Pelo e Contropelo: GP dell’Imbianchino

HERIBERT STOHR FOTO BEPPE MAGNI

 

Negli autodromi c’è una striscia bianca che delimita la pista. Chi la oltrepassa con tutte e quattro le ruote gli viene cancellato il tempo nelle prove; chi invece la oltrepassa in gara subisce una penalità di 5 secondi dopo il quarto superamento.

Durante le prove di F3, F2, F1, in molti hanno superato il track limit ma la colpa non è stata attribuita ai piloti ma bensì alla striscia bianca troppo stretta. Ecco allora che è stato chiamato l’imbianchino per pitturare, in molte curve, la striscia bianca allargandola di 30 centimetri. E poi non vogliamo perdonare un predestinato italiano per aver superato la striscia? Dai, suvvia.

E poi non vogliamo far guadagnare alle Ferrari una seconda fila penalizzando Piastri di tre posizioni per un impedimento su Magnussen (pensa poi su chi) molto ma molto discutibile? Dai, suvvia, siamo in Italia. Imola è un bellissimo tracciato se guidi in solitaria ma se sei in lotta con quello davanti che va più piano di te di un secondo al giro, superarlo è quasi impossibile perché ti spezza il ritmo di velocità e disturba le traiettorie. Inoltre va considerato che le piste italiane sono anche le più strette del calendario di F1 (a parte Montecarlo), altro elemento che non facilita i sorpassi.

Gomme medie per tutti (Imola obbligatoria 1 sola sosta per corsia box interminabile), Perez, Zhou e Sargeant optano per le dure mentre Alonso (parte dai box) e Gasly provano l’azzardo delle morbide nonostante il caldo. Pronti via e Norris parte meglio di Max ma il motore Honda nella progressione spinge di più del Mercedes. Tsunoda perde due posizioni e il gruppo sfila con poche ruotate intimoriti dalla ghiaia perfida accanto alla pista.

Mentre i primi non si disturbano Alonso va in pit all’8° giro per montare le dure: “Neumáticos derretidos” (pneumatici si sono sciolti). Il giro dopo montano le dure Bottas, Gasly e Albon ma quest’ultimo capisce che una ruota non è serrata bene e torna lentamente in pit per montare le medie ma si becca 10 secondi di penalità per l’errore dei meccanici. Senza sconvolgimenti ora sono le soste ai box a decidere le posizioni da poter guadagnare in pista o da perdere.

Ricciardo, Tsunoda, Hulkenberg anticipano il montaggio delle dure e non sembra una buona strategia. 22° giro Russell, 23°giro Norris, 24° giro Piastri (e l’abbonato Albon va sulle medie), 25° giro Max, 26° giro Leclerc, 27° giro Sainz e Hamilton montano le dure. Ma perché le Ferrari non copiano la strategia McLaren almeno con un pilota? Perché non coprirsi anziché cedere una posizione per l’undercut di Piastri su Sainz? Carlos per radio: “El Plan P era mejor como pataca” (era meglio il piano P come pataca). Naturalmente Perez deve farsi superare senza opporsi da tanti top drivers perché lui va lungo col suo stint sulle dure ma con chi invece fa il cancello? Con Lewis è ovvio.

C’è Gasly che fa la doppia sosta e prova le medie. Zhou fa l’undercut su Magnussen al 33° giro e sembra funzionare. 38° giro Perez, Stroll e Magnussen, con le gomme stremate fanno il loro primo e ultimo pit stop; il messicano deve montare le medie, gli altri due le dure. 41° giro Alonso riprova le medie. Con quel tipo di mescola Max è stato più veloce di Norris, di Leclerc, di Piastri e di Sainz; invece con le dure è Charles il più veloce e guadagna su Lando che si preoccupa (a fine gara spiegherà di aver cambiato stile di guida per non rovinare troppo le gomme posteriori, frenando più tardi, entrando più forte in curva e accelerando più tardi a ruote dritte).

Sorpresa. Russell ai box al 53° giro per montare altro set di medie: “I didn’t pick up anyone in front, no one picked me up from behind, why make me lose a position?” (non andavo a prendere nessuno davanti, nessuno mi veniva a prendere da dietro, perché farmi perdere una posizione?). Domanda lecita, o illecita? (vedi rogne a Genova). Ma guadagna un punto facendo il giro più veloce! Diplomatico a fine gara ma contento no. Intanto Albon si ritira. Si sveglia Norris e perde terreno Leclerc mentre Max si preoccupa perché non ha un gran ritmo e pesano su di lui tre track limit con bandiera bianco nera che non è il suo colore preferito.

Lando: “I see it, I see it, I even read Red Bull gives you wings” (lo vedo, lo vedo, leggo persino Red Bull ti mette le ali.” Max vede negli specchietti arancione ma non ha nulla di olandese quel colore che lo minaccia da vicino. 61° giro per test Alonso monta le morbide, casomai quelle dei primi giri, rodate bene.

Il sorpasso non arriva e il solito vince. 2° Norris, gara intelligente, da veterano scaltro. 3° Leclerc, tre giri in più di gomme fresche non hanno fatto il miracolo, un errorino in variante alta non pregiudica il risultato. 4° Piastri, veloce, calmo, non esagera, si prende le occasioni, finisce lontanuccio dal monegasco. 5° Sainz, la strategia lo penalizza, non era veloce come Charles, sembrava rassegnato. 6° Hamilton, fa una buona gara con un errore raccogli-ghiaia alle Acque Minerali ma va più forte della sua Mercedes. 7° Russell, molto bravo, bel ritmo, sacrificato dal team per il giro più veloce? Perché? Per un punto in più per il team. 8° Perez, è venuto il momento della pensione. 9° Stroll, aggiornamenti non fantastici ma lui merita i due punti. 10° Tsunoda, pessima strategia del team, poteva far meglio. 11° Hulkenberg, bella partenza poi non riesce a far punti. Difficile da leggere la sua gara. 12° Magnussen, la patente è ancora salva, duella indietro senza fare il killer. 13° Ricciardo, non eccelle in prova e in gara ma strategia sbagliata. 14° Ocon, la macchina è quella. 15° Zhou, l’ho visto bene nonostante la monoposto che guida. 16° Gasly, gara test. 17° Sargeant, chissà se finirà l’anno. 18° Bottas, meglio che faccia Babbo Natale. 19° Alonso, gara test, buio pest.

A parte Russell 1’18”5 e Perez 1’19”6 che hanno montato tardi gomme medie, sono da valutare attentamente i giri più veloci con gomme dure: Piastri 1’19”907, Leclerc 1’19”935, Norris 1’19”994, Sainz 1’20”220, Hamilton 1’20”331, Max 1’20”366.

Bella idea quella di Vettel per la gara podistica in ricordo di Senna e per le belle frasi pronunciate davanti ai colleghi vicino alla statua del campione brasiliano oltre al giro sulla McLaren ovviamente. Mi ha ricordato le confidenze di Ayrton a Sid Watkins e all’amico fotografo Orsi che nel team Williams nessuno gli dava retta, gli ingegneri non lo ascoltavano e decidevano loro le soluzione d’assetto e proprio loro hanno causato l’incidente fatale.

Stesse confidenze mi fece Zanardi nel 1999 quando correva con la Williams; non gli davano retta, lo costringevano a correre con gli stessi assetti di Ralf Schumacher che lui riteneva troppo rigidi. Gli feci una proposta: mi porti a Imola (conoscevo uno in Williams), mi imponi al team , solo per quella gara, affinché io decida insieme a te l’assetto della tua monoposto e poi vediamo il risultato.

Riflettemmo assieme per un po’ ma poi non se la sentì di fare una proposta simile e un po’ dura al team. Terminò il campionato a zero punti e risolse il contratto con la Williams.

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