TESTO E FOTO DI PAOLO CICCARONE

Si scrive Bahrain ma si legge Sepang, il paradosso della F.1 dove si va a 6000 km di distanza per disputare una gara intitolata al piccolo regno del Golfo. Per la cronaca, fra Imola e il Bahrain ci sono 3890 km, sarebbe stato più vicino farlo da noi che in Malesia… Eppure l’esperimento è riuscito e anche se Stefano Domenicali ha detto che nel paddock sembrava di essere in Bahrain, è stato lo stesso Principe Salman Al Khalifa a fare una battuta, dicendo che da loro non piove così tanto per cui la differenza si vede…

Dal Bahrain hanno portato tutta l’organizzazione baranita, ovvero hanno spostato tutti i commissari di pista più altri addetti all’organizzazione, per un totale di oltre 500 persone. Fra viaggi e alloggi è stata spesa una cifra che hanno voluto tenere riservata, così come è rimasto riservato l’importo pagato per il noleggio del circuito con il governo locale, il cui primo ministro ha fatto passerella ed è salito sul podio dopo la gara. La banda che ha suonato i due inni nazionali, prima Bahrain e poi Malesia, è arrivata col jet privato del Principe, sotto la pioggia battente non hanno perso un colpo!

Nel paddock è stata organizzata anche una caccia alla perla: le ostriche sono arrivate dal Bahrain (anche queste…) e due addetti le aprivano facendo scegliere tre ostriche a testa. Se c’era una perla, una ragazza creava un gioiello appositamente. Dovevano fare tutto il week end, sabato pomeriggio era tutto esaurito e con il caldo, i residui delle ostriche hanno creato qualche imbarazzo…

Anche se il circuito e l’organizzazione interna era baranita, il traffico e gli accessi erano gestiti dalla polizia locale. E qui si sono creati imbuti da paura: per coprire i 50 km che separano il circuito dal centro città, dove alloggiavano alcuni (piloti e meccanici tutti al Sama Sama, hotel dell’aeroporto a 5 km dalla pista) ci sono voluti anche più di due ore e mezzo, tanto che i responsabili del circuito hanno diramato un comunicato con le scuse agli appassionati (paganti) intervenuti in massa col ritorno della F.1 a Sepang.
Il circuito è rimasto lo stesso, così come i servizi, gli accessi e il catering. L’unica novità ha riguardato i bagni della sala stampa, con nuove piastrelle e sanitari. I problemi della pista sono stati riscoperti in gara con pozze d’acqua e rivoli mai assorbiti, con traiettorie particolari e chi le ha capite prima, ha fatto la differenza, vedi Alonso contro Norris… Un momento di imbarazzo con la cerimonia del podio. Verstappen ha aspettato parecchio prima che trovassero gli inni nazionali, nel frattempo dalla tribuna cantavano Du Du Du Max Verstappen Du Du, etc. Almeno l’hanno presa in simpatia ma non tanto i regnanti sul podio in attesa di muoversi. Imbarazzo generale e qualcuno la pagherà…

Per i trasporti in molti si sono organizzati con voli privati (i piloti specialmente). La Ferrari ha invece usato un charter Airbus A330 di Ita Airways che ha portato tutta la squadra a Sepang. Altri team hanno fatto scalo a Bangkok, col risultato che nei trasferimenti sono stati persi molti bagagli perché la capitale era allagata dalle abbondanti piogge e tutto era fermo e impraticabile. La speranza è che le valigie possano arrivare per il GP di Singapore, dove dal lunedì sono già arrivati i piloti con i team per prepararsi alla gara di domenica prossima

La città di Kuala Lumpur (il nome significa foce del fango, Kuala foce e Lumpur fango) fa capire che il posto è soggetto spesso a pioggia e inondazioni varie. Il traffico rispetto al 2017 è aumentato, ma ci sono più metropolitane e collegamenti. Vanno per la maggiore quelli di Grab, un pool di privati come Uber da noi. Costano meno e sono affidabili. Infatti la tendenza a fregare il turista è molto forte anche qui.

Se chiedi un taxi in aeroporto e prendi il primo che trovi, paghi circa 280 Ringit (oltre 62 euro) ma se lo prenoti al desk interno, puoi scendere a 80 (circa 18 euro) ma con Grab ne spendi al massimo 60 Ringit (15 euro). Il tutto sta a organizzarsi. Come è stato fatto sabato e domenica sera dopo la gara, perché era tutto intasato, le navette dal circuito al centro accrediti erano solo tre, per giunta utilitarie e per 3 persone al massimo quando c’erano decine di giornalisti in attesa. Organizzarsi in privato ha significato dover sborsare 220 Ringit contro gli 84 della corsa normale. E in contanti senza pagamenti tracciati…

Aggiungiamo che una navetta sabato sera è rimasta ferma all’ingresso del paddock perché senza benzina. Nel paese che è uno dei maggiori produttori di petrolio, una beffa. Ah, la benzina costa circa 1 euro al litro (prima costava circa 45 centesimi) e il gasolio a 1,11 euro. Tariffa fissa per tutti i distributori. In pratica raddoppiato e tutti arrabbiati con quanto sta avvenendo nella Guerra del Golfo. Sapessero quanto la paghiamo noi in Italia e Europa in genere, sarebbe partita la rivolta popolare…






















