Brembo 2026 Formula 1 Preview USA GP

Comunicato BREMBO

 

Dopo una settimana di sosta la Formula 1 riparte dal continente americano che sarà teatro di 4 GP nell’arco di un mese. 

Il Circuit of the Americas ha ospitato 13 edizioni ma questa si distingue dalle precedenti per il gigantesco cappello da cow-boy che d’ora in poi caratterizzerà l’impianto. In Texas si sono disputati 14 GP perché nel 1984 si è corso a Dallas, intorno al Cotton Bowl Stadium. Sono invece 83 i GP andati in scena negli Usa.

I dati del GP

Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo che lavorano a stretto contatto con tutti i piloti di Formula 1, il Circuit of the Americas da 5.513 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 4, il più alto delle 3 piste statunitensi. Ci riesce nonostante abbia appena 6 staccate al giro per meno di 15 secondi di uso dei freni: 4 frenate sono della categoria Hard, 1 Medium e 1 Light.

Carta d’identità del circuito

18_F1 2026 USA GP

La curva più dura

Dalle simulazioni effettuate la curva più dura del Circuit of the Americas per l’impianto frenante è la prima dopo il traguardo: le monoposto vi arrivano a 305 km/h e scendono a 93 km/h in 3,11 secondi durante i quali percorrono 144 metri. Lo sforzo richiesto ai piloti è di 4,3 g e il carico che esercitano sul pedale del freno è di 123 kg. La potenza frenante è invece di 1.760 kW.

40 metri in più

Rispetto al GP Usa 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 lo sforzo richiesto a piloti e freni è inferiore. Alla curva 12 un anno fa i piloti erano soggetti a 4,2 g di decelerazione ed esercitavano un carico di 130 kg sul pedale del freno, mentre quest’anno questi valori dovrebbero essere rispettivamente di 4 g e 110 kg. Si allungano anche gli spazi di frenata, da 126 metri a 166 metri, così come cresce il tempo di frenata, da 2,72 secondi a 3,42 secondi.

 

Ruote doppie, spazi ridotti

Al Circuit of the Americas gareggia anche la MotoGP ma l’utilizzo dell’impianto frenante Brembo che pur conta sui dischi in carbonio è totalmente differente: i piloti di moto usano i freni 9 volte al giro per complessivi 31 secondi, più del doppio delle monoposto. Complice l’impossibilità di scaricare tutta la potenza frenante a terra, avendo solo due ruote, le MotoGP hanno bisogno di molto più spazio e tempo: una cinquantina di metri e oltre 1,8 secondi in più rispetto alle Formula 1 per perdere 200 km/h.

Quell’incredibile zero

Nonostante le 56 edizioni disputate, il GP Usa non è mai stato vinto da un pilota italiano. Ci andò vicino nel 1989 Riccardo Patrese, giungendo 2° in una gara in cui solo i primi tre chiusero a pieni giri, pur essendosi qualificato con il 14° tempo. Kimi Antonelli quest’anno ha già vinto il GP Miami, diventando il primo italiano a vincere in F1 negli Usa con freni italiani perché Michele Alboreto si impose nel GP Caesars Palace 1982 e nel GP Detroit 1983 con la Tyrrell in un’epoca in cui Brembo forniva solo la Ferrari.

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