Testo e foto MARCO FERRERO
Dell’esistenza del Centro Storico Fiat probabilmente sono ignari gli stessi torinesi (quei pochi che sono rimasti), posto che chi ci abbia operato un secolo ed oltre fa ormai non sia più in vita, e non possa ricordare a chi oggi sia presente un tempo passato nel quale l’edificio, ormai nel centro del capoluogo piemontese, era il primo opificio del marchio piemontese ed al suo interno prendevano vita le prime automobili.
L’occasione del centenario del record assoluto di velocità realizzato dalla Fiat Mefistofele il 12 luglio 1924 con la velocità di 234,980 km/h, per il quale la sede, ove è ricoverata la vettura, ha nel weekend dal 12 – 14 luglio osservato un fine settimana di apertura straordinaria, è stata ghiotta opportunità per effettuare una visita, non solo per ammirare quel bolide, ma anche per scoprire come la casa torinese abbia in uno spazio non enorme creato un luogo ricco di spunti di riflessione e di interesse assoluto.
La prima sorpresa è stata vedere come la gente abbia calorosamente accolto l’evento, per la verità neppure troppo pubblicizzato, e sia accorsa numerosa ed incuriosita in una sede che, passando sbadatamente per strada, può attirare per il suo stile liberty peraltro molto sobrio, che si intona perfettamente nel contesto del quartiere.
L’area della mostra, strutturata sui due piani dell’edificio, colpisce subito, in quanto è qualcosa di più e di diverso da un museo, certamente molto più “attrattiva”, dove è possibile cogliere quello che era lo spirito che animava la casa torinese, sia nei suoi modelli esposti, talora appartenuti a personaggi di spicco dell’azienda, sia nei modellini, che coprono a 360° l’attività della Fiat; di grande interesse la parte che espone i manifesti pubblicitari dell’epoca, chiari messaggi, semplici ma diretti ed efficaci, delle strategie di marketing di oltre cinque decadi fa.
Magari non moltissimi i modelli di vetture esposti, ma tutti in qualche modo assolutamente rappresentativi dei momenti in cui sono stati creati; ancora presente nel grande locale al piano terreno una porzione delle linee di produzione, immagine di una modalità lavorativa ormai obsoleta e dimenticata, così come un ufficio, certamente presidenziale, al piano superiore, una posizione dominante che accentuava il potere ed il carisma di chi allora dirigeva.
Fiat ricorda inoltre con esempi di produzione passata che in tempi ormai lontani la sua attività non si limitava alle automobili ma spaziava anche in ambito aeronautico, piuttosto che in quello agricolo od in quello ferroviario.
Un ambiente che attira ed invoglia a perdersi nei dettagli, a differenza di quanto accade in taluni musei dove ad un certo punto si prosegue quasi svogliatamente, in un mix semplice ma “dosato” in modo equilibrato, una visita che lascia sensazioni di soddisfazione e che, alla fine, può essere considerata una piacevole sorpresa.
Unico piccolo neo; il sito non è sempre aperto, ma solo la domenica, e dal periodo susseguente al COVID questa è forse una delle prime occasioni per potervi accedere, un peccato in quanto meriterebbe una visita. La speranza è che, con la sinergia attivata con il Mauto in occasione dell’iniziativa di Torino Capitale della Cultura d’Impresa 2024 si possa dare a tutti coloro che sono interessati la possibilità di una visita.
In ogni caso, il link del sito di riferimento dove acquisire le informazioni utili è www.centrostoricofiat.com.























