DI PAOLO CICCARONE FOTO SCUDERIA DEL PORTELLO

Con la scomparsa di Andrea de Adamich viene meno quella pattuglia di piloti anni 70 che hanno scritto pagine di storia dell’automobilismo italiano. Nato a Trieste nel 1941, gli inizi con le corse in salita, poi il passaggio alle sport e via di questo passo fino a raggiungere la F.1, che all’epoca era riservata a piloti con curriculum ed esperienza, mica come oggi che anche senza patente sono già buttati nella mischia. Descrivere de Adamich non è semplice perché era poliedrico.
LE DUE SETTIMANE AL MOTORSHOW
Lo posso garantire per aver lavorato con lui ad alcuni eventi e manifestazioni, vedi Motorshow di Bologna nel 1999, dove per due settimane di fila dovetti ripetere quattro volte ogni ora, a volte cinque nei festivi, un copione studiato a tavolino e che doveva essere assolutamente identico. Dopo due settimane di fila, c’era da farsi venire l’esaurimento. Ma Andrea apprezzò la professionalità e ci furono altre occasioni, specialmente quando era ospite nella rubrica su Radio Monte Carlo.
PILOTA GIORNALISTA MANAGER

Pilota, giornalista, manager, ma soprattutto imprenditore della sicurezza stradale. Descrivere Andrea de Adamich, (la d minuscola come si conviene alla nobiltà) scomparso il 5 novembre all’età di 84 anni, non è facile, perché la personalità poliedrica, le capacità manageriali, la visione portata nel mondo dell’automobilismo sono esempi unici se non rari di come da una passione, le corse in auto, si possa fare qualcosa di importante per la comunità. E de Adamich, a partire dal 1990, aveva eletto Parma, anzi Varano de Melegari, come sua patria adottiva da cui far partire quel progetto di Scuola Internazionale di Guida Sicura in cui, tramite istruttori professionisti, in collaborazione con grandi Case auto, da Alfa Romeo e Maserati a Ferrari, formare gli automobilisti del domani. Inculcando i principi della sicurezza stradale e sul come evitare incidenti, come salvarsi la vita al volante delle vetture.
SILVERSTONE 73 DIEDE LO STOP IN F.1

Il tutto reduce dall’esperienza maturata sulle piste del mondiale, culminate in quel drammatico incidente a Silverstone, al primo giro del GP d’Inghilterra del 1973, in cui venne coinvolto in una ammucchiata selvaggia alla prima curva per colpa di Jody Scheckter, futuro campione del mondo con la Ferrari. Da lì carriera finita in F.1, dove conta 36 presenze con Ferrari, McLaren, March, Surtees e Brabham col miglior piazzamento proprio in quel 1973 con la Brabham, a Montecarlo, prima del grave incidente dove per le gravi fratture alle gambe dovette dire addio proprio nella sua miglior stagione, anche se poi non sono mancati i successi e i mondiali con Alfa Romeo nelle sport prototipo con le Alfa 33.
IN TV A COMMENTARE LA F.1

Nel contempo, prendeva sempre più piede l’avvio di una carriera nel mondo della TV a partire dal 1990 sulle reti Fininvest, come telecronista informato dei fatti, ovvero la prima figura di Talent come venivano chiamati i non giornalisti specializzati. Conosceva benissimo l’ambiente, ma che col suo tono calmo, flemmatico, mai sopra le righe, riusciva a spiegare all’appassionato e a chi si avvicinava per la prima volta a quel mondo, i segreti, a capire i perché di quanto accadeva sotto gli occhi delle telecamere. La sua seconda vita, da giornalista, forse più importante e soddisfacente della prima, da pilota.

Ai microfoni delle TV Fininvest, ha commentato per anni la F.1 insieme a Guido Schittone con Claudia Peroni inviata dai box e tutto lo staff dei ragazzi cresciuti in Mediaset (come si chiama oggi, da Stefano Gatti a Luca Budel, per citarne un paio) e poi dallo studio la MotoGP, dimostrando sempre competenza e conoscenza. Perché Andrea non improvvisava, non vantava le conoscenze maturate in prima persona, ma studiava. Si preparava, analizzava a fondo tutto. La sua visione della sicurezza stradale, frutto delle sue esperienze in pista, ha salvato molte vite perché i corsi di guida di Varano erano il modo migliore per capire che la strada è altra cosa, dove l’errore spesso non è banale ma definitivo.
INVENTO’ LA TRAIETTORIA ESTERNA IN PARABOLICA
Su questo Andrea de Adamich, inventore tra l’altro della traiettoria esterna alla Parabolica, oggi Alboreto, del circuito di Monza. Fu il primo a capire che la parte esterna della pista era la migliore su asfalto umido o bagnato. Dopo di che anche altri lo imitarono, ma lui non ebbe mai il privilegio di vederselo riconosciuto pubblicamente. Era uno degli argomenti del paddock delle categorie minori, la traiettoria alla de Adamich, tanto per capirci. Lascia la moglie Sofia, sposata nel 2010, e tre figli, fra cui spicca Gordon, pilota, giornalista, commentatore TV. Qualcosa della sua eredità sportiva e manageriale che resterà per sempre.






