MINARDI DAY Roberto Bazzo e il culto di Bellof al punto da ricostruire la sua Porsche

TESTO E FOTO DI BEPPE MAGNI

Oggi voglio raccontarvi una storia molto particolare, quella di un ragazzo friulano, presente all’Historic Minardi Day. Appassionato da sempre di corse, buon pilota di kart, autentico cultore di un fuoriclasse che ci ha lasciati troppo presto, il tedesco Stefan Bellof. Del campione tedesco sappiamo tutto, da quell’incredibile e imbattuto, e sottolineo, imbattuto 6’11”13 sulla Nordschleife del Nurburgring con il Prototipo, a quel terzo posto a Montecarlo F.1 nel giorno non solo di Ayrton Senna.

Del ragazzo friulano, Roberto Bazzo, sappiamo che adora Stefan Bellof, fino al punto di ricostruire ex novo la sua Porsche 956, con la quale il fuoriclasse di Giessen conseguì le sue più grandi affermazioni. Le 1000 ore occorse per costruire pezzo per pezzo la biposto che fu di lui e di Derek Bell è stato un atto d’amore incredibile, verso un campione che, nella sua pur breve vita, ha saputo suscitare emozioni e passioni che pochissimi altri, in carriere ben più lunghe, hanno saputo scatenare.

Fu così che tra il 2021 e il 2024, in quelle mille ore di emozione, di groppi in gola, di difficoltà tecniche che solo l’enorme spinta di una passione infinita ti fanno superare, è nata la magìa, quella replica esatta della Porsche che potete vedere nelle immagini, e che ha girato in pista a Imola nei giorni dell’Historic Minardi Day.

La parte più attempata del pubblico presente non poteva credere ai suoi occhi: la Porsche 956, con la sua inconfondibile livrea tabaccaia, di nuovo in pista a rinverdire lo struggente ricordo di un pilota dal talento immenso e di una determinazione pazzesca, esplosiva, esagerata. Un po’ come questa incredibile opera di Roberto Bazzo, cui non possiamo che essere grati per averci regalato una emozione in più, in giornate, queste dell’Historic Minardi Day, che ci hanno fatto oscillare avanti e indietro nel tempo, in un’altalena di emozioni sempre crescenti, oltre che indimenticabili. Grazie, Roberto, di cuore. Grazie, Stefan Bellof

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