TESTO E FOTO DI BEPPE MAGNI

Palosco è un piccolo paesino all’estremo est della provincia di Bergamo, quasi 6000 abitanti. Credo fossero molti meno quando, sarà stato il 1991, nella piccola piazza del paese apparve improvvisamente un palco di tubolari da ponteggio, con corrispondenti assi da ponte, di assoluta ordinanza per i maestri bergamaschi dell’edilizia. Fu probabilmente qualcuno di loro a realizzare quel rudimentale palco in piazza.
Ma quella volta non serviva per costruire nessuna palazzina, né per farci salire il complessino locale a suonare per celebrare la festa del patrono. Una domenica mattina, o forse era un sabato, ma no, credo fosse proprio domenica, su quel palco vi apparve un lucente bolide da corsa, sì, avete capito bene, una macchina di Formula 1. Era la presentazione ufficiale della Fondmetal Fomet1, la cui elegantissima mise blu notte strideva un po’ con la ruvidezza della rustica, grezza struttura eretta nella piccola piazza per l’occasione.

Sul palco con questa meraviglia della tecnica di allora, erano solo in 3: il pilota Olivier Grouillard, il factotum Gianfranco Palazzoli e il patron, quel sognatore romantico che aveva da qualche tempo nella mente e nel cuore che sì, se si poteva sognare, si poteva fare: Gabriele Rumi. Ad applaudire la nuova nata c’era un manipolo di appassionati, mica neppure in tanti, che stettero ad ascoltare le parole, piene di emozione e di speranza, dei tre protagonisti sul palco.
La Fondmetal è davvero stata una storia di passione grande, struggente e meravigliosa, che solo un cuore puro come quello di Gabriele Rumi poteva concepire e realizzare. Una storia di passione tutta italiana, portata avanti con tutte le forze e tutto l’entusiasmo di cui l’imprenditore italiano era capace. Ammirato e benvoluto da tutti, Gabriele Rumi riuscì a coinvolgere nei suoi progetti fior di ingegneri famosi, da Robin Herd a Tino Belli, fino ad arrivare a quel Sergio Rinland che realizzò nel 1992 una delle più belle Formula 1 di tutti i tempi, a detta della classifica di un autorevole magazine inglese, quella GR02, nipote diretta della Fondmetal che apparve quella domenica mattina su quel palco, che, ancora oggi, è un incanto, a dispetto dei suoi oltre trent’anni di vita.

Talmente bella che un signore giapponese, mister Satoshi Yatani, colpito dalla struggente storia della piccola squadra bergamasca e dalla stordente avvenenza della Fondmetal GR02, ha deciso di riprodurla come modello in scala. Solo che serviva il permesso della casa madre. Una volta ottenuto, ecco le riproduzioni di Elephant Model, talmente ben riuscite che anche la stessa Fondmetal ne ha volute un certo numero da distribuire a delle persone importanti, perfino ad un immeritevole appassionato che, di tanto in tanto, si reca a Palosco ad ammirare la GR02 vera che, come molti sanno, fa bella mostra di sé, insieme alle altre monoposto di Formula 1 dove Fondmetal è stata coinvolta, in apposite teche installate nel cortile dell’azienda di Palosco.

Recentemente abbiamo avuto la incredibile opportunità di ricevere, durante l’ultima 24 Ore di Le Mans, uno dei modelli di mister Satoshi Yatani addirittura dalle mani del modellista giapponese. Non potevamo esimerci, a questo punto di recarci direttamente a Palosco per far autografare la piccola, stupenda GR02 direttamente da Stefano Rumi, che sta continuando con la sorella Alessandra, sulle orme di papà, a tenere alto il nome di Fondmetal nel mondo. È stato emozionante come il figlio di Gabriele abbia sottolineato che la scocca delle Fondmetal non fosse dipinta di nero, ma fosse di un elegante blu notte.
Ed è davvero bello come una piccola grande storia di sogni e di passione, nata in un piccolo centro della campagna bergamasca, abbia potuto assurgere prima ai massimi livelli dello sport mondiale, arrivando poi a colpire e coinvolgere la fantasia degli appassionati internazionali, fino a mister Satoshi Yatani, che, a questo punto, aspettiamo in Italia, a Palosco, a conoscere la splendida realtà che lui ha voluto rappresentare e ricordare attraverso i suoi modelli. Grazie di cuore a Stefano Rumi per la sua estrema gentilezza e pazienza nell’aprirci le porte della sua magnifica azienda. Chiedendo scusa in anticipo per tutte le prossime volte che, inevitabilmente, finiremo lì, sui suoi cancelli, ad ammirare ed amare le creature di papà Gabriele.










