MONZA, E VENNE L’ORA DEL WEC

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Il weekend della prossima settimana rappresenta per l’Autodromo di Monza un evento di rilevanza assoluta in quanto, dopo che lo scorso anno le vicende sanitarie legate al COVID-19 ne avevano imposto la cancellazione, finalmente, e lo diciamo con soddisfazione, il WEC, il World Endurance Championship, o Campionato del Mondo Endurance, sbarcherà per la sua “prima” assoluta sul “tempio della velocità”.

Un evento atteso con trepidazione da quella ormai lontana primavera di quattro anni fa, quando la serie aveva svolto il suo prologo, i suoi test pre campionato, proprio sul tracciato brianzolo, un evento che aveva attratto migliaia di persone e la curiosità degli addetti ai lavori, ansiosi di vedere in azione soprattutto quelle che erano le vetture della classe regina, i prototipi “ibridi” della classe LMP1 Porsche e Toyota.

Quattro anni, un tempo tutto sommato irrisorio ma che è apparso come lunghissimo, soprattutto alla luce di quanto occorso in questo lasso di tempo, durante il quale sono occorsi numerosi eventi e cambiamenti all’interno della serie; era il tempo, come ricordato, delle vetture “ibride”, Porsche e Toyota, uniche rimaste a quel tempo a contendersi il titolo nella classe LMP1, era il tempo in cui la serie iniziava a palesare serie difficoltà in termini di costi e di appeal, era il tempo in cui, alla fine di quella stagione, il colosso tedesco avrebbe abbandonato la sua partecipazione nel campionato mettendone in serio dubbio la sua stessa sopravvivenza.

Di qui l’inizio di un periodo decisamente tribolato, prima con la sola Toyota a gareggiare in LMP1, poi con il passaggio, pur di mantenere in vita la serie, del campionato su due annate, una soluzione che, diciamolo francamente, non piaceva a nessuno, poi l’annuncio dell’avvento delle Hypercars, che avrebbero sostituito la classe LMP1, ma il tutto sembrava un disperato tentativo di mantenere in vita un contesto ormai agonizzante.

Paradossalmente, il COVID-19 ha come riportato equilibrio e sembra aver sistemato le cose; la serie, che nel frattempo ha incassato il favore di qualche casa interessata a sviluppare una hypercar (la gara monzese sarà occasione per la presentazione ufficiale della Peugeot), si è (logicamente ed opportunamente) riportata su una sola annata solare, ha definito un calendario di sei gare e pare essere tornata, se non agli antichi splendori, ad essere una serie in grado di attirare partecipanti e pubblico.

Sarebbe in effetti stato un crimine sportivo derubricare una gara come la 24 Ore di Le Mans ad una manifestazione non appartenente ad una serie titolata, come in effetti occorso per quasi venti anni dal 1992 al 2010, così come sarebbe stato triste finire con perdere la tradizione delle grandi “classiche” di Endurance, che trova le sue radici nel periodo nel quale il calendario presentava eventi come, per citare I più famosi, le 24 ore di Le Mans e Daytona, la 12 ore di Sebring o la 9 ore di Kyalami.

Tutte le gare del WEC, ad eccezione, ovviamente, della maratona francese, hanno una durata minima di sei ore (per le gare di Spa, Monza e Fuji, otto per quelle di Portimao e del Bahrain); per una questione di contenimento dei costi, stante come il campionato si svolga di fatto su circuiti sparsi per tutto il pianeta, il calendario 2021 è stato “soffittato” a sei eventi, ma la speranza (e l’ambizione) è quella di aggiungere un paio di gare al momento in cui vi sarà il preannunciato ingresso di alcune case (Ferrari, Porsche).

La terza tappa del campionato 2021 è da annotare all’attenzione sia in quanto configura il ritorno di una grande gara di Endurance sul “tempio della velocità” dall’ultima edizione occorsa nel 1992 (anche se in quella occasione si trattava di una 1.000 chilometri), sia in quanto sarà una “prima” anche per il pubblico sulle tribune dell’autodromo monzese (anche se solo per 1.000 persone), quel ritorno atteso ormai da oltre un anno e mezzo per il quale vi è grande trepidazione da parte degli appassionati.

(foto di archivio)

 

Condividi su: