F1 Quando un pezzo di storia giace in soffitta alla scoperta della Tyrrell di Pesenti Rossi

Testo e foto BEPPE MAGNI

 

Si sta avvicinando a grandi passi il fine settimana del Gran Premio d’Italia di Formula 1 a Monza, dove, mai come quest’anno, sarà tempo di celebrazioni. La Scuderia Ferrari ha annunciato che ricorderà, con una livrea speciale, il trentennale della prima Ferrari di Michael Schumacher, quell’anno vincitore proprio nel Tempio della Velocità.

Quest’anno ricorre anche il sessantesimo della vittoria a Monza con la Ferrari di Ludovico Scarfiotti, mentre più d’uno ha già ampiamente parlato e scritto del Gran Premio di Germania 1976, dove Arturo Merzario salvò Niki Lauda dalle terribili fiamme della sua Ferrari. Quello stesso Gran Premio di Germania, proprio quello lì, del 1976, segnò il debutto in Formula 1 del pilota bergamasco Alessandro Pesenti Rossi, scomparso il 21 febbraio scorso, con una Tyrrell 007 privata del team Rondini Gulf. Oddio, team… Erano lui, il Toti, il Ciccio Gervasoni, il Danilo baffo, il Boral, il farmacista del paese di Brembilla e, forse, un paio d’altri.

Tutto lì. Di soldi non ce n’erano mai. “Dai, Sandro, l’iscrizione la pago io.” Proponeva il farmacista. “Io compro un treno di gomme!” Gli faceva eco il Boral. E allora si partiva, sull’onda dell’entusiasmo e a budget nemmeno completamente chiuso, dopo che il Toti aveva preparato a dovere la Tyrrell nottetempo in officina, sì, perché di giorno l’officina era aperta al pubblico. Quella Tyrrell contrattata e acquistata nel corso del precedente Gran Premio di Monaco a Monte Carlo. La casa madre la consegnò al team bergamasco talmente in ritardo che in Germania corse ancora nel classico colore blu Tyrrell, che tutti gli appassionati ricorderanno.

Successivamente, la Formula 1 valligiana venne trasferita nella Carrozzeria di Elio Capelli, alla Botta di Sedrina, dove venne magistralmente dipinta nella stupenda livrea azzurra e arancione della Gulf, con la quale Alessandro corse i successivi Gran Premi d’Austria, d’Olanda e d’Italia. E con la quale, ancora ai giorni nostri, la si può ammirare in corsa nel Gran Premio Storico di Monte Carlo.

Leandro, il figlio di Alessandro, ha sempre saputo che Elio conservava qualcosa della Tyrrell di suo padre nella sua Carrozzeria. Avrebbe voluto portarci suo padre, e anche Elio aveva esortato mille volte Alessandro ad incontrarlo. Ma il campione di Gerosa non ha mai voluto saperne. Così, ora che è venuto a mancare, con Leandro, siamo andati proprio in Carrozzeria da Elio, alla Botta di Sedrina. Il quale ci ha accolti dapprima in Carrozzeria, iniziando a raccontare le antiche avventure.

Poi, vedendoci più che coinvolti, salendo due rampe di scale, portandoci in casa sua, travolgendoci di ricordi. Il pensiero andava sempre però allo stesso punto: chissà cosa conserverà qui Elio della vecchia Tyrrell nostrana. Dopo due ore buone di foto d’epoca, meravigliose, e di ricordi, altre tre rampe di scale. “Ma questa è la soffitta!” Dicevo tra me e me. Era proprio la soffitta. E li, proprio lì, tra scatoloni impolverati, altri scatoloni con vecchi Autosprint, giaceva, scoperto, appoggiato ad una vecchia, coetanea credenza, la meraviglia delle meraviglie! L’alettone posteriore della Tyrrell 007 di Alessandro Pesenti Rossi, dipinto all’epoca nei colori originali Gulf! Ma cavoli, Elio!

È il modo di tenere un cimelio del genere? Ma tra vecchi uomini di corse non si fa caso alla forma, erano e rimangono tutta sostanza, ruspanti, struggenti nel loro entusiasmo intatto e cristallino. Io non credo ai miei occhi: mentre Elio, con noncuranza, sfoglia vecchissimi Autosprint, mi giro e mi rigiro in mano questa ala meravigliosa, impolverandomi mani, braccia, maglietta. Mi è pare di volare… Del resto, quest’ala ha proprio il colore del cielo…

Condividi su: