F1 GP CINA – KIMI ANTONELLI ma è solo un ragazzino?

RODOLFO INTELISANO

Foto J.M. RUBIO

 

Tra i vizi italici, oltre ad essere tutti CT della nazionale di calcio, c’è anche quello di considerarsi tutti abilissimi guidatori. Ricordo che quando ero in Minardi ricevevamo numerose lettere di gente comune che si proponeva come pilota, asserendo di essere in grado di fare la differenza e che il nostro problema non era la carenza di budget ma la mancanza di piloti validi. Un “signore” addirittura per dimostrare le sue qualità al volante portava come esempio il fatto di essere sfuggito per ben due volte all’inseguimento di volanti della Polizia…A me toccava l’ingrato compito di trovare le parole giuste per declinare il cortese invito.

…ma è solo un ragazzino… E così quello che ti tocca sentire oggi è: “se la guida quel ragazzino sarei capace anche io” senza sapere o capire minimamente cosa significhi guidare una Formula Uno, senza minimamente considerare che questi “ragazzini” hanno cominciato a pilotare al limite e non a guidare che, sono due cose ben diverse, da quando avevano otto anni e quindi hanno almeno dieci anni di esperienza alle spalle. Nasce poi un pensiero e sorge una domanda: perché se un calciatore è bravissimo a quindici-sedici anni, viene subito considerato una grande promessa, e nessuno lo considera solo un “ragazzino” perché per un pilota si fa questa ingiusta distinzione? Quando semmai dovrebbe valere ben il contrario: guidare una Formula Uno è affare di poche decine di persone al mondo, a calcio, da ragazzi, abbiamo giocato tutti, più o meno bene. Quindi un pilota giovane, un “ragazzino” che fa quello che fa, meriterebbe maggior rispetto. Dall’anno scorso il nome del ragazzino sulle bocche, e sulle tastiere, di tanti, anche di gente che mai si è interessata di corse, è quello di Antonelli, con i soliti commenti: se può farlo lui, posso farlo anche io, e nel periodo di appannamento a metà dello scorso campionato con commenti degli espertoni da tastiera sui social tipo “è un bravo ragazzo ma forse non è il suo mestiere” senza minimante sapere o almeno informarsi su quanto fatto dal ragazzino nelle formule minori prima di lanciarsi in conclusioni affrettate, dimostrazione anche di scarsa modestia, visto che magari se uno che ne capisce come Toto Wolff ha puntato su di lui, Antonelli proprio così scarso non sarà.

Foto J.M. RUBIO

Per Antonelli ora è cominciata la seconda stagione in Formula Uno ed è partita alla grande con una vittoria e un secondo posto. E qui parte un altro vizio italico che è quello di spararti addosso alla minima difficoltà provando il sadico piacere di buttarti giù dal piedistallo o quello di esaltarti oltre misura. E così dopo la fase centrale della scorsa stagione siamo alla fase due. Adesso le lodi si sprecano, telegiornali che negli ultimi anni mai si sono mai interessati alla Formula Uno gli dedicano servizi, giornali e giornalisti specializzati già parlano di titolo mondiale. Toto Wolff predica calma e invita gli italiani a non esaltarlo e a non esaltarsi troppo. Mi permetto di aggiungere modestamente la mia voce alla sua. Antonelli sicuramente è un talento, guida la macchina nettamente migliore del lotto ma non dimentichiamo che è solamente alla seconda stagione in Formula Uno e che il suo compagno di squadra, quindi a parità di macchina è tale George Russell, uno che ha scalato i gradini delle formule minori vincendo al primo anno tutte le categorie a cui ha partecipato, formula tre, formula due incluse, uno che salito sulla Mercedes allora dominante come oggi per sostituire Hamilton colpito dal Covid, strapazzò da subito Bottas e non vinse la gara solo per un pasticcio, raro e persin sospetto, al pit stop. E non dimentichiamo il fattore emotivo, l’abbiamo già visto in quel dritto a pochi giri dalla fine. La pressione quando sei in lotta per il mondiale per la prima volta è tantissima, una pressione che non sei abituato a reggere. Esempio recente e lampante Oscar Piastri nel campionato scorso. Stupidamente definito iceman2 dai giornalisti, ad un passo dal titolo si è sciolto come ghiaccio al sole inanellando una serie di errori e di incidenti che gli sono costati il titolo. Lo stesso Hamilton al suo primo anno di Formula Uno in lotta per il titolo, si lasciò sopraffare dalla pressione commettendo quel banale errore finendo nella sabbia all’ingresso dei box proprio a Shangai. Dunque calma. L’obiettivo di Antonelli per quest’anno non deve essere il titolo ma pensare a vincere più gare possibile, se poi, tirate le somme, alla fine sarà in lotta per il titolo, tanto meglio ma Russell ha altrettanto piede e manico ed esperienza in più, perciò calma e lasciamolo tranquillo, senza buttargli addosso aspettative eccessive.

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