WEC 6 ORE IMOLA LE CURVE DELLA PASSIONE

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Senza ombra di dubbio le curve configurano il tratto distintivo di ciascun circuito motoristico; la loro posizione, la loro traiettoria, il contesto nel quale sono posizionate, tutto contribuisce a far sì che ciascuna di esse sia di fatto unica ed abbia caratteristiche non replicabili; non solo, ma proprio perchè uniche sono l’elemento determinante ai fini della realizzazione dei tempi sul giro.

Anche solo una lieve diversa interpretazione nell’affrontarla può comportare un tempo differente di percorrenza, ed il tutto moltiplicato per il numero di curve ed il numero di giri di una competizione vuol poter dire la differenza tra una vittoria ed una sconfitta.

L’autodromo internazionale “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, sotto questo aspetto, presenta sui suoi saliscendi curve impegnative, molto tecniche e che certamente sono in grado di esaltare la sensibilità e le doti di guida dei piloti, evidenziando coloro che siano i più abili nell’interpretarle; vediamo, con l’aiuto di qualche immagine, quali siano i punti più caratteristici del tracciato imolese.

Tamburello:

modificata dopo l’incidente mortale di Senna, ad oggi si presenta come una larga e veloce chicane alla quale si accede dopo un lungo rettilineo; fondamentale pertanto il punto di frenata, per poter affrontarne l’ingresso nel punto più utile a garantire la percorrenza delle tre curve alla velocità più elevata ed una maggior velocità all’uscita utile per affrontare il successivo rettilineo.

Villeneuve:

anche in questo caso, dopo l’incidente costato la vita a Roland Ratzemberger, si tratta di una variante di rallentamento, insidiosa, soprattutto al suo ingresso, per non compromettere la traiettoria della curva successiva di uscita, dove si deve trovare il giusto compromesso tra velocità in entrata ed “aggressione” al cordolo; forse la curva più semplice del tracciato, ma non per questo da sottovalutare.

Tosa:

una delle curve più affascinanti del tracciato imolese, prima dell’inserimento della variante Villeneuve teatro di sorpassi epici e mozzafiato, oggi non più decisiva in tal senso, un tornantone verso sinistra che può essere interpretato anche con modalità leggermente differenti in funzione del setup della vettura; da evitare la digressione sulla ghiaia all’esterno, dalla quale uscirne indenni potrebbe risultare problematico.

Piratella:

curva bellissima a sinistra, si arriva in salita e si esce in discesa, con il punto in cui si cerca la traiettoria che non da, anche considerata la velocità, possibilità alcuna di errore; vista dalla pista ancor più affascinante, in quanto un occhio inesperto non rileva punti di riferimento. Un tempo forse, considerata la presenza della variante, più facile in quanto da affrontare più lentamente, oggi una curva veloce dove è il pilota a fare la differenza.

Acque minerali:

la si guardi dall’esterno, dall’interno o da centro pista è forse il punto più bello del tracciato, quello dove di più si possono trovare quei centesimi che fanno la differenza, una doppia curva a destra, la prima in discesa con una impegnativa staccata, la seconda a salire in accelerazione andando a “pizzicare” il cordolo esterno, un mix di difficoltà che in pochi secondi può determinare differenze significative nei tempi di percorrenza.

Variante alta:

Una chicane stretta, dove è fondamentale il punto di entrata; una differenza di poche decine di centimetri (equivalenti a millesimi di secondo) nella staccata può portare ad una entrata “lunga” od a pizzicare eccessivamente il cordolo, con ripercussioni sui tempi (e sulle sospensioni), impossibile o quasi trovare con continuità la giusta traiettoria, la velocità di percorrenza non sarà elevata ma il tasso di difficoltà è altissimo.

Rivazza:

le ultime due curve del tracciato imolese, due a sinistra che conducono al rettilineo finale, hanno un livello insidiosità non indifferente; alla prima si arriva dopo un deciso allungo ed in discesa, il che evidenzia eventuali problemi ai freni (e non sono infrequenti le uscite sulla via di fuga), mentre la seconda va affrontata senza esagerare per evitare di finire sull’esterno della stessa dove non vi è asfalto a compensare l’eccesso di foga del pilota.

Il modo migliore per apprezzare questo tracciato e le sue curve è quello di partecipare, come fatto dal vostro cronista, alla “track walk” con i piloti, un privilegio che vale una camminata talora impegnativa (credetemi, le salite verso la Piratella e la Variante alta si sentono) ma gratificante, che consente di apprezzare le difficoltà di queste magnifiche ed impegnative curve.

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