UFI FILTER Dalla F1 la ricerca sulle strade di tutti i giorni coi filtri made in Italy

DI PAOLO CICCARONE

L’evoluzione dei filtri olio dal primo della Ferrari del 1978 all’ultimo dell’Alpine 2025

Ci sono delle eccellenze italiane nel mondo del motorsport che restano nascoste ai più, ma ben note a chi opera nel settore. E’ il caso di UFI, sigla che sta per Unlimited Future Innovation, ovvero innovazione senza limiti, che dal 1978 è presente in F.1 da quando coi propri filtri olio equipaggiò la Ferrari di Carlos Reuteman vincitore nel GP d’Inghilterra. Da allora ad oggi, tutte le monoposto di F.1 utilizzano filtri prodotti da questa azienda che ha sede a Nogarole Rocca e che deve alla passione del suo presidente, Giorgio Girondi e la tenacia tecnica di Davide Moletta, l’essersi imposta a livello mondiale grazie alla divisione Advance Division Application con sede a Marcaria (provincia di Mantova).

Da quel primo filtro olio ai recenti, sono passate ere geologiche nello sviluppo tecnico. Basti dire che da 1,5 kg di quel filtro, oggi si viaggia su pochi grammi. E in F.1 ogni kg vale prestazione, performance. Dai filtri olio a quelli aria passando poi per tutti gli altri sistemi utilizzati in F.1. Fatto sta che le 22 monoposto attuali in griglia più le vetture del WEC e altre categorie, come dire che la ricerca e lo sviluppo di una azienda italiana, ha fatto la differenza nel mondo ipertecnologico del motorsport.

Giorgio Girondi presidente UFI

Ogni monoposto può utilizzare fino a 15 diversi elementi filtranti UFI. Considerando tutte le vetture in griglia, a ogni GP sono presenti almeno 110 filtri, per un totale superiore ai 6.000 utilizzati nell’arco di una stagione. Come dire che ogni team concede a un fornitore esterno la gestione di un’area particolare come quella della Power Unit che è la più delicata. I filtri forniti da UFI si dividono in due grandi famiglie. La prima riguarda l’area motore: olio, benzina ad alta pressione, benzina a bassa pressione, aria e filtri di sicurezza finali, i cosiddetti last chance filter.

Davide Moletta responsabile ADVANCED APPLICATIONS DIVISION

La seconda riguarda l’area telaio: circuiti di raffreddamento, idraulica, freni, idroguida e comandi delle ali mobili. Perché fra i DRS di prima e le “macarene” di oggi, servono filtri che impediscano alle impurità dei sistemi idraulici di bloccare un meccanismo fondamentale per la guida ma soprattutto la sicurezza del pilota. Da quest’anno la F.1 utilizza carburanti biosostenibili, ma proprio l’arrivo di benzine particolari, ha spinto nella ricerca dei filtri in quanto, al banco, sono state riscontrate sostanze formatesi in seguito all’uso di questi carburanti.

La Ferrari 312 T3 del 1978 vincitrice con Reuteman anche se col n.12 di Villeneuve

Durante la sperimentazione delle benzine, l’Advanced Applications Division di UFI ha analizzato i filtri utilizzati dai team e ha rilevato contaminanti inattesi. Questi residui derivano dalla reazione tra componenti prodotti dal funzionamento del motore, nuovi carburanti e oli innovativi. È qui che il filtro smette di essere solo una barriera contro polvere, pezzi di gomma lasciati dagli pneumatici o altri residui metallici, il filtro è uno strumento di controllo chimico.

Alcuni filtri presenti in F.1 oggi

 

Alcuni componenti presenti nei carburanti possono aggregarsi e compromettere l’efficacia del tipo di filtro usato e eventuali trafilamenti di benzina nella coppa dell’olio possono modificare il lubrificante e alterare il lavoro del filtro, per non dimenticare l’efficacia della combustione e della performance. Come dire che dai residui raccolti nel filtri, si capisce anche cosa succede in auto e se il motore, o altre parti, presentano situazioni critiche. Tutto questo grazie alla ricerca e sviluppo di una azienda italiana di provincia che si dimostra leader mondiale del settore.

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