TESTO E FOTO DI PAOLO CICCARONE

ZANDVOORT – In una delle sue epiche uscite, Enzo Ferrari disse che si muore di fame ma si muore anche di indigestione. Si riferiva ai guadagni che all’epoca Bernie Ecclestone proponeva ai team di F.1 che, confrontati con quelli odierni, fanno ridere. Perché nel frattempo non solo è aumentata la fame ma anche e soprattutto le portate che hanno riempito la pancia di squadre e piloti. In Olanda questa è l’ultima edizione della gara, che è tornata nel circo iridato nel 2021 e che ha sempre registrato numeri incredibili in quanto a successo di pubblico e introiti. Ma sarà l’ultima edizione.
Perché chiudere un evento che dimostra di avere i numeri del grande evento? Jan Lammers, che è uno dei promotori, è stato abbastanza chiaro e fa capire molto sul futuro della F.1. “Noi siamo una struttura privata che organizza tutto senza alcun supporto statale – ci disse – quindi dobbiamo far quadrare i conti. Abbiamo un pezzo forte che è Max Verstappen, ma non sappiamo quanto durerà e per quanto tempo sarà una attrazione, inoltre le spese aumentano e senza supporto governativo, dobbiamo fare il pieno di pubblico nei tre giorni. Oggi come oggi non abbiamo alcuna certezza che questo avverrà in futuro, e il minimo errore nella programmazione ci costerebbe carissimo. Ecco perché preferiamo chiudere l’esperienza e non proseguire”.

Quindi un evento che raccoglie file chilometriche di tifosi, che blocca gli hotel nel raggio di 50 e passa chilometri, che impegna le ferrovie nazionali con treni speciali ogni 3 minuti da Zandvoort ad Amsterdam Centraal, coi prezzi dei biglietti che sono aumentati rispetto a un anno fa e prima ancora (si è passati dagli 8 euro andata ritorno ai 16.10 euro attuali, ndr) con una tassa di soggiorno a percentuale negli hotel che hanno aumentato i prezzi di due volte e mezzo se non tre, garantendo introiti minimi di 25 euro al giorno di tassa di soggiorno per hotel di basso livello fino a oltre 50 per quelli più costosi, ebbene tutto questo finisce quest’anno. Come è possibile che un evento che raccoglie centinaia di migliaia di spettatori, con incassi garantiti, finisca?

E’ la dimostrazione che si può “morire” di indigestione visto che gli ingredienti di successo c’erano tutti. Ma è anche un monito sul futuro della F.1 stessa. Non è un mistero che ci siano accordi a lungo termine, firmati con organizzatori di mezzo mondo, specialmente in medio oriente e, alla luce della situazione attuale, introiti che non sono garantiti per via della guerra che ha bloccato e fatto saltare molti avvenimenti. Un monito che indica a quei paesi che certe spese, invece che essere indirizzate allo sport spettacolo e al washsporting di alcune nazioni, potrebbero e dovrebbero essere indirizzate ad altre priorità (ogni missile usato nella guerra costa in media 1 milione di euro…). Quindi un mondiale opulento, che fa il pieno di pubblico con record di incassi dappertutto, ma con un campanello d’allarme che dimostra che pur organizzando una gara di successo, come l’Olanda, questo non è sufficiente per continuare.

E la domanda è spontanea: fino a quando questa F.1 godrà del successo attuale? Fino a quando ci saranno tassi di crescita come negli ultimi tempi? E vale la pena scommettere sul lungo termine della categoria visto che un calo, fisiologico, avverrà per forza di cose entro un anno, massimo due, come prevedono gli analisti di borsa e, pertanto, chi ha investito nel lungo termine, avrà il ritorno sperato o a ripetizione ci saranno altre defezioni? Sono i dubbi che nascono dopo la fine del GP d’Olanda, la gara che muore di indigestione.


