Testo e foto MARCO FERRERO
In tutta franchezza, che Marc Marquez, al netto di incidenti od infortuni che fortunatamente non si sono verificati, quest’anno avrebbe vinto il suo nono titolo iridato (di fatto è solo più una questione matematica) lo si poteva intuire sin dallo scorso anno, quando era stato comunicato che avrebbe corso per il team ufficiale Ducati, e non solo per la straordinaria stagione che stava correndo con la moto del team satellite Gresini.
Marquez, da sempre abituato a correre per vincere, è pilota inarrestabile e di un altro pianeta quando ha la moto migliore (mentre, proprio per questa sua mentalità, se non ha le condizioni ottimali, gli ultimi anni con la Honda lo confermano, non riesce ad imporre la sua bravura e spesso si trova a sbagliare più di altri), e la Ducati lo era e lo è; inoltre, è arrivato in Ducati potendo “pretendere” pari trattamento con Bagnaia, e si è preso il ruolo di prima guida della squadra sin dall’inizio della stagione a suon di prestazioni e risultati.
Ha imposto, ed è questo il termine giusto, la sua personalità a tutto il team, in tal modo schiacciando psicologicamente Bagnaia prima di superarlo in pista, ed addirittura portando il team manager del team a vestire i panni del ruolo, certamente non di sua competenza, e cosa di cui Marquez non ha proprio bisogno in quanto sa rispondere in pista coi fatti (si ricordi quanto accaduto al Mugello), di “angioletto custode”.
E’ lo spagnolo forse l’ultimo “personaggio” di rilievo e spessore rimasto in un mondo dove nessuno degli altri piloti della griglia pare eccellere per personalità e carisma, e forse è questo l’unico elemento che lo facilitato nella conquista, ormai certa, del titolo iridato 2025; è, nel bene e nel male, un elemento catalizzatore di interesse e di interessi, certamente divisivo (altra caratteristica dei grandi campioni), certamente non è un modello di correttezza in pista ma certamente lo è per determinazione e carattere.
Dopo che Jorge Martin ha perso la stagione per infortunio, l’unico che avrebbe potuto dargli fastidio era il suo compagno di squadra, ma Bagnaia, che già si portava appresso alcuni “fantasmi” della scorsa stagione (quando mai nel motorsport si è visto che un team, per sua stessa ammissione, “stoppi” lo sviluppo della sua moto e faciliti di fatto la vittoria di un pilota che è noto che l’anno successivo andrà in un’altra casa?), e forse, stanti alcuni rumors tutti da verificare, si troverebbe a lasciare il team ufficiale Ducati a breve termine, è stato, a monte di quanto non sia dato sapere in quanto racchiuso nei segreti dei box, soverchiato mentalmente da una personalità decisamente superiore.
A voler ben guardare oltre, non azzardato prevedere come il successo 2025 non sarà l’ultimo per Marc Marquez; prima di un “pilota” sarebbe necessario trovare un “personaggio” della forza mentale dello spagnolo che sappia contrastarlo su questo piano (nello sport il più delle volte si vince prima con la testa), ed ad oggi all’orizzonte non se ne vede traccia.
L’unico limite di Marquez potrebbe essere se stesso, il suo ego; così come lo ama o lo si odia, anche le sue sfide non hanno vie di mezzo, e lui le affronta con questo approccio; forse solo un altro Valentino Rossi od un altro Casey Stoner potrebbero mettere in forse la sua supremazia e metterlo in difficoltà.










