DI PAOLO CICCARONE

Vero appassionato di auto, pilota (vincente) nelle gare storiche con Alfa Romeo, uno dei pochi manager del settore che sa di cosa parla, al timone europeo del colosso cinese BYD è l’occasione di rilancio e occupazione per le nostre aziende. Ecco nella nostra intervista esclusiva cosa succederà
Alfredo Altavilla, un manager italiano alla testa europea del colosso cinese BYD, una scelta non casuale che rende merito alle capacità manageriali di un tecnico cresciuto nel mondo FCA con una parentesi in Ita Airways e sfociata nel vecchio amore, quello per il mondo automotive che lo ha visto anche cimentarsi al volante nelle gare storiche, vinte fra l’altro, a dimostrazione che passione, tecnica e lavoro possono coesistere. Nato a Taranto nel 1963, Altavilla affronta la sfida di far conoscere in Europa un marchio che in Cina è un numero 1 e il compito quando si dice il destino, lo vede allo stesso tavolo europeo di un altro pugliese, Luca De Meo, nato a Locorotondo e a capo di Renault Dacia, l’altro manager italiano che in poco tempo ha saputo lasciare il segno nel mondo auto.

UNA ALLEANZA MADE IN PUGLIA CON DE MEO?
Altavilla e De Meo, la Puglia come punto di riferimento di una rivoluzione che Altavilla affronta con cognizione di causa. E’ bastato sentirlo a Torino alla presentazione di BYD Atto 2, il B Suv elettrico che è stato presentato in anteprima sulle nostre strade, un veicolo capace di avere il massimo della tecnologia, eleganza, rifiniture al top e costi competitivi. E qui l’esperienza di Altavilla ha fatto la differenza. Otto secoli dopo Marco Polo, verrebbe da dire la via della seta al contrario…
”Magari la via dell’auto direi…BYD è sicuramente uno dei costruttori che più sta puntando al mercato europeo, anche con la volontà di diventare un costruttore europeo a tutti gli effetti, non solo per outsourcing ma anche per la componentistica (BYD entro fine anno aprirà uno stabilimento in Ungheria, ndr), per lo stile, le caratteristiche delle vetture. Con Atto2 abbiamo disegnato una vettura con un occhio europeo”.
In Europa è un momento abbastanza complicato fra normative in divenire e i dazi USA non ancora definiti. Pensa che BYD con i costruttori europei possa essere un alleato forte o solo uno spettatore?
“E’ chiaro che BYD oggi viene percepito quasi come un nemico, essendo un costruttore cinese, invece io penso sia molto saggio considerarlo un alleato, soprattutto perché fra pochi mesi diventeremo a tutti gli effetti un costruttore europeo, perché quello che serve in questo mercato è la certezza delle regole. Lo vediamo tutti i giorni quale impatto hanno le indecisioni a livello nazionale ed europeo. Credo che tutti quelli che possono contribuire a portare a maggiori certezze e normative più intelligenti, più comprensibili e di lungo termine, debbano essere degli attori presenti al tavolo delle trattative”.
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Prossimamente a Torino avrà un incontro con oltre 300 imprenditori che operano nella componentistica, si aprono degli spiragli lavorativi per le aziende italiane nella sua visione?
“Io me lo auguro. Quello che potevo fare era consentire alla componentistica italiana essere la prima a offrirsi, con la propria competitività, con la propria conoscenza e tecnologia. L’evento del prossimo 20 febbraio a Torino, mi auguro che possa permettere a quanti più fornitori possibili di entrare e diventare partner di BYD perché nel lungo termine possa essere una scelta molto importante per tanti della filiera della componentistica italiana”

QUELLA SFIDA TORINESE PER IL RILANCIO DEL MADE IN ITALY
Quante possibilità di sono che BYD possa produrre anche in Italia?
“Nei prossimi mesi abbiamo due importanti stabilimenti da avviare, oltre a quello in Ungheria anche in Turchia, raggiungeremo una capacità produttiva importante e la priorità è saturare questi stabilimenti. E’ chiaro che più auto si vendono più possibilità di aprire fabbriche ci sono. Adesso è troppo presto per parlarne, cominciamo col primo passo. Purtroppo di stabilimentinon utilizzati in Europa, ce ne sono fin troppo in questo momento”
Ha parlato di crescita sul mercato italiano, siete allo 0,62 e punta al 2 per cento…
“Contiamo di arrivare al 2 per cento di quota molto presto, nei prossimi mesi. Entro febbraio speriamo di arrivare già all’uno per cento. In tutta Europa è una strada un po’ più lunga, ma contiamo di raggiungere questo obiettivo”

BYD UN MARCHIO CHE ATTRAE I GIOVANI
Nei vostri riscontri di vendita, è più facile imporre un marchio nuovo come BYD fra i giovani che non hanno tradizione dei marchi storici, o con gli over che tendono a provare qualcosa di nuovo?
“La riflessione è interessante. Abbiamo notato che con le auto elettriche abbiamo un pubblico più giovane, amante della tecnologia. Con la Seal U DMI abbiamo un target che si fida della nostra tecnologia all’avanguardia. Abbiamo la tecnologia e stiamo lavorando per una rete di vendita e assistenza capillare come normalmente hanno i marchi tradizionali. Crediamo che aver messo una garanzia di 8 anni sulla batteria e 6 anni sul veicolo completo sia una dimostrazione di fiducia nei nostri prodotti. Le nostre vetture hanno una qualità e sostanza unica, dettosi questo, lo sforzo per farsi conoscere deve essere continuo e passa per una comunicazione efficace”.

Da pilota nelle gare storiche e appassionato di F.1, come vede il prossimo mondiale?
“Curioso vedere Hamilton all’opera anche se, come ha detto Ecclestone, non credo avrà vita facile perché Leclerc oltre che veloce conosce benissimo l’ambiente. Posso svelare un retroscena: quando nel 2014 Alonso lasciò la Ferrari, eravamo in volo con Marchionne e appena atterrati trovammo un messaggio di Hamilton che si offriva alla Ferrari. Sergio chiamò Arrivabene e gli disse di contattarlo, ma il manager bresciano disse che Vettel era piùuomo squadra e che Hamilton avrebbe rotto l’ambiente. Mi auguro non succeda adesso”
Da pugliese invece su Antonio Giovinazzi cosa ci dice?
“Sono contento che abbia vinto a Le Mans, Antonio è un pilota che merita la F.1 e non soperché Binotto non lo abbia preso all’Audi preferendo un esordiente. Giovinazzi con la sua esperienza e conoscenza avrebbe dato impulso e fatto crescere la squadra. Mi auguro di rivederlo in F.1 perché lo merita”.






