COME SARA’ LA FORMULA E ITALIANA?

di MARCO FERRERO

 

Da qualche tempo la voce della prossima presenza di un team italiano in Formula E si sta facendo sempre più consistente e trova attorno a se sempre più interesse e curiosità; per cercare di comprendere cosa ci sia oltre ai “rumors”, e poiché una delle regole del buon giornalismo è quella di verificare l’attendibilità e la veridicità delle notizie, abbiamo contattato Gianfranco Pizzuto, il nome dietro al quale ruota questa iniziativa, per avere dei chiarimenti e per quanto possibile delle anticipazioni, ed il diretto interessato ci ha con grande cortesia e disponibilità concesso di condividere, nei limiti di quanto divulgabile, quanto ci sia dietro al progetto.

D: Una domanda che farebbero tutti gli italiani ed appassionati: il progetto è “reale” e nel 2021 – 2022 (che è più vicino di quanto si pensi) avremo un team italiano in Formula E? La deadline è confermata?

R: Come sai ci sono limiti a 12 team per poter partecipare e al momento non ci sono posti liberi (ndr – forse è questa la ragione per cui Agag si era espresso in termini dubitativi sul progetto), io ho contattato Alejandro Agag perché c’erano dei rumors stante i quali con la GEN 3 si sarebbe potuto allargare il parco partecipanti a 14 team, per cui il mio obbiettivo iniziale era quello di lavorare sulla GEN 3 avendo così il tempo di pensare allo sviluppo. Agag mi ha confermato che i team rimarranno 12 e che per entrare dovrei acquisire uno degli attuali team; grazie al mio network di conoscenze, ed anche allo stesso Agag, ho chiesto degli incontri, ovviamente in teleconferenza in questo periodo, e sto parlando con dei team, uno sembra che voglia cedere, mentre altri due stanno cercando delle partnership, soprattutto dal punto di vista finanziario. Dato che la mia attività non vuole essere quella di una banca o di un fondo di investimento ma a me piace “fare”, a me interessa il team per sviluppare le nostre tecnologie, in particolare con il mio partner Imecar in Turchia con cui lavoro da anni ed abbiamo insieme sviluppato dei power train per il Gruppo Fiat ed abbiamo lavorato su altri progetti. Mi sono concentrato su questa serie in quanto ciò che non è elettrico non mi interessa e sono convinto che questa sia la via per il futuro, tant’è che la Jaguar Italia mi ha nominato loro brand ambassador per due anni. Il progetto elettrico non è per me nato ieri ma è dal 2007 che me lo porto dentro di me, prima come costruttore poi come trasformatore, per cui ilo passaggio alla Formula E è stato quasi naturale. Il business non è il racing di per se, ci spendi dei soldi, per fare una stagione ci vogliono per un team di due vetture una quindicina si milioni di Euro, il business che vogliamo creare è lo sviluppo, a costi accessibili a tutti, di power train elettrici anche a favore di quei gruppi che hanno un ritardo pauroso e che, causa lentezza, burocrazia, scelte politiche ed altro non potrebbero sviluppare se non a costi esorbitanti.

D: Come i vertici della Formula E hanno “accolto” la vostra iniziativa? Quali partner sono ad oggi coinvolti?

R: Agag è stato gentilissimo, io gli avevo scritto una mail dicendogli cosa volevo fare chiedendogli la disponibilità a sentirci per approfondire il discorso; lui mi ha indicato un paio di nomi con cui sapeva ci potesse essere la possibilità di collaborare, ribadendomi che per poter entrare avrei dovuto rilevare uno degli attuali team, un po’ come un paio di anni fa fece la Mercedes (ndr – con la HWA). Noi non siamo un grosso costruttore anche se vogliamo farci da noi il power train, tra l’altro è di poco fa la notizia che abbiamo una nuova collaborazione con una start up turca, noi abbiamo una forte valenza turca, per una supercar turca che si vorrebbe presentare al Salone di Ginevra del 2021. Al momento ho una sede in Austria a Salisburgo ma ho deciso di rilocare la società in Italia nella motor valley nella zona di Modena anche perché lì ci sono tutte le aziende che collaborano con noi. Un partner è a Francoforte, io con l’azienda sono a Salisburgo e l’altro mio socio con la Imecar è a Antalya in Turchia, dobbiamo avere un centro comune per tutti, le altre sedi che ti go citato per vari motivi non sono adatte, per poter sfruttare al massimo le sinergie è necessario avere una sede unica e comune. Gli altri partner sono d’accordo per cui la faremo lì.

D: Parlando in termini tecnici, al momento in cui si riesca ad entrare nella serie la via scelta per lo sviluppo sarebbe quella di Porsche (sviluppo autonomo) o quella di Mercedes (che ha “ereditato” HWA) o di Envision (piattaforma Audi)?

R: Quella della Mercedes, innanzitutto perché sarebbe più lungo in termini di tempo, e di tempo non ne abbiamo per partire con un nuovo progetto, che se mai potremmo valutare per le vetture di GEN 3, laddove si partirebbe tutti allo stesso livello, la GEN 3 sarà uguale per tutti, e dato che ci saremmo “fatti le ossa” con la versione precedente, con un po’ di esperienza e le nostre idee potremmo pensarci. In secondo luogo per i costi, ad oggi tropo elevati per partire da zero, non abbiamo le disponibilità di colossi come Porche, Audi e BMW. Spero poi che ci sarà un “investment cap”, un tetto a quanto possibile investire, per cui anche noi piccoli potremmo avere una chance, sopperendo alle disponibilità finanziarie con l’inventiva, con l’intuito, con qualche idea innovativa, e solo in quel caso i pro ed i contro potrebbero avere possibilità di bilanciarsi. Credo sia interesse della Formula E stessa mantenere un livello di competitività equilibrato, altrimenti si finirebbe come la Formula 1 dove sono sempre solo 2/3 team a giocarsi la vittoria. Il bello della Formula E sta nel fatto che tra il primo e l’ultimo c’è, quando c’è, un secondo, e questo non può che far bene alla serie. Poi c’è il fatto che, trattandosi di circuiti cittadini, non si corre sul circuito di qualcuno, qui si lavora moltissimo sui simulatori.

D: Quali sarebbero gli obbiettivi che ci si è posto di raggiungere, non solo in termini di risultati?

R: Come ti dicevo prima, sotto l’aspetto del business il nostro obbiettivo è quello di proporre la nostra capacità di sviluppare progetti in ambito elettrico a costi che, a fronte di quanto le aziende potrebbero fare internamente, sarebbero decisamente più convenienti, mentre in ambito sportivo il nostro obbiettivo è quello di fare almeno tre stagioni; il mio investitore, che è un fondo di investimento svizzero, lega la sua presenza a una partecipazione nelle aziende che andremo a instaurare nella motor valley, il finanziatore a fronte del suo intervento chiede una parte delle società, ci sarà anche il team di Formula E, ma non ci aspettiamo che questo possa produrre delle attività; se gli sponsor, con alcuni dei quali sono in contatto, ci forniranno una quindicina di milioni, li andremo a spendere, quindi la Formula E non potrebbe essere un business model. Il business model è quello di creare tecnologie e venderle, il mio è un progetto industriale, venderle come prodotto, come progetto, o vendere tutto il power train, oppure dare la possibilità di inserire l’elettrico in contesti che non sono nati per l’elettrico. Per farsi conoscere quale migliore veicolo della Formula E? Vorrei inoltre poter avere un team di assoluto valore; sono in contatto con ingegneri che al momento operano in altri ambiti e che potrebbero far fare al team un upgrade non indifferente sotto l’aspetto tecnico ed organizzativo.
Agonisticamente parlando, penso che con un duro lavoro, con impegno massimo e, magari, anche un po’ di fortuna, perché anche quella è necessaria, il nostro obbiettivo è quello porci nella metà della classifica, per capirsi, posizionarsi al livello del team Jaguar, questo per me sarebbe il massimo, una metà classifica sarebbe già più che dignitosa. A livello di risultati in pista, ottenere almeno un podio nel primo anno di gare?… ci metterei subito la firma! Ti posso garantire che sin da subito saremo col coltello tra i denti per cercare di essere in alto!

D: Dato che le strategie si preparano in un medio termine, in tema di piloti: senza entrare nel merito di nomi, quali sarebbero i profili dei piloti per il progetto?

R: Assolutamente si, abbiamo già una strada abbastanza definita, uno è un pilota italiano, ed uno è turco, giustamente, anche perché ho un partner turco e la Turchia è un mercato che ha delle potenzialità di assoluto livello. In linea di principio abbiamo individuato un giovane talento turco, un ragazzo di 19-20 anni, molto promettente, e che i miei partner turchi individuano come focus strategico per “infiammare” la Turchia. L’altro sarebbe un “veterano” italiano, sui 35 anni, che correva per la NIO all’inizio (ndr – direi Luca Filippi) che si è proposto per aiutarci nello sviluppo , poi abbiamo contatti con un altro pilota relativamente giovane, sempre italiano, con trascorsi in GP2 ed in Formula 3, ma che non ha mai corso in Formula E. Quel che vogliamo fare non appena sarà possibile spostarsi è prendere a noleggio dalla Formula E Holding un paio di vetture di GEN 1, portarle sul circuito di Adria e far girare i piloti, oppure ad Imola, anche se preferirei Adria per questioni logistiche, per fare una selezione di piloti, al momento ho una mezza dozzina di candidati che vorrei valutare, vorrei fare una sessione di prove di 2/3 giorni con piloti italiani, anche per evitare questioni di quarantene od altro in questo periodo di emergenza sanitaria. Sto attendendo un’offerta per il noleggio con un paio di tecnici di supporto

D: Si può ipotizzare un team principal italiano per un team italiano? Un nome come quello di Emanuele Pirro, che avrebbe In fondo tutti i requisiti utili, grande ex pilota, esperto, stratega, conoscenza degli ambienti, ecc., potrebbe essere una possibilità?

R: Certamente, per la verità ci stavamo pensando e ci stavamo muovendo in tal verso… Emanuele Pirro? Lo conosco benissimo, già dieci anni fa avevamo dei contatti. Sono d’accordo con te, di sicuro sarebbe uno dei profili migliori. Ho grande stima di Emanuele, il problema (ride) sarebbe di vedere quanto mi chiederebbe… se ce la facessi col budget… di sicuro sarebbe una persona di una competenza estrema. Anche se una pianificazione è necessaria, per adesso non mettiamo il carro davanti al bue, coma prima cosa prendiamo il team…

D: Quale squadra avete come punto di riferimento da seguire? A chi vi ispirate come organizzazione, come modo di lavorare?

R: Sono rimasto impressionato da DS Techeetah, sono fortissimi, è una squadra formidabile con due piloti eccezionali, sono un team internazionale, con un’efficienza, una professionalità, il giusto mix tra ottimi piloti, macchina preparata benissimo ed un team organizzato al top, ma mi piace anche la Venturi, che è più vicina a noi, sia come filosofia che come struttura; mentre dietro DS c’è un grandissimo costruttore, dietro Venturi c’è un grandissimo appassionato che è Gildo Pastor

Al termine di questa chiacchierata non possiamo che ringraziare Gianfranco Pizzuto per quanto ci ha con grande disponibilità esposto, con l’augurio a lui ed a tutto il team che il progetto possa portare i nostri colori anche in questo ambito a risultati sportivi di eccellenza.

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