F.1 GP ARABIA SAUDITA Perez vince su Verstappen e Alonso che penalizzato cede il posto a Russell

DI PAOLO CICCARONE PER AUTOMOTO.IT

Corsa senza storia per Perez che vince facile su Verstappen in rimonta dal 15.posto ma la grande corsa di Alonso terzo viene penalizzata dai commissari dopo la gara e scivola al quarto posto. Ferrari deludente con Sainz sesto e Leclerc settimo mai in gara

JEDDAH – Il danno e la beffa in una gara che ha vissuto su pochi momenti esaltanti, confermando quello che ormai si sapeva: contro la Red Bull c’è poco da fare. L’ennesima doppietta con Sergio Perez davanti a Max Verstappen, che era partito 15 in griglia, fa capire come il passo e il ritmo della squadra austro inglese non ha rivali. La beffa riguarda Fernando Alonso, protagonista di una gara eccellente: alla prima curva era davanti a tutti e ci è rimasto per 4 giri, il tempo necessario a Perez di svegliarsi e riprendere il ritmo.

Lo spagnolo, però, ha messo la ruota anteriore sinistra fuori dalla linea bianca del boxino di partenza e così gli hanno dato 5 secondi di penalizzazione. Scontati ai box. A fine gara i solerti commissari si sono accorti che lo svolgimento della penalizzazione non è stato regolare e gli hanno inflitto altri 10 secondi, per cui al terzo posto è salito George Russell con la Mercedes e Alonso è sceso al quarto.

DIREZIONE GARA IMBARAZZANTE

Visto che ci sono voluti almeno 28 giri di gara, ci si chiede cosa stessero facendo i commissari in direzione gara dato che se ne sono dimenticati o hanno aspettato la soffiata di qualcuno. La FIA, con queste decisioni (vedi anche Ocon in Bahrain con penalizzazione fotocopia di Alonso) continua a perdere la faccia, vedi anche la safety car al 18 giro per lo stop di Stroll che ha fermato la macchina fuori traiettoria e dietro al rail come prevedono le norme. Safety che è servita a Verstappen per semplificare la rimonta e portarsi a ridosso del compagno Perez.

VINCE L’ARBITRO NON I PROTAGONISTI

Insomma, i risultati in pista vengono decisi dall’arbitro come in passato e anche se ora il direttore di gara è unico, i pasticci di norme poco chiare continuano a imperversare con due pesi e due misure che creano sconcerto. Di sicuro ci sarà da discutere perché se prima l’Alpine in Bahrain ha toppato e adesso Aston Martin pure, con lo stesso problema alla penalizzazione, i casi sono due: o le due squadre sono formate da fessi patentati, o la direzione gara non è stata chiara abbastanza per dire come vanno fatte certe cose. Propendiamo per la seconda, aggravata dal fatto che dal 21 giro di gara di tempo per comunicarlo ad Alonso ce ne era e non farlo salire sul podio dopo una corsa in cui avrebbe potuto anche aumentare il passo e mettere il margine di sicurezza fra sé e Russell. Infatti, la Mercedes parlava di 5 secondi di penalità e Alonso ha chiuso con 5.138 di vantaggio. Ergo, ce ne sarebbe per fare casino come si deve.

FERRARI PIU’ LENTA CHE IN BAHRAIN

E fra chi deve fare casino, senza dubbio c’è la Ferrari, perché Sainz 6 e Leclerc 7 sono un bruttissimo risultato su una pista che avrebbe dovuto essere favorevole rispetto al Bahrain, invece le cose sono andate peggio. Se in qualifica Leclerc ha saputo portare la sua SF23 a 155 millesimi dalla pole di Perez, in gara il duo di Maranello ha girato sempre più piano: fino al 18 giro Sainz era 1,08 secondi al giro più lento dei primi, dopo il cambio gomme e il passaggio dalle medie alle dure, il risultato parla di 1,40 secondi più lento.

MARANELLO MISTERO BUFFO

Quindi, come interpretare questo risultato? Solo regolazioni da trovare? Visto il tempo in qualifica e i distacchi, la macchina sembra avere le prestazioni giuste. E allora perché in gara sono la quarta forza del mondiale dietro a Red Bull, Aston Martin e pure la Mercedes, considerata un progetto sbagliato? Domande che cercano una risposta rapida e senza indugi perché l’ombra del 2021 fa capolino in maniera prepotente. Ergo, urge capire se si è preso la strada sbagliata, e dopo i proclami che a giugno avevano smesso lo sviluppo per pensare al 2023, la delusione è ancora più forte.

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