DI PAOLO CICCARONE FOTO B.MAGNI/N.GRITTI

Sono passati 62 anni da quella edizione storica in cui la Mini vinse il Rally di Montecarlo, successo conseguito anche nel 65 e nel 66 con la clamorosa esclusione dopo la gara, che vide ai primi tre posti le Mini, perché montavano lampadine da 100 KW invece che 55 come previsto dal regolamento. Ciò non toglie che fra il Principato di Monaco e Mini ci sia un legame fortissimo che è stato ripreso con il test drive della Countryman in allestimento John Cooper Work con trazione integrale. E questo perché le stradine sono ancora le stesse, la Mini no. Anche se ha mantenuto quelle caratteristiche che la rendono unica.
SULLE STRADE DEL PRINCIPATO

L’abitabilità della Countryman è decisamente migliorata e aumentata, offre agli amati del genere quello spazio in più che lega chi è nato col fascino Mini, ma fra trazione integrale, lo spazio aumentato di 14 centimetri in lunghezza rispetto alla generazione precedente e al design bombato, con un ingombro arrivato a 445 cm, dicono che, di Mini ormai, non c’è rimasto niente infatti ora è una crossover media. Abbandonate le forme tonde e le cromature dentro e fuori, ora la più grande delle auto della casa inglese sfoggia un design minimalista e contemporaneo. Con un frontale bello grintoso a dire il vero e un portellone bombato che lascia spazio ai bagagli e un tetto alto che consente anche ai passeggeri posteriori di starsene belli comodi.
MOTORE BITURBO DUE LITRI DA 300 CV

La potenza di 300 Cv di questa versione (ma in listino ci sono anche quelle più… abbordabili come 1.5 a benzina da 170 CV, la 2.0 da 218 CV (solo 4×4), nonché la 2.0 a gasolio da 163 CV. E non mancano nemmeno le versioni elettriche con la Cooper E da 204 CV e 462 km omologati e la Cooper SE da 313 CV (449 km di autonomia ufficiale). Questo per dire che l’offerta è ampia e completa.
INTERNI CON MATERIALI SOSTENIBILI

Gli interni sorprendono: tessuti riciclati, belli alla vista e al tatto, niente pellame. Chiavetta di accensione vecchio stile, levetta del cambio a fianco, maxi schermo tondo al centro (da 24 centimetri di diametro…), pulsanti per attivare o disattivare ADAS indesiderati nella guida quotidiana, connessioni complete e al top, DAB radio con stazioni già definite. Un bell’impatto, con sedili forse un po’ rigidi nello schienale che vanno bene quando guidi sportivo, in autostrada per lunghi tratti ti ricordano invece che hai una certa età e che certi sfizi vanno bene ai ragazzi col fisico integro, ma la passione e il divertimento è tale che non ci pensi affatto e te la godi, rigidità o meno delle sospensioni (decisamente più morbide che in altre versioni a dire il vero).
PRATICA E DIVERTENTE

La Mini Countryman John Cooper Works JCW ALL4 del test è, però, una delle più pratiche: è l’unica che ha di serie il divano scorrevole e offre il bagagliaio più grande. Infatti, non essendo ibrida, ha l’intero doppiofondo (alto 20 cm) libero: nelle altre, compresa l’elettrica, qui si trova la batteria di trazione. Peccato solo che il piano di carico si possa solo sollevare e rimuovere, ma non abbassare. Di serie su questa versione anche l’head-up display, la guida semiautonoma (ben tarata) e altre cose che, spesso, sulle rivali si pagano a parte. Al volante e sulle strade del Principato sorprende. Curve strette, stradine in salita e angoli ciechi, il posteriore segue con rapidità le indicazioni al volante, ci si trova agilmente fuori da impicci vari. Davvero un bel godere
EFFICACE IN CURVA
Fra le curve è un’auto molto efficace e sicura: grazie alla trazione integrale e complici anche le ruote di 20” con gomme sportive (optional a € 1.540), la tenuta di strada è elevata perfino sull’asfalto, con l’avantreno che non allarga la traiettoria impostata e il retrotreno che segue “fedele”, anche nella modalità Go-Kart, dove l’Esp è parzialmente disabilitato. E tutto avviene facilmente, quasi senza impegno da parte del guidatore. Solo lo scarso assorbimento ricorda che non siamo su una Countryman “normale”: sull’asfalto irregolare gli scossoni non mancano, nonostante l’auto abbia di serie gli ammortizzatori adattativi (meccanici e non elettronici).

PREZZO DA 52.600 EURO
Un bel mix godurioso, spazioso e dagli ingombri contenuti, ideale per la città ma capace di dare soddisfazione anche in autostrada o nei percorsi misti. Un appunto riguarda la taratura del due litri twinturbo. Ai bassi regimi è un po’ pigro, diventa più allegro sopra i 3 mila giri, con accelerazione da 0 a 100 in 5’’4 e velocità massima di 250 km/h (mai vista a dire il vero per ovvi motivi…) e se ci fosse la coppia spostata in basso non sarebbe male. Questione di regolazioni della centralina per abbattere consumi ed emissioni che di solito a basso regime è tipico della guida urbana. Prezzo a partire da 52.600 euro per questa versione muscolosa. Superbollo da 720 euro per la cronaca. Cara? Probabilmente, ma si compra lo sfizio e il per sempre giovani e quello non ha prezzo…




















