DI PAOLO CICCARONE PER AVVENIRE.IT

Scrivere una pagina di storia del motorsport a 20 anni appena compiuti. Lo ha fatto Kimi Antonelli a Monza, vincendo il GP d’Italia, una gara in cui era partito in ultima fila, 19 posizione, per scontare la penalità in seguito alla sostituzione di tutto il gruppo propulsore. Da lì, ore 15 fuso italiano, fino all’arrivo, è stato un susseguirsi di emozioni, gioie, paure. Alla fine la storia si è compiuta a due giri dalla fine con un sorpasso sul compagno di squadra George Russell, col quale ha duellato a lungo, finendo anche nella sabbia a quattro giri dalla fine: “È stato un momento terribile – ha detto poi – ho detto qui ho rovinato tutto.

C’era l’asfalto sporco, sono uscito largo per non toccare Russell e sono finito in sabbia. Sono uscito, ho recuperato e ho vinto. Una cosa incredibile, troppo bello” dice ancora sudato dopo il bagno di folla. Quella folla vestita di rosso Ferrari che ha dimenticato le proprie beniamine, finite in un duello fratricida con Leclerc fuori al secondo giro e Hamilton attardato per essere stato messo fuori pista alla prima curva dal compagno di squadra. Trasformare 400 mila tifosi Ferrari in un coro unico di Kimi, Kimi sotto al podio per uno che guida una Mercedes, è stato l’altro atto di fede di questa gara.

Ma il leader del mondiale, con 66 punti di vantaggio su Russell, è rimasto coi piedi per terra. Lo dice papà Marco dopo la gara e spiega perché: “Siamo stati insieme a salutare i ragazzi di Pizza Aut, ragazzi autistici che col lavoro si inseriscono in una vita normale. Ci siamo guardati con Kimi e mi ha detto: papà, noi siamo stati fortunati, dobbiamo fare qualcosa per chi non ha avuto la nostra fortuna, per chi ha bisogno. Adesso non so cosa faremo di preciso, ma è la nostra priorità, ridare qualcosa a chi ne ha bisogno perché nella vita sono altre le cose importanti. Kimi aveva la passione per le corse, ricordo quando con mamma Veronica, incinta di alcuni mesi, eravamo in un paddock e all’accensione di un motore, sentì Kimi scalciare nella pancia.

Andammo in ospedale terrorizzati che stesse per nascere in anticipo, invece andò tutto bene ma si può dire che aveva già fretta di venire in questo mondo e di correre. Con la mamma abbiamo detto che lo studio era la priorità, e quando era già in F.2 lo vedevo partire per le gare coi libri di scuola, ho capito che ce l’avrebbe fatta, perché sa cosa siano le priorità della vita. Monza? Bellissimo, la prima vittoria in Cina è stata unica, vincere a Montecarlo un sogno, ma quello che ha fatto a Monza per me rappresenta il massimo cui possa ambire un pilota. Vincere a casa sua dopo 60 anni dall’ultimo italiano, conquistare la folla di tifosi della Ferrari e sentire il coro sotto al podio, con tutti a cantare l’inno di Mameli, beh io ho ancora la pelle d’oca”.
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