TESTO E FOTO PAOLO CICCARONE

L’incontro è stato cordiale, come normalmente avviene fra colleghi che operano nello stesso settore e si conoscono da anni, ma di fatto l’autodromo di Monza e quello di Imola, in qualche modo sono concorrenti in ambito F.1 e il fatto che entrambi i responsabili dei due impianti, con Alfredo Scala e Giuseppe Redaelli per Monza e Pietro Benvenuti e Marco Panieri, sindaco di Imola, per il Santerno, fossero a Budapest non è casuale. Perché il circuito ungherese è riuscito in un anno appena di lavori, a stravolgere tutto l’impianto.

Una nuova palazzina a tre piani con nuovi box e salette VIP, una sala stampa in costruzione al secondo piano e magazzini e parcheggi nella parte sotterranea, una nuova enorme tribuna centrale con servizi moderni e strutture varie. Un mezzo miracolo dopo 10 anni di attesa per i vari permessi e gli ostacoli burocratici (anche qui nella patria di Orban ci sono ostacoli, a volte…) superati con volere politico. E Imola e Monza, da anni in attesa di sbloccare le situazioni locali, hanno preso atto, 12 mesi dopo, di quanto fatto: “Ero venuto qui l’anno scorso per rendermi conto della situazione – dice Marco Panieri, sindaco di Imola – dopo 12 mesi ho visto cosa hanno saputo fare. Credo che in Italia non manchino competenze e conoscenze per fare bene, personalmente sull’impianto sto investendo molto, dal nuovo ponte, al progetto salette palazzina centrale, sala stampa, tanto altro ancora.

Ma per farlo dobbiamo avere delle certezze a lungo termine”. E le certezze a lungo termine sono un GP di F.1. I dubbi su Madrid (anche se alcune fonti smentiscono non siano in tempo col circuito) ha aperto una sorta di gara all’asta per aggiudicarsi la gara. La Turchia da un lato, col governo Erdogan che preme e Imola che ha trovato i soldi: “Possiamo mettere sul tavolo 35-40 milioni a gara, una cifra notevolmente maggiore rispetto a Monza, per intenderci. Una parte l’abbiamo già trovata, per l’altra metà abbiamo investitori pronti a intervenire. Non ci stiamo a una gara al rialzo, non è nel nostro interesse e stile, ma ci presentiamo con le carte in regola per avere continuità nel calendario mondiale”.
Dall’altro lato Monza coi suoi soliti problemi, in primis capire se il passaggio da ente a federazione sportiva possa aver esito positivo per recuperare i 50 milioni di euro che il governo Meloni, per mano del ministro dell’economia Giorgetti, possano far ritorno a casa. E’ la prima grana che il neo presidente ACI Geronimo La Russa deve superare, perché in base a questa decisione, si dovrà mettere mano al resto con tempi e costi diversi: “Noi abbiamo molti progetti in atto e la presenza di Monza non è in discussione, stiamo lavorando su molti fronti per fare le cose al meglio – dice Alfredo Scala, responsabile dell’impianto brianzolo – chiaramente non mancano le difficoltà, ma di volta in volta ci impegniamo sempre al massimo per fare le cose al meglio. L’anno scorso ha segnato un deciso passo in avanti in fatto di servizi, viabilità, organizzazione, ma non ci fermiamo certamente qui. In progetto c’è una nuova sala stampa.

Qualcuno si lamenterà del fatto che la vecchia fosse una delle più belle del mondiale e dopo 35 anni la palazzina monzese è ancora all’avanguardia nei progetti, tanto che è difficile trovare di meglio oggi rispetto a cosa abbiamo fatto all’epoca. Se non avessimo ceduto a Liberty Media la parte di sala stampa per le salette VIP, avremmo dovuto pagare più soldi per il GP, per cui è stata una scelta obbligata e ci scusiamo già da ora con i giornalisti, ma faremo il massimo ovviamente”. Uno scenario, questo, che seppure involontariamente mette Imola contro Monza: una ha il contratto firmato da tempo fino al 2031 con possibilità di estensione fino al 2040, l’altra è alla ricerca di un posto fisso nel calendario. Una ha il contratto ma non ha rispettato le scadenze previste nell’accordo con Liberty, l’altra ha i soldi. Uno scenario che potrebbe aprire a tante ipotesi e possibilità. E a Budapest ne avranno certamente parlato a tavola in uno dei vari ristoranti alla moda del centro ungherese. Chi avrà pagato il conto? Indagheremo…






