TESTO E FOTO DI BEPPE MAGNI

Lei non é una da mezze misure : o la si ama o la si odia. Entri e ti colpisce in pieno stomaco, presentandoti un muro su cui vedi arrancare motori sbuffanti quella zaffata di olio centrifugato, simbolo di fatiche antiche, che pareva dimenticata, tanto sono evoluti e perfetti i moderni propulsori da corsa. Poi sali, lentamente, quasi solennemente, percorrendo il primordiale tratto dell’Ancienne Douane, poi soppiantato dal tratto di pista da corsa più famoso del mondo, l’Eau Rouge e il Raidillon.

Sale, da dentro, prepotente, l’attrazione, un sentimento bello e forte, la soddisfazione e la gioia di poter essere qui, a gustarsi ogni metro di un luogo leggendario, citato e amato da tutti. Non sono tutte rose e fiori, salendo, la fatica si fa sentire, non solonei motori. Se dovesse piovere, il sudore si acuirebbe di quei colpetti di venticello gelido, che ti insinuerebbe qualche dubbio : è tutto davvero così bello ?
In cima, a questa sensazione, si aggiunge un velo di sincera tristezza, unita ad una preghiera. Antoine e Dilano sono ancora lì, pronti a raddrizzare il loro bolide ferito e a ripartire, per coronare il loro sogno, troppo presto spezzato.
Si prosegue, su per il Kemmel, sì, il Kemmel è in salita, ma non più così dura, come il Raidillon, e allora si apre sempre più il sorriso, si comincia a godersela davvero, complice l’inusuale tepore del sole e l’eccitazione dei primi devoti, che hanno già preso posto, con le loro sedioline da campeggio, pronti a godersi lo spettacolo.

Anche Les Combes è in salita, mentre sulla sinistra non si può fare a meno di scorgere il primissimo tratto dritto della vecchia Spa, che proseguiva dritto, oltre il cancellone, verso un’avventura troppo antica e struggente per essere mantenuta in vita.
Poi si va giù, non si è mai in piano, qui o si sale, o si scende, neanche fossimo in cielo. Beau Rivage, ora Bruxelles, un tornante, largo e tondo, affascinante, ammaliante, in discesa, sembra non finire mai.

Lì si è rapiti, non c’è neppure la rete alta, all’interno, si è talmente vicini che sembra di essere in pista, con i commissari, con gli addetti ai lavori. Ma quali lavori ? Qui se la godono tutti, perché Spa ti entra dentro, ti sconvolge e ti prende nel profondo, puoi chiedere perfino ai commissari se ti scattano una foto della pista dalla loro postazione, e loro accettano, perché capiscono, perché sanno, conoscono l’emozione che ti vince, che è poi la stessa loro.
Ci fermiamo lì, sul bellissimo tornantone, vicinissimi al nastro d’asfalto. Tanto vicini da vedere le mani dei ragazzi, fasciate dai loro guantini multicolori, giocare veloci con i loro volanti, come a Montecarlo. E la goduria sale al diapason, non vorresti più andare via.

Finisce la prima e unica sessione di prove, più giù ci attende quella che le mappe chiamano Double Gauche, per noi, il Pouhon, una vertiginosa curva larghissima a sinistra, in discesa, che a scenderla sembrano le Frecce Tricolori.
E poi, e poi niente. Venite qua. Venite qua perché io ho finito le parole, ammesso e non concesso che le abbia mai trovate, per descrivere compiutamente questo pezzo di paradiso. O la si ama o la si odia, dicevamo all’inizio. Avete capito da che parte sto. Ma io sono di parte, non faccio testo : dovete venire qui, almeno una volta nella vita, a vederla dal vivo. Sarà lei stessa a scegliervi o a ripudiarvi. Come una regina vera, di quelle di una nobiltà antica e sovrana, di quelle che come lei non ce n’é. È lei e lei sola, bella da impazzire, austera, arcigna da morire.
















