F.1 GP Germania quel sogno Ferrari – indigesto – di una notte d'estate

 

Ho fatto molta fatica a dormire, sabato notte. Succede sempre così quando, al sabato, si vive una Giornata Memorabile.

Rimangono negli occhi i fotogrammi di una Rossa stupenda, velocissima, bilanciatissima, docilissima nelle mani di un Campione che l’ha condotta da par suo, attraverso quello che rimane di un Circuito stupendo, dentro le Curve fatte dalla stessa Terra, nella stessa Terra in cui è nato e cresciuto, di cui sembrava riconoscere ogni piccola piega, avvallamento, pendenza…

Sono ore, quelle notturne, in cui il silenzio che ti circonda ti permette di pensare a molte cose, ti vengono in mente tantissime Immagini, ricordi indelebili, Gioie di un Passato che, chissà perché, ha gli stessi suoni, gli stessi colori, la stessa terra natìa di un Presente che sembra tornare, prepotente, a riportarci nel Sogno…

 

E venne la domenica. La prima immagine televisiva che ho in mente è una ripresa dall’alto di Hockenheim. Sinceramente, gli cambierei nome. Come hanno avuto la decenza di fare gli amici austriaci, per il loro vecchio Zeltweg. Questa pista, se ancora così la si può chiamare, non è nemmeno lontana parente del Vero Hockenheimring, quello che si snodava, interminabile e austero, nel bel mezzo della Foresta. Le immagini dall’alto lasciano ancora intravedere i vecchi solchi, dove l’antica Pista si gettava nel bosco, dritta per dritta, inframezzata da tre chicanes che nulla toglievano al fascino e alle strazianti melodie di rettilinei mozzafiato.

 

Vedere come è ridotto adesso questo posto è veramente una sofferenza, quasi un dolore, forse un presagio…

L’attesa per la Partenza del Gran Premio di Germania è troppo lunga, snervante, interminabile. Il nuovo orario è al limite della sopportazione.

Non ho ancora ben compreso nemmeno i motivi dello spostamento. Fatto sta che c’è tempo per pensare alla Germania, Terra di Automobili e di Campioni. Viene in mente l’Auto Union, Bernd Rosemeyer, Rudolf Caracciola, l’epopea degli anni ’30, dove perfino i nostri Achille Varzi e il nostro Mito Assoluto, l’inarrivabile Tazio Nuvolari cedettero al fascino delle possenti corazzate tedesche a motore posteriore. Poi. Finalmente, la Partenza. Sebastian Vettel e la sua SF71H s’involano, leggiadri, con la stessa imperiosità del giorno precedente. Kimi Raikkonen bene, ma non benissimo, al solito. Poi… poi… va bene così. La corsa finisce lì.

 

Non voglio ricordare, non voglio rivangare quello che è successo dopo. Lo hanno visto tutti. Lo hanno subìto tutti. Lo hanno commentato tutti. Mi toccherebbe ammettere che Lewis Hamilton ha fatto una Corsa d’altri tempi, da Quattordicesimo a Primo, girando tre secondi meglio dei colleghi, in condizioni difficili.

Mi toccherebbe ricordare il momento più doloroso, quello del nostro Campione che… è stato un attimo, solo un attimo, che voglio dimenticare in fretta… Preferisco, sinceramente, guardare avanti. Sì, molto meglio pensare al futuro, che, per fortuna, è già domenica prossima.

Preferisco pensare che abbiamo una Macchina Meravigliosa, la Ferrari SF71H, che ci regalerà grandissime soddisfazioni. Pilotata da par suo da un Campione che mi ricorda tanto Niki Lauda, Alain Prost, gente che, in certi frangenti, aveva difficoltà, ma che tutti ricordiamo imbattibili quando c’era da sfoderare la precisione, la raffinatezza, la continuità di un pilotaggio ai massimi vertici velocistici. Infatti è gente che ha vinto quello che ha vinto…

 

Preferisco pensare che abbiamo una Squadra fantastica che continuerà a lavorare duro per portarci, a fine anno, laddove vogliamo essere e io credo proprio che ci saremo. Sì, perché quest’anno sento un’aria diversa, avverto qualcosa di magico, che ci porterà lontano…

Non fosse altro perché questa stupenda SF71H ci permetterà, forse, di vedere realizzato il Sogno più intimo e malcelato di Enzo Ferrari.

Il Drake non ha mai nascosto, ha sempre voluto che si dicesse e scrivesse che, a vincere, fossero le sue Macchine, più che i suoi Piloti. Egoista? Cattivo? Ingrato? Sarà. Ma a trent’anni esatti dalla sua (apparente) scomparsa sarà bello così…

 

 

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