EICMA, APPUNTAMENTO ALL’EDIZIONE 2026

Testo e foto MARCO FERRERO

 

Un’altra edizione dell’EICMA, nella fattispecie la ottantaduesima, si è chiusa; in attesa dei numeri ufficiali della manifestazione si può però già dire che, ancora una volta, sia stata un successo; nei quattro giorni di apertura al pubblico sia i padiglioni che le aree esterne dove si sono svolte le esibizioni dinamiche sono state invase da appassionati giunti nel capoluogo meneghino da ogni parte del mondo per assistere ad un evento che sempre di più si configura come il più importante del mondo delle ”due ruote”.

Come sempre tante, tantissime, le novità, i nuovi modelli che presto vedremo sulle strade, le evoluzioni di quelli attuali, le nuove proposte di mobilità o di utilizzo; si sono visti molti modelli che vanno a ripercorrere, ovviamente in chiave moderna, il concetto che l’Ape aveva proposto decenni fa, mezzi a tre ruote con destinazione lavorativa, a riprova della bontà di un concetto che ai suoi tempi era stato precursore dei suoi tempi ed evolutivo nel suo concetto.

Non sono mancate, ahimè, anche le consuete scopiazzature orientali, in particolare delle nostre “Vespa”, mezzi sempre gettonatissimi ai fini della mobilità urbana, che nella loro madre patria sembrano essere finite un po’ nel dimeticatoio; in ogni caso elencare tutto quanto si sia potuto ammirare equivarrebbe ad una elencazione pedestre e, tutto sommato, poco utile. Certamente ciascuno avrà potuto focalizzare la propria attenzione su quanto di proprio interesse ai fini di eventuali acquisti futuri.

Oggettivamente, ma questo non è un appunto rivolto alla mostra ma a quanto è in essa esposto, va sulle proposte, che appaiono tra loro sempre più standardizzate e meno caratterizzate; colori e marchi a parte, molte moto appaiono molto, anche troppo, simili tra loro, un po’, si scusi paragone grossolano, come nella Formula 1 dove le vetture si riescono a distinguere tra loro solo per le colorazioni, al contrario di quanto avveniva negli anni ’70 – ’80 (anche nello moto) dove i mezzi di ogni casa avevano tratti distintivi caratteristici.

Come sempre molto “gettonata” la parte dinamica della kermesse, quella nella quale, nelle aree espositive esterne, si sono ammirate competizioni ed evoluzioni e dove la presenza di piloti di varie discipline ha concentrato l’attenzione degli appassionati; una menzione a parte va poi alla mostra “Desert Queens”, forse la parte più interessante di tutta la rassegna, un tributo alla “Dakar”, competizione iconica che da decenni configura l’avventura con le competizioni.

Già definita la data nella quale l’edizione 2026 della manifestazione avrà luogo, quella da 3 al 8 novembre del prossimo anno, con le prime due giornate come sempre riservate ai media ed agli operatori, una data che appassionati, operatori ed addetti ai lavori già hanno appuntato ed evidenziato sulle proprie agende, un nuovo appuntamento imperdibile al quale nessuno vorrà mancare.

Come sempre, e non potrebbe essere diversamente, va il consueto plauso ad un’organizzazione efficiente, professionale, capace di consolidare una meritata posizione nel panorama motoristico mondiale, capace di portare il brand Italia ad un’eccellenza che tutto il mondo motoristico non può che riconoscere.

Se proprio si vuole trovare una pecca, andrebbe rivista l’organizzazione relativa agli accessi ai padiglioni, specie in fase di ingresso ad apertura padiglioni, laddove i flussi di persone andrebbero meglio canalizzati e maggiormente velocizzati sia per evitare imbottigliamenti snervanti e forieri di discussioni (di “furbetti” che cercano di saltare le code ce ne sono sempre troppi!) sia per una migliore godibilità da parte delle persone dell’intera manifestazione.

In ogni caso una kermesse sempre uguale ma sempre diversa, capace di suscitare sempre nuovi spunti di riflessione o di interesse, e che ha saputo arricchirsi con mostre tematiche decisamente apprezzabili e di grande interesse.

 

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