WEC 24 ORE LE MANS Kubica in paradiso con la Ferrari al terzo successo di fila

TESTO E FOTO DALL’INVIATO BEPPE MAGNI

È la Ferrari di Enzo. Quella che già sessanta anni fa sapeva dominare in lungo e in largo la corsa più importante del mondo con vittorie a ripetizione. È la Ferrari di Enzo. È tornata sulla Sarthe, sul suo terreno preferito di caccia, ad incantare le folle, a far sognare ad occhi aperti gli appassionati, a far scoppiare i cuori di gioia e gli occhi di lacrime felici.

Ancora ieri, sulla griglia di partenza, profilo bassissimo: “Non siamo dove vorremmo essere. Puntiamo al podio.”

Le parole di Antonello Coletta erano sussurrate, sottolineando quella volontà precisa di non esporsi, di evitare assolutamente proclami, parole vuote, facendo eco a quelle dei suoi piloti, che, la sera prima, avevano detto, a bassa voce, praticamente in coro, la stessa, identica cosa.

“Non siamo i favoriti assoluti.” “Diceva Antonio Giovinazzi.

“Cercheremo di raccogliere più punti possibile per il campionato.” Gli faceva eco Antonio Fuoco.

Per Giovinazzi Pierguidi Calado altro podio dopo la vittoria nel 23

Umiltà, unità, unicità di una squadra compatta, che non si è lasciata scalfire nemmeno per un attimo dall’opaca prestazione fornita nelle sessioni di hyperpole. Toni bassi, pochissime parole a spiegare che in una gara di ventiquattro ore la pole conta praticamente nulla, che avevano lavorato e stavano lavorando per la gara, compresa una simulazione completa effettuata ad Aragon, in cui si erano potuti mettere a punto le strategie di gestione ed i dettagli.

Solo la Porsche si è messa di mezzo alle Ferrari che hanno piazzato tre auto nei primi 4 posti

È la Ferrari di Enzo.È la Ferrari che preferisce i fatti alle parole, in netta controtendenza con il resto del mondo. È una Ferrari che lavora, che lotta, che esalta la competenza e l’esperienza costruita, giorno dopo giorno, all’unisono con AF Corse. Con Amato Ferrari e Ferdinando Cannizzo, persone di ancor meno parole, ma tanta sostanza, fatta di lavoro e risultati eclatanti, culminati con la grandissima affermazione di oggi nella più prestigiosa delle gare. Onore alla Porsche, avversario di sempre, che, soprattutto con Kevin Estre, ha fatto sudare le sette camicie ai ferraristi, arrivando, di fatto, davanti alle due vetture della compagine interna. Ma a vincere è stata comunque una vettura del Cavallino Rampante, come ai tempi in cui la gestiva Luigi Chinetti. A cui, sicuramente, Amato Ferrari si è ispirato un po’.

Podio svanito per Fuoco, peccato perché velocissimo

È la Ferrari di Enzo. Reincarnato nella figura di Antonello Coletta, che non è un despota come il Drake, e nemmeno un agitatore di uomini, ma è un leader moderno, che i suoi uomini li unisce, li compatta, li plasma, esaltandone le capacità, con una rettitudine, una coerenza ed una trasparenza fuori dal comune, fuori dal tempo, ma la cui efficacia prorompe fragorosa sui campi di gara.

È la Ferrari di Enzo. È qui anche lui, oggi, non poteva mancare. Dopo Maranello, Fiorano e Modena, la Sarthe è il suo posto prediletto. Anche oggi, una volta di più, gli è stato inutile nascondere gli occhi dietro le sue leggendarie lenti scure. Le lacrime le abbiamo viste tutti, ed erano lacrime di gioia, come le nostre, che non tratteniamo più, perché oggi è giorno di festa, di festa vera.

Porsche Penske sempre pericolosa a Le Mans

Ed anche ora è inutile parlare, è solo ora di lasciarsi andare, assaporare in pieno il gusto di quel podio a cui tutti anelano, che tutti vorrebbero, ma solo la Ferrari, quella con il Cavallino Rampante davvero, è stata capace di conquistare con tre vittorie in fila. Come sessant’anni fa. Ed è bello vedere che si abbracciano, Antonello, Amato ed Enzo, con loro che che asciugano una lacrima sulla guancia del Grande Vecchio, per poi abbracciarsi ancora. E rimanere lì, rimanere lì per sempre, perché nessuno mai potrà cancellare ciò che si scrive in paradiso.

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