circa. Un po’ l’uscita dal box ha rallentato, e poi le due Mercedes dietro, “devo avere a tutti i costi le Ferrari davanti”. Deve essersi detto ed avere comunicato a Toto, Luigino. Così è stato. In pista, i due ferraristi si sono ingarellati con Hulkenberg, Sainz e Stroll, ma ad un certo punto Leclercl, all’approccio della parabolica ha rotto gli indugi, ha affiancato e superato Vettel e si è lanciato all’esterno. Il monegasco era stato avvertito via radio dal muretto quando stava transitando a Lesmo che mancavano 30 secondi alla fine della sessione. E si è dato da fare. Vettel è restato sui pedali, così come i suoi illustri colleghi della Mercedes. Han beccato tutti la bandiera a scacchi. Come degli allocchi.
A quel punto Leclerc, di nuovo avvertito dal box, manco ci ha provato a fare il giro, tanto aveva già la pole.
La faccia di Toto Wolf, ripreso al volo, era tutto un programma. E anche quella di Binotto che in fondo era stato preso in mezzo dal … biscotto anche lui perdendo la performance di Vettel!
Ma come, con le centinaia di ingegneri e matematici che vi ritrovate manco una sottrazione siete in grado di fare? Problema: quanti secondi ci vogliono per fare un giro di lancio a Monza ?
Bocciati in matematica. Per favore non venite a dirmi che siete in pochi a Brakley. Eh eh
C’è meno da ridere per l’incidente di Peroni in Formula 3. Avevamo già visto a Spa che la Fia ha problemi di gestione della sicurezza. Non so chi se ne occupi adesso, ma temo che debba fare un bell’esame di coscienza. Sull’incidente in Belgio ho già scritto. Su questo di Monza posso solo dire che piazzare un dissuasore in quel punto è una cosa da non crederci.
E’ andata veramente di lusso. Ma, come se non bastasse i medici dell’unità Rescue della FIA si sono avvicinati al pilota e l’hanno accompagnato a piedi! Dico a piedi, alla vettura.
Non so se sia vera la notizia che Peroni ha riportato una frattura vertebrale, e l’azione dei medici di soccorso sarebbe quindi  veramente sconsiderata.
A tal scopo vorrei suggerire un’analisi un po’ più seria sull’HALO che dalle foto che sono riportate sotto si vede grandemente insufficiente ad assorbire urti verticali. Il casco del pilota appare sbucare fuori dalla protezione per qualche centimetro e questo merita una riflessione seria. Se si predispone una protezione, questa deve coprire tutte le condizioni. Altrimenti a che serve ?
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