Testo e foto MARCO FERRERO
Nell’ambito del Campionato del Mondo della Supermoto il tracciato cuneese di Busca configura, a strette indicazioni regolamentari, per certi versi un’anomalia, in quanto è completamente in asfalto, mentre stando alle indicazioni una parte del circuito non inferiore al 30% dovrebbe essere in terra, e questo in quanto la disciplina prevede gare su un tracciato “misto”.
Busca è, peraltro, un circuito molto tecnico e molto veloce, che premia i centauri più bravi, con due parti significativamente impegnative dove i migliori fanno la differenza, una la “sky section”, le cui caratteristiche sono state approfondite nel corso della scorsa edizione del mondiale (si veda l’articolo al link https://www.rmcmotori.com/velocita/supermoto-la-sky-section-di-busca/) mentre l’altra è la curva che viene chiamata “parabolica”.
Si tratta di un passaggio, una curva a U di 180* velocissima e fisicamente impegnativa, un nastro di asfalto di una larghezza (o altezza) di poco più di un paio di metri che viene percorso mediamente in un paio di secondi, certamente la parte più veloce non rettilinea del tracciato cuneese nella cui percorrenza i centauri si trovano, di fatto, paralleli al terreno.
Ad un primo sguardo la stessa appare quasi insignificante, ma è solo al momento del passaggio dei piloti che è possibile rendersi conto delle difficoltà ed apprezzare la bravura di chi guida.
Dalla disamina dei dati telemetrici che il nostro campione Elia Sammartin, uno dei protagonisti del campionato, ha con grande cortesia e disponibilità condiviso, e per cui lo ringraziamo sentitamente, emergono alcuni dati assolutamente interessanti; il primo è relativo alla velocità, laddove in entrata è pari a 72 km/h, in percorrenza è di 48 km/h (lo schiacciamento e la forza centrifuga certamente si fanno sentire) ed in uscita è pari a 50 km/h.
Parimenti interessante è il dato relativo alla percentuale di apertura dell’acceleratore; Elia ci ha indicato come in entrata del curvane è del 87%, in percorrenza scende intorno al 60% mentre in uscita, al momento in cui è necessario acquisire in fretta la maggiore velocità possibile, si attesta intorno al 100%; i due dati sono tra loro coerenti e conseguenti, e confermano la difficoltà che i centauri hanno nell’affrontare questo tratto di pista.
Ultimo, ma non certo per importanza, un ultimo dato; Sammartin, uscendo a 50 km/h dal curvane, raggiunge in piena accelerazione i 115 km/h dopo poco più di una cinquantina di metri, prima di iniziare a frenare per la staccata che porta ad uno stretto tornante a destra; questo dato relativo all’accelerazione, unito alla forza centrifuga che schiaccia pilota e moto al suolo, genera contraccolpi fisici non indifferenti.
Da annotare che tutto il curvone non è perfettamente liscio, e l’asfalto, che in alcuni punti presenta crepe e sta iniziando a sgretolarsi, presenta delle rugosità e dei piccoli sobbalzi che mettono a dura prova la sensibilità di guida (ed il coraggio) di chi guida e la tenuta degli pneumatici, una difficoltà in più che esalta la determinazione con la quale il tratto è affrontato.
Volendo fare una disamina di questo tratto, si può idealmente suddividere lo stesso in tre parti: l’entrata, il curvone stesso e l’uscita; la prima difficoltà risiede nel fatto che, all’entrata, la moto entra in “verticale” all’ingresso della parabolica e dopo neppure un secondo la stessa ha un’inclinazione di circa 90*. La traiettoria di ingresso, che può variare di qualche centimetro tra i centauri, è di fatto obbligata, al centro, l’unica che consente di affrontare tutto il curvone senza cambi di traiettoria, potenzialmente pericolosi stante la ristrettezza della striscia da percorrere, e forieri di perdite di preziosi decimi di secondo.
La percorrenza è, specie per chi guarda, la parte più spettacolare, affrontata non a gas aperto in continua accelerazione ma cercando il miglior compromesso per sfruttare la forza centrifuga per rimanere attaccati al suolo e per uscire velocemente; impossibile variare la traiettoria od avere esitazioni, imperativo mantenere la linea scelta,
L’uscita, la terza parte della “parabolica”, non è meno facile, ed è anche l’unica parte dove è possibile vedere qualche differenza tra I centauri nell’affrontare l’uscita; stante che il ritorno in posizione verticale è abbastanza “secco” la traiettoria può risultare più “alta” o più “bassa”, in quanto il salto che ci si trova ad affrontare; il punto chiave sta nell’uscire i più veloci possibili, per cercare di arrivare alla staccata del tornante a destra più velocemente dell’avversario che si vorrebbe superare
Una parte sulla quale ci si potrebbe dilungare o che suggerirebbe altri spunti di riflessione; certamente il suggerimento è quello di venire di persona a Busca per poter prendere visione di questo tratto di pista, apparentemente insignificante, ma che probabilmente è il più probante di tutto il tracciato.













